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22/09/2018
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Le scuderie

Quirinale

Le Scuderie da tiro del Quirinale
al tempo di Umberto I
                                                                                                                        Marco Lattanzi               

Con l’avvento di Umberto I al trono del Regno progressivamente si modificarono l’organizzazione e la gestione delle Scuderie da tiro al Quirinale. Il nuovo re confermò come suo Grande Scudiere il conte Federico Frichignono di Castellengo che aveva ricoperto questa carica fin dal lontano 1857 e che aveva organizzato e diretto le nuove scuderie quirinalizie volute fortemente da Vittorio Emanuele II. Fra i molti compiti assegnati al Grande Scudiere vi era il provvedere “al mantenimento e alla vendita dei cavalli, non che all’acquisto, alla riparazione ed alla vendita delle vetture, de’ finimenti e degli oggetti di selleria” nonché “in occasione di funzioni di gala o di viaggi, l’ordine delle carrozze e di fissare ai Personaggi che ci accompagnano i posti che loro competono rispettivamente”. Il conte impostò la politica degli acquisti di nuovi e moderni legni per il Re dell’Italia unita secondo un principio di scelta delle manifatture di carrozzieri nelle singole città dove erano presenti le principali scuderie sabaude: a Torino si rivolge alla Ditta Panigone e alla succursale torinese di Cesare Sala, a Milano e a Monza ancora al Sala, a Firenze a Passaglia e a Canovai, infine, a Napoli alla ditta Polito.

Con l’avvento di Roma capitale il Conte di Castellengo impostò l’intero sistema degli acquisti dei carri in modo centralizzato distribuendo le carrozze nelle diverse sedi secondo criteri di opportunità in relazione ai servizi da svolgere; così le nuove scuderie di Roma ottenerono, dopo il 1875, il numero maggiore di carri, ma anche le sedi di Firenze e Monza ricevono assegnazioni di nuove vetture. Fra le manifatture romane il conte predilige i Fratelli Casalini – già fornitori del pontefice -  e Carlo Ferretti.
Dopo quattro anni di regno di Umberto, al conte di Castellengo successe il conte Giovanni Visone, Grande Scudiere fino al 1889 e quindi il marchese Pier Francesco Corsini di Lajatico in carica fino alla morte del re.

Spettò al conte Visone aver abbandonato la politica del Castellengo in quanto con il suo avvento le scuderie di Roma diventarono il polo di attrazione principale per le nuove acquisizioni mentre le altre residenze, i cui patrimoni di carri furono a poco a poco dismessi, solo in rari casi videro a loro assegnati nuove forniture. Valga per tutti, come esempio, il caso di Firenze che dal 1882 al 1894 ricevette solo otto carri a fronte di Roma che solo nel 1885 ottenne undici legni. Inoltre gli anni che vanno dal 1885 al 1890 furono contrassegnati dalla progressiva dismissione delle carrozze commissionate da Vittorio Emanuele e la sostituzione con modelli più funzionali e aggiornati. Fra il 1885 e il 1886 la Real Casa acquistò più di quaranta carri trasformando interamente la dotazione reale con modelli nuovi e più moderni; inoltre le ditte selezionate come fornitori della Real casa divennero un numero assai limitato. Di fatto tutte le fabbriche di carrozze presenti ancora nelle commissioni di legni fra 1865 – 1878 scomparvero per far posto alle grandi manifatture Cesare Sala di Milano e Carlo Ferretti di Roma.

Fra il 1887 e il 1899 la Real Casa acquisì ulteriori 84 legni quasi interamente destinati a Roma tranne sedici carrozze che vengono inviate a Monza a testimoniare il legame che legava Umberto alla residenza monzese. Le tipologie di carri acquisiti presentavano delle differenze rispetto al regno di Vittorio Emanuele: le raffinate ed eleganti Caleche sparirono dal patrimonio di carri sabaudi sostituite dai mylord dei quali vengono comprati ben 28 esemplari a fronte dei soli otto presenti ai tempi del Conte di Castellengo: evidentemente il mylord, con gli spazi più ampi, specie se di grande formato, si prestava meglio alle uscite del re di gala e di  mezza gala. Negli antichi inventari sono ricordate come mylord anche i duc che sono identificati con la dizione “Mylord – Vittoria” oppure “Mylord per il Servizio da Posta” per quei legni che presentavano l’attacco alla “Daumont”. Anche gli esemplari dei break vengono completamente rinnovati con modelli più funzionali ed eleganti di Cesare Sala che, in alcuni casi, sono utilizzati con funzioni di  addestramento per i cavalli da tiro. I numerosi brougham presenti nella collezione di Vittorio Emanuele furono accantonati per essere rimpiazzati da nuovi modelli Sala e Ferretti, parte dei quali “ad uso personale di Sua Maestà”.

E’ comunque evidente che nel corso del regno di Umberto il corteo di gala del re per uscite non istituzionali si consolidò nel treno dei landau a tonneau e nei landau carré di piccolo formato. Il corteo dei landau fu utilizzato anche nella triste sfilata di nove carrozze che il 9 agosto del 1900 accompagnò la Regina Madre, la Regina, la famiglia reale e le dame di corte al Pantheon in occasione dei funerali di Umberto II, mentre il nuovo re, tutto il suo seguito e le più alte cariche degli stati convenute a Roma per i funerali, seguirono il feretro a piedi. E’ nel periodo umbertino, inoltre, che l’intero parco delle carrozze sabaude venne provvisto per la prima volta di una decorazione unitaria in modo che i legni fossero subito riconoscibili come “carrozze di corte” secondo la metodologia funzionale e decorativa adottata per le carrozze asburgiche espressamente realizzate per i servizi di corte in favore dei partecipanti al Congresso di Vienna del 1815.


Le due carrozze esposte mostrano in modo emblematico le nuove scelte di gusto relative alle carrozze attuate durante il regno di Umberto I. Il Duc della ditta Cesare Sala di Milano, registrato nell’Inventario delle carrozze, finimenti, selleria, morseria ed altro di proprietà particolare di Sua Maestà come “Milord–Vittoria” nel 1891,  è l’unico esemplare di Duc di gala ancora esistente nella collezione presidenziale. Il Duc è una carrozza aperta, a due posti, dotata di mantice in pelle e di un sedile a posto unico per i grooms situato nella parte posteriore. Derivato dall’originario George IV Phaeton e chiamato in Inghilterra Park Phaeton, il Duc è contraddistinto dal grande ventaglio collocato anteriormente per nascondere ai passeggeri la vista del posteriore dei cavalli. La versione di gala del legno viene condotta da due postiglioni che montano i due cavalli di sinistra con il tradizionale attacco alla “d’Aumont”. E’ questa la carrozza con la quale Vittorio Emanuele III riceve lo Zar Nicola II a Racconigi il 23 ottobre del 1909. Il carro viene acquisito dalla Ditta Taramella per L. 3.600 nel 1891 e assegnato alle Reali Scuderie di Milano.

La seconda carrozza esposta, il Clarence della Regina Madre, è di qualche anno precedente l’elegante carro di Cesare Sala: viene acquistato nel febbraio del 1886 dalla Ditta Carlo Ferretti di Roma e destinato alle Scuderie da tiro al Quirinale. Dall’inventario sabaudo risulta che il legno venne pagato una cifra maggiore del Duc: ben L. 4.500. Il Clarence è una carrozza che è simile al Brougham, ma la sua cassa è arrotondata nella parte inferiore in modo che essa può ospitare uno strapuntino. Forse precede come ideazione il Brougham e prende nome dal Duca di Clarence che divenne poi Re d'Inghilterra il 26 giugno 1830 con il nome di Guglielmo IV. La storia del carro ha però una vicenda particolare. Nell'ottobre del 1908, infatti, la carrozza venne destinato alla Casa della Regina Madre della quale reca le insegne sui lati della cassa. Da allora il legno fu di proprietà di Margherita che ne servì frequentemente – nonostante la sua passione per le più moderne autovetture – come si ricava da testimonianze fotografiche dell’epoca. La carrozza è contraddistinta dall'eleganza attardata della linea caratterizzata ancora dall'arcaica flèche e dalla presenza delle molle a 'C' che figurano insieme alle molle ellittiche.


Le livree di gala per cocchiere esposte furono realizzate dalla sartoria di Filippo Mattina di Roma in pieno periodo umbertino, nel 1886. L’abito veniva detto “gala vecchia” in quanto reca sei alamari argentati e veniva utilizzato per i servizi di alta rappresentanza fino al 1938 soprattutto nella versione “gala nuova” contraddistinta dalla presenza di sette alamari sulla marsina.
La livrea di gran gala con taglio a frac per postiglione è realizzata dalla sartoria Prandoni di Milano fra il 1893 e il 1897: i Duc reali erano guidati con questa divisa da postiglioni definiti “corrieri di posta”.

Bibliografia

Per la collezione delle carrozze della Presidenza della Repubblica si veda:
Carrozze libri e corredi di scuderia del Quirinale,  Roma Capitale 1870 – 1911, catalogo della mostra, Venezia, Marsilio Editori,  1983.
E.Carnelli - E.Coppola, Carrozze e livree, coordinamento di K. Aschengreen Piacenti, Roma - Milano, Editoriale Lavoro - Electa, 1992.
Le carrozze del Quirinale, a cura di L. Godart, Roma, Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, 2009.

Per l’uso e la funzione delle carrozze nelle corti italiane si veda Carrozze regali. Cortei di gala di papi, principi e re, catalogo della mostra Reggia di La Venaria Reale, settembre 2013 – giugno 2014, a cura di M. Lattanzi, A. Merlotti, F. Navarro, Milano, Silvana Editoriale, 2013.

Per la storia, le funzioni e le tipologie delle carrozze è fondamentale C. Gnecchi Ruscone, Carrozze. Tradizione  ed eleganza delle redini lunghe, Inzago (MI), Società Italiana Redini Lunghe, 2009.


 
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