Fieracavalli 16 - tradizioneattacchi.eu

22/09/2018
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Fieracavalli 16

Se ne parla

Quando le opere d’arte devono essere messe in mostra

La festa di Fieracavalli a Verona è stata oggettivamente un successo.  I dati forniti parlano di un crescendo in tutti i settori, si sono visti numerosi personaggi pubblici di rilievo che sono venuti a conoscere la realtà di Fieracavalli, aumentato il numero degli espositori e visitatori (?). La Fiera ha assunto una dimensione polivalente come ormai siamo abituati a vedere nel corso di queste ultime edizioni, aprendosi a settori complementari legati marginalmente al cavallo, ma si sa di questi tempi di recessione non si guarda molto per il sottile! Certamente la tecnologia avanza a passi da gigante, ma pensare che questi possano essere i cavalli del futuro ci fa inorridire. Potranno essere pratici e ecologici, ma non ci sarà mai quel rapporto di fiducia che unisce l'uomo al cavallo, fondendoli in un solo essere.

Eppure rimane sempre un lato positivo che ci coinvolge, ci intriga e ci convince che una capatina bisogna sempre farcela, fa parte della nostra vita, è nella nostra cultura di gente di cavalli. Aspettiamo per un anno questi giorni, stagione dopo stagione per arrivare all’autunno, quando il vento che soffia dall’est chiude con Fieracavalli la porta degli eventi equestri.  Ora, qualunque sarà il giudizio finale, parti per raggiungere quel punto d’incontro nel quale convergono molteplici realtà, tipologie differenti di stili, contrassegnate dai diversi paesi di origine dove si è sviluppato un determinato stile, dall’inglese classica alle monte da lavoro, tutto sempre imperniato su un elemento: il cavallo.

Per chi sta da sempre in quest’universo, è come intraprendere un viaggio verso un luogo sacro, che come tale dovrebbe essere preservato dalle impurità, ma allo stesso tempo parte con cuore la speranza di trovare la novità, quel pezzo mancante per arricchire il nostro ego personale, la nostra cultura, un oggetto o un particolare e chissà forse il cavallo dei nostri sogni. Sì perché alla fine Fieracavalli è il nostro sogno, è quel punto di arrivo che noi tutti teniamo nascosto nel profondo, quella speranza di poter riuscire per una volta ad essere partecipi con il proprio cavallo. Quel punto di orgoglio che alla fine è quello ci rimane; il ricordo.

Ricordi che si portano appresso miti e leggende, di amici che qui ai avuto il piacere di conoscere e che purtroppo ci hanno lasciato, da Loro ai appreso quei segreti che la gente di cavalli si tramanda a voce, come da padre in figlio, piccoli consigli sussurrati con riservatezza che ti hanno fatto capire il valore della loro esperienza sul campo. Ti guardi attorno nel mezzo a una marea di gente che ti scivola attorno, cerchi con lo sguardo di veder transitare i carri Genovesi, i traini Tirolesi con i loro cappelli piumati, i carretti Siciliani con i loro cangianti colori; ma non scorgi nulla di tutto questo, solo una folla alla ricerca di chissà ché, che vaga da un padiglione all’altro senza capirne il vero significato, che scatta immagini a raffica a strani personaggi che dell’universo cavallo an capito poco se non nulla.

Poi incontri gli amici di sempre, quelli del tuo mondo, quelli delle carrozze. Nell’aria senti una frenesia palpabile, quasi una sorta di eccitamento, è l’effetto Fiera, qui per quattro giorni è festa, dimentichi i problemi e vai. Dopo gli amici cerchi le carrozze, inizi la ricerca di quegli status symbol di un’altra epoca, le carrozze della collezione Giorgi che ben sappiamo sono qui conservate, vere opere d’arte di un’epoca dove veramente il cavallo era il centro focale. L’uomo e il cavallo, con lui si viveva una simbiosi inscindibile, era compagno di lavoro, di viaggio, era un amico fedele che accompagnava l’uomo nella sua vita. Una vita segnata da una data molto importante, 28 dicembre 1897, con cui l’Amministrazione di Verona approva ufficialmente l’istituzione di due fiere annuali dei cavalli della durata di tre giorni l’una, a partire dal secondo lunedì dei mesi di marzo e ottobre.

Una ricerca vana purtroppo, anche per questa edizione, problematiche di logistica, di tempi, di costi o forse la mancanza di buona volontà ne impedisce la visibilità. Peccato!  Una collezione che il mondo intero ci invidia oscurata alla vista degli appassionati nei giorni più importanti, giorni in cui la visibilità di questi legni sarebbe al massimo per attrarre i media. Un biglietto di presentazione unico nel suo genere, quale altra fiera di settore può vantare una simile collezione al suo interno? Nessuna! Per questo ci chiediamo: perché tenerla nascosta? Legni che rappresentano l’eccellenza dei maestri carrozzieri Italiani dell’800, un’eccellenza della quale dobbiamo avere il coraggio di vantarci, vantarci di un passato equestre che ha reso grande l’Italia nel mondo in un’epoca in cui il capitano di cavalleria Federico Caprilli rivoluzionava le vecchie nozioni di monta con quelle del "Sistema Naturale di Equitazione".

E’ con l’amaro in bocca che archiviamo questa edizione, ma la nostra speranza rimane sempre viva, anche se dovremo aspettare un altro anno nell’attesa che qualcosa cambi, che nell’animo di chi gestisce s’insinui quel “tarlo” che noi ben conosciamo e che distrugge i nostri amati legni, per una volta non per distruggere ma per innestare quella cultura del mondo delle carrozze d’epoca, a noi tanto caro. Come il vino racchiuso in queste botti aspetteremo che arrivi un “sommelier” che le stappi per distribuirne a pieni calici la cultura in esse contenuta.

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