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15/04/2021
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Omnibus Roma

Viaggiare
 

LANTERNA MAGICA BOZZETTI UMORISTICI
G. PETRAI 1883
OMNIBUS a ROMA

La mia smania – quando non ho fretta - è di andare in omnibus. Io sono un uomo di gusti semplici; sembro un astratto, un melenso, poiché cammino sempre col naso per aria, ma sono un filosofo, ed un minuto osservatore... e crepi la modestia. L'omnibus offre un campo di osservazioni svariate. Ecco perché mi piace di andare in omnibus. E a volte mi faccio scarrozzare per delle mezze giornate. I poeti guardano il mare, il cielo azzurro, il sole, la luna e le altre stelle, e viaggiano sempre tra le nuvole. Ma un cronista di giornale, un pittore di costumi popolari, un caricaturista — gente più positiva e la cui cerchia d'ispirazione non oltrepassa i limiti del verosimile - possono a lor volta trovare in un omnibus materia di studio inesauribile, e una folla di modelli originalissimi per le loro macchiette.

 
 
 

Si comincia dal conduttore e dal cocchiere; due tipi stupendi. Qual differenza fra il cocchiere di fiacre e il cocchiere di omnibus! Appartengono essi alla stessa famiglia? No. Altrettanto il primo è furbo, irritabile, spesso insolente — altrettanto calmo, prudente, quasi melanconico è l'altro. L'abitudine di fare tutti i giorni, da anni e anni, la stessa strada, con gli stessi cavalli, senza aver mai; direttamente che fare col viaggiatore, senza scambiare con esso una parola, lo ha reso a poco a poco un automa. La funicella attaccata al suo sedile, e per la quale il conduttore lo tira per farlo fermare o ripartire, giustifica in certo modo la comparazione. Guardatelo lassù, per aria, in cima al suo alto piedistallo, immobile, taciturno, raccolto sotto il vasto ombrello di tela incerata, su cui imperversa la neve o la pioggia, o batte inesorata la sferza del sole! Egli ha più dell'automedonte classico, che dell'auriga volgare. La sua, in sostanza, è una posizione elevata.

A primo aspetto l'esistenza del conduttore, condannato a star ritto tutto il giorno in mezzo metro di spazio che gli balla sotto i piedi, o a sedersi su di un predellino largo quanto il palmo della mano, sembra più penosa di quella del cocchiere. Ma il conduttore ha le sue distrazioni; egli è in comunicazione coi propri simili non conduttori, ma condotti; può barattare con loro qualche parola, dar di braccio alla signora che monta o che discende; può rimediare qualche incerto, sotto forma di mezzo sigaro, o di un paio di soldi di buona mano. Egli in somma non è isolato come il cocchiere. Quel pover’uomo lassù, non può, nella sua altissima situazione, discendere a raccogliere una mancia, o avere uno di quei piccoli profitti che sono la modesta risorsa dei cocchieri di fiacre. Non faccio per vantarmi, ma io ho viaggiato molto... in omnibus.

 
 
 

Tutti i conduttori di Roma mi conoscono, e ognuno di essi è una varietà della specie. La disciplina severa a cui li tiene soggetti l'amministrazione, rende i più rozzi e inflessibili, premurosi e cortesi col viaggiatore. Ma, in massima, sono tutti buoni diavoli. V'è il conduttore taciturno, quello che vi fa dello spirito sui nomi delle strade che si percorrono o attraversano, quello che vi strizza l'occhio quando sale il controllore, o vi fa un gesto d'intelligenza in vario senso, se entra una bella donnina, un prete od un paino. Altri, infine, se vi ci mettete a chiacchierare, e se date loro un po' di spago, si aprono in confidenze agrodolci sull' amministrazione, e magari vi mettono al giorno delle cosucce loro.

Gli omnibus hanno i loro habitué: l'impiegato, la modistina, il commesso, che, a quella data ora vanno all'ufficio, al magazzino, al banco e a quella data ora ne ritornano – e la loro popolazione fluttuante. A seconda dell'ora e dei quartieri che la vettura attraversa, i viaggiatori si alternano, si mescolano, si rinnovano, Dal punto di partenza al luogo d'arrivo, se percorrete tutta intera la linea, vedrete modificarsi progressivamente la vostra compagnia. Un momento rimanete solo; dopo cinque minuti, ecco che l'omnibus è pieno da capo; ora vi predomina l'elemento operaio, ora la tuba, ora il nicchio; una monaca è seduta accanto ad un bersagliere, un signore incrocia le gambe con un facchino; un prete legge il Breviario un forestiero esamina la sua Guida, una signora si calza i guanti gris - perle, una balia tiene al petto il bambino. E il soprabito è a contatto con la giacchetta, e il vestito di stoffa con la sottana di mussolina.

 
 

L'interno di un omnibus è un microcosmo, dove consiglierei volentieri ai moralisti di andare a studiare, per mezzo di un curioso ravvicinamento, tutte le varietà dei temperamenti e dei caratteri. L'egoista, il comodone, il ciarlone, lo sgarbato, si palesano subito in quella mezz'ora di breve tragitto. L 'egoista, senza darsi pensiero dei vicini, né delle vicine, alza o abbassa i cristalli; il comodone si appoggia a destra o sinistra, si agita, vi dà delle gomitate, distende le gambe, non si ferma finché non ha trovata la posizione che piace a lui; lo sgarbato vi lascia stare un quarto d'ora col braccio teso, ma non si dà la premura, s'egli è più prossimo al conduttore, di passargli i vostri tre soldi o di restituirvi il resto; il ciarlone acchiappa a volo tutte le circostanze, ogni minimo incidente, per intavolare conversazione col vicino; il quale, se è un ciarlone anche lui, fanno subito il paio, se è un taciturno, risponde invece con un grugnito inarticolato, oppure figura di non aver capito. É il sistema che tengo anch'io.

 
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