Droscki - tradizioneattacchi.eu

10/12/2018
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Droscki

Le carrozze

Dalle pagine di alcuni scritti dell’epoca riportiamo alcune interessanti descrizioni che ci illustrano un particolare mezzo di trasporto della Russia Imperiale degli Zar.

Drocki - Droschki - Droscki - Drojeka

Palazzo imperiale russo “EKATERINOFF”- 1846

Checché sia di ciò, gli è al primo maggio ch’ha luogo il gran corso dei Peterburghesi. Cangiano allora tutt’in una volta d’aspetto, i costumi, le livree, gli equipaggi. Il nobile ha lasciato la sua lunga pelliccia, le fini e leggere fodere, il povero mougik (servo russo) il suo breve touloup (giaccone) di pelle di montone. L’uno ha vestito il soprabito, il frac, i calzoni, il cappello nero, mode che formano oggidì l’abbigliamento senza grazia di tutte le classi agiate d’Europa, da Liverpool a Pesth, da Cadice a Pietroburgo. L’altro fu tanto accorto da conservare la mitra, il caftan, e le larghe brache che compongono l’antico vestito nazionale, ricco, elegante, pittorico, com’è, in senso opposto, il majo andaluso: tutti e due assai acconci al clima ed agli usi del paese.

Quanto agli equipaggi non vedi più di quelle leggiere slitte cui sono aggiogati gli ammirabili cavalli russi da carrozza: allo squagliarsi delle nevi, quei traini si cambiano in Drocki, equipaggio d’estate singolarissimo nella costruzione. Fra le ruote bassissime e leggiere, si stende pel lungo un banco pieno di borra, coperto di cuoio e munito di predelle. Vi si siede sopra a cavallo come in sella, e i piedi riposano a destra e a sinistra in una specie di staffa. Non hanno però spalliere che sostengano le reni e la testa, di maniera che per resistere ai frequenti sobbalzamenti delle strade mal lastricate, bisogna essere un po’ cavallerizzi. Il drocki è una scuola preparatoria d’equitazione. Trascinato da un solo cavallo tiene luogo dei Tilbury e dei carrozzini degli eleganti e degli uomini d’affare.



Viaggio nella Russia meridionale - 1841

Il vero Droschki russo sembra mezzo cavallo e metà vettura, immaginatevi una panchina stretta, coperta da un cuscino, sollevata su quattro ruote e sospesa su molle. Sedendo a cavalcioni di questa panca, una gamba di quà, una gamba di là, appoggiati a una tavola imbottita, e i piedi appoggiati su ciascun lato sul piccolo scalino protetto dal fango da una specie di baluardo in pelle semicircolare, il cocchiere, appollaiato all'altra estremità, gira le spalle al suo padrone. Va da sé che le donne, nei rarissimi casi in cui sono ridotte a usare questo veicolo primitivo, salgono in Droscki come montano a cavallo, cioè sedute con le gambe su un lato.

Due cavalli con criniere morbide e lucenti furono attaccati al Droscki del principe: uno, nero e robusto, trottatore della razza di Orloff, dentro alle stanghe sormontata da un arco di legno di betulla a cui si attaccano le briglie; l'altro, più leggero, con una folta criniera e una coda molto lunga, uscito dagli Haras di Kurakin; agganciato a sinistra a una croce di legno, con la testa crudelmente tenuta in una curvatura forzata, galoppò a tutta velocità per rimanere all'altezza del trottatore. Il cocchiere, con la barba lunga, nera come carbone, indossava un ampio caftano blu pallido, stretto in vita da una cintura di seta arancione chiusa da un filo d'argento.

Gli equipaggi poi consistono per lo più, come da noi, in calessi, Landò e Berline. D’ordinario son tratti da quattro cavalli, divisi in due attiragli, il primo condotto dal cocchiere grave e barbuto che occupa il cassetto, il secondo da un giovane groom, postiglione imberbe che montato su una sella orientale sul cavallo di destra, con voce argentina e fanciullesca grida ai passeggeri che sgombrino. Ma quest’equipaggio di quattro cavalli non è soltanto il privilegio della ricchezza in Russia: bisogna possedere una certa carica nello Stato o come dicesi in quel linguaggio Schine, nella gerarchia generale degli impiegati. Per farsi trascinare da una quadriga, è d’uopo appartenere almeno alla settima classe, ed essere consigliere di corte.
Nell'immagine equipaggio del Conte Potoki - La Daumont

Il manoscritto di Grisier – 1863

Le carrozze a Pietroburgo prendono il nome secondo le forme, di droschki, di kibick di briska e di calessi, e per le vie si scontrano e si traversano con velocità impossibile a potersi narrare. Non mi ero preso cura di cercare una vettura, poiché per quanto poco avessi girato per Pietroburgo, ad ogni via-croce vi erano fermati una quantità di Kibisck e di Droscki, non altrimenti che fra noi le carrozze da nolo. Di fatti, non appena ebbi traversata la piazza dell’Ammiragliato, che ad un piccolo segnale che feci, mi vidi circondato di Ivoschiks (vetturini), i quali mi si offrivano ciascuno per un prezzo minore. E poiché non v’ha tariffa per le vetture, mi appigliai a colui che mi si professe al maggior mercato; e convenuto il prezzo di cinque rubli, per un droscki, durante la giornata feci prender la via che mena al palazzo di Tauride.


Cotesti Ivoschik, ossia i cocchieri, generalmente son servi, che mediante un quasi censo che pagano ai loro padroni, e che chiamano abrock, hanno licenza di venire per conto loro in città, e così lucrarsi alquanti denari. Le carrozze poi, di cui favelliamo, sono formate a modo di slitte a quattro ruote il cui sedile è messo di lungo e non di traverso, e perciò invece di stare seduto, come è usanza presso di noi, è mestieri porsi a cavalcioni, non altrimenti che i fanciulli su i loro cavalli di legno. Questa specie di macchina è legata ad un cavallo, non meno selvaggio del suo padrone, il quale, al par di lui, ha abbandonato i pascoli nativi, per venir infelicemente a misurare le strade di Pietroburgo.

L’Ivoschik nutre per il suo cavallo un’affezione come d’un padre, ed anzi che sferzarlo, come barbaramente adoprano i nostri cocchieri, gli favella assai più frequentemente che il mulattiere spagnuolo alla sua mula capitana. Lo sventurato animale quasi tocco da quelle adulazioni, e confidente nelle promesse, tira innanzi gagliardamente la corsa senza sostar d’un istante, eccettuato quel poco di tempo in cui è condotto innanzi qualcuna delle mangiatoie, che si trovan per via, per riprender lena. Ecco in siffatta guisa descritto il droscki ed il suo cavallo.

Il Raccoglitore; archivi di viaggi di DAVIDE BERTOLOTTI – MILANO 1819
PIETROBURGO, settembre 1805

Non ho mai veduto alcuna città fabbricata così regolarmente come questa. Il presente imperadore ha a cuore, quanto Pietro il Grande, l’abbellimento della sua capitale, e non trascura cosa alcuna di ciò che può contribuirvi. Fra i perfezionamenti che nascono ogni giorno dalle sue cure, sono da notarsi i marciapiedi formati con sassi piani nelle principali contrade, i quali riescono di gran soccorso ai pedoni, che senza ciò correrebbero rischio d’esser stramazzati dalle carrozze, poiché i cavalli vanno quasi sempre al galoppo.
Non si ha tanta cura, come fra noi, delle carrozze e dei fornimenti, poiché questi ultimi non si ungono mai, e pare che il cocchiere non abbia altro impegno che quello di guidare i cavalli. Tutti i nobili ed i ricchi ne hanno quattro alla loro carrozza, il postiglione monta il cavallo che sta alla diritta, cosa contraria all’uso di tutti gli altri paesi da me veduti,
e suo principale uffizio è di cacciar fuori senza posa, e con quanto fiato che ha in corpo una certa parolaccia russa che significa; guarda, guarda! E’ certamente una precauzione e ben necessaria alla salvezza delle genti a piedi, in mezzo a un gran numero di calessi che s’incrocicchiano continuamente a gran galoppo.
I fornimenti de’ cavalli sono sopraccaricati di cuoio, e coprono l’animale quasi a foggia di una rete guernita di fibbie, di mezze lune, di piastre e di bottoni distribuiti con gusto; la copertina è all’orientale e risalta grandemente. Lasciano crescere loro lunghissima la coda e le chiome, che intrecciano e ripiegano con grazia. I cavalli sono bellissimi, e somigliano a quei di Persia: i loro movimenti sono estremamente veloci, ed hanno così selvatica apparenza, che sembrano educati dalla sola natura.
Non si conoscono punto i Fiacre, ma per correre la città si noleggia una specie di calesse denominato “Drojeka”, che ha una struttura che apparisce ridicola, allorchè si vede per la prima volta. La cosa a cui più somigli, è un enorme cavalletta attaccata ai pié di dietro d’un cavallo sfrenato. Questa macchina ha quattro ruote basse, e quattro ali di cuojo che s’incurvano sui lati in modo da potervi appoggiare i piedi e difendere dal fango. La specie di sella su cui si pone a sedere è coperta di cuscini, e posa su molle. Vi si mette come a cavallo, e allorchè uno non è avvezzo ad un tal movimento, vi si mantiene in equilibrio attaccandosi alla fascia del conduttore che trovasi seduto davanti. Non è molto facile tenervisi, non dico già con grazia, ma alquanto saldo. Noi altri Inglesi andiamo barcolando come un villano che balla sur un banco, mentre i Russi hanno l’aria di tenervisi con molta naturalezza.
La rapidità con cui queste macchine si trasportano da un capo all’altro della città e inconcepibile; per uno scellino si fanno tre miglia. Quasi tutti i mercanti se ne servono, ma i ricchi hanno le loro carrozze, giacchè quella è certamente molto incomoda perché lascia esposti alla pioggia, al fango ed alla polvere seconda le stagioni. Il condottiere porta alla spalla una piastra, su cui è scolpito il numero della sua Drojeka e il quartiere a cui appartiene, affinche si sappia ove trovarlo in caso che si abbia motivo di lagnanza.


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