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29/11/2020
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Sul modo di sedere

Stile di guida

Sul modo con cui dee
sedere il cocchiere


Sul modo con cui dee sedere il cocchiere e come dovrà agire coi cavalli in servizio sulla serpe. Salvatore Viliani 1828.
Un buon cocchiere dopo aver esaminato bene i cavalli già posti in assetto sotto il timone, con le guide in mano salirà sul cocchio, ove siederà sempre al suo posto collocandosi diritto per offrire il petto ai cavalli. Subito i suoi occhi si devono fissare sulla punta del timone a fine di potere bene dirigere la carrozza, osservando e schivando gli ostacoli del terreno onde rendere gradevole agli animali il cammino ed illeso conservare il legno. (E’ molto necessaria questa pratica del terreno). Contemporaneamente farà attenzione agli animali per rilevare minutamente alle orecchie il loro andamento, poiché essi sogliono preventivamente avvertire con movimento di orecchie delle loro intenzioni e delle loro prevenzioni (paure). Bensì, il cocchiere, dovrà sedere diritto e composto, ma naturale e senza tensione. Però con la testa elevata come vediamo nell’atteggiamento militare, come sempre raccomandava il fu Sig. Duca di Castrofilippo, uomo di rimarcabile gusto in questo genere.

I gomiti del cocchiere devono distaccarsi un poco dai fianchi. Le mani collocate ad altezza di quattro dita dalle gambe ed altrettanto di distanza dal petto conservando lo stesso spazio da una mano all’altra nel momento in cui non si prestano gli aiuti. La destra deve portarsi però un po' più avanti della sinistra per non andare la redine dritta indietro, perché dovendola poi lasciare all’aiuto che dovrà prestare la mano con la sferza, resterebbe in abbandono, e ciò sarebbe cagione di far variare i cavalli: le gambe siano ritirate in modo che i piedi cadano perpendicolari o anche poco più indietro delle ginocchia, che terrà riunite. Così soltanto si può dare punto di appoggio al cocchiere ed una forza di leva per sollevare il corpo; tutt’altro è affettazione (esibizione).

Il suo vestito deve sempre essere abbottonato ed il suo cappello posto diritto a piombo, la sua cravatta bianca, la sua calzatura sempre nera. E qui mi sia permessa una breve descrizione relativa a questo vestimento inferiore, si danno nell’inverno calzoni lunghi od assennati, si calzano stivali di pelle con rivolta a colore, oppure stivaletti di panno e talvolta anche calzoni corti con mezza stivaletta, in modo che si scorga un po' di calzetta che allora debba essere di seta, ma ai servitori non si dà mai lo stivale perché vanno in sala. Nell’estate si danno calzoni corti con calzette di cotone o seta. Tanto buon gusto relativo al regolamento della scuderia e della rimessa, l’eleganza della livrea per i cocchieri, come pure il ben guidare i cavalli è stato proprio del Signor Marchese di Spaccaforno a quanto possa rammentarmi per il passato.

La bacchetta si deve tenere più in sopra del centro dell’impugnatura, piuttosto bassa per trovarsi più pronta agli aiuti, e così non usare dei movimenti alterati al massimo, per il cavallo della sinistra e così anche con breve volgimento facilmente si arriva ad aiutare pure il cavallo di mano, avvertendo di sostenerla un po' indietro, acciò non lambisca la parte posteriore del cavallo se i cavalli sono ardenti; anzi, gli accorti, usano di riavvolgere indietro la corda o scuriada con torcitura nella sommità della bacchetta.

Non sarà lecito al cocchiere di voltarsi qualora anche la persona in cocchio gli parli, ammenochè non abbia fermato del tutto il cocchio, né può dare ascolto che lateralmente. Non deve fissare, dare o rendere il saluto ad alcuno quando è in servizio. Quando si fa alto e si è fermati, a mio credere anche il cocchiere potrebbe smettere un po' la rigida elevatezza e atteggiamento, posarsi sopra sé stesso riposandosi del servizio, come ai cavalli si accorda di rinfrescarsi. Se occorre di addrizzare il legno bisogna sempre manovrare in avanti per non dare la riscossa che è così incomoda a chi è dentro il legno. Sarebbe mostruoso il farsi lecito di fumare dovendosi finanche astenersi dal prender tabacco in servizio. Tuttocciò non è detto a caso, poiché con quell’attenzione e solerzia si può adempiere a tanti doveri anche inaspettati, ed adempiere e riparare tanti inconvenienti che possono nascere in tutto il servizio.

Passiamo al modo di attaccare i cavalli. Bisogna attaccarli con quella così detta facoltà che abbiamo sempre raccomandato, morsi leggeri, barbazzali a maglia, freni non alterati e catenette che non stringano troppo al timone i cavalli, affinchè essi si mantengano freschi, per quanto si può, durante tutto il servizio. Ora dovendo discorrere del modo onde far avanzare i cavalli, raccomandiamo di muovere un poco, scuotendo con dolcezza le guide, anche impiegando leggieri e quasi insensibili aiuti di lingua o bacchetta, affinchè i cavalli procedano dapprima lentamente; tantopiù che i cavalli ardenti sono sempre in aspettativa e prontissimi e talvolta anche in prevenzione per alterati aiuti in altra volta usati. Per cui il cocchiere dovrà usare la massima saggezza nel mandarli avanti in quel modo che pocanzi abbiamo indicato, per distruggere, frenando ogni possibile prevenzione e resistenza in contrario.

Gradatamente si riprenderà il trotto, la stessa regola si adotta nel doversi fermare badando sempre a fermare diritto il legno, e come abbiamo raccomandato addrizzarsi con movimenti in avanti. Anche volendo voltare nella fermata bisogna prima portarsi avanti per secondare l’istruzione del cavallo; la voltata si eseguirà con lentezza per riuscire favorevole e comoda ai cavalli, senza scosse inaspettate, raccogliendo gli animali con dolce pressione ed assestando grado grado quello di sinistra, aggiungendo l’aiuto di bocca di richiamo per calmarlo e sederlo alla braca. Però con cavalli rozzi o pigri, spesso fa bisogno di adoperare effettivamente la frusta per metterli in una certa attività. Ciò non legittima però taluni cocchieri i quali per mani aspre e cattive abusano della bacchetta e così vengono a rendere insensibili affatto i cavalli, sia nel corpo, sia nella bocca, come vediamo ridurre i cavalli dei calessieri con quelle loro guide mal tenute ed abbandonate.

Anzi, le mani del cocchiere debbono essere come vediamo in taluni, dolci e valenti in modo da far sentire in una maniera quasi impercettibile l’azione del morso, o rallentando o tirando, ma così facilmente che quasi non si avverte il movimento delle loro mani. Vero è che accade anche ad un buon cocchiere aver a che fare con cavalli duri e viziati da farlo sfigurare, ma egli sempre saprà trovare il mezzo di correggerli. E per parlare coi fatti mandando avanti un duro cavallo, dapprima bisogna usare aiuti moderati, ma tostocchè avrà dato il petto, si dovrà rinforzare bravamente gli aiuti per farlo stare in quel suo dovere. Accade frequentemente quando sono accoppiati due cavalli ardenti che uno di loro che più eccede, variando, viene a disturbare ed interrompere la riunione di entrambi. Allora viene a rimarcarsi la paziente diligenza di un buon cocchiere nel pervenire con gentili aiuti a ripristinare in quella armonia i suoi cavalli, rimettendoli a quel trotto obbediente benchè animato e conservandone la riunione ed armamento di accordo, che deve riuscire al cocchiere di non interrompere: e questo è ciò che più si pregia nell’arte da chi è dilettante e conosce. Questa riunione così preziosa e di completo effetto nei cavalli accoppiati, suole fra gli altri amatori che non voglio escludere, e sa rimarcare e valutare, il Sig. Baronello Bruca, come io posso per esperienza asserire dimorando al suo servizio di cocchiere in capo, per molti anni orsono, avendo da lui avuti bensì tutti gli aiuti, sia di gentilezza di animali sia di opportunità di ogni altro arnese: e ciò debbo asserire per semplice amore della verità.

Relativamente all’aiuto dei cavalli agili è bastevole un piccolo avvertimento di lingua o giocare la punta della frusta sulla loro groppa. Moderatamente si devono avvertire nella salita a fine di prestarsi di petto: nelle forti salite conviene aiutare ancora più il cavallo che erra. Ma più necessario si rende il conoscere se alcuno di essi rispetti gli aiuti. E’ ancora necessario l’aiutare gli animali nella discesa in cui per troppa attenzione o scoraggiamento si caricano doppiamente alla braca; indispensabile riesce di non tralasciare gli aiuti perché abbandonando le guide gli animali discorderebbero e finirebbero col mancare di valore. Il cavallo più inesperto ha di bisogno gli aiuti più a puntino, incominciando dalla parte della spalla al di fuori, qualche volta alla criniera o nel collo o nella parte di dentro per toglierlo dall’errore e mandarlo in avanti. Per il cavallo naturalmente stupido, si necessita di aiuti in tutte le parti del corpo, affinchè egli avverta in alcuna di esse sensibilità all’uso utile, per così poter facilmente riuscire a rimetterlo sempre al suo posto. Con il medesimo talvolta si fa uso di un continuato aiuto di armamento o bacchetta, conducendolo di un trotto più vivace per riuscire più agevolmente alla sua riunione.

Si osservi con questi cavalli di non proseguire a condurli con alterati aiuti e con appoggio raddoppiato di guide per non affannarli, e ricondurre alla freschezza e sensibilità la loro bocca. Finalmente il dovere e l’attività del cocchiere consiste nel fare agire sempre gli animali dritti e non farli giammai andare col muso infuori, né al di dentro perché da ciò nascono le cattive voglie, i vizii di spalla siano all’infuori siano al di dentro e molte altre inconvenienze. Si avverte pure nei terreni malconci ad appoggiare un poco più attenti colle guide per non farli cadere in errori.

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