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09/10/2018
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Vienna 1867

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VIENNA
L'arte del carrozzaio e del sellaio all'Esposizione.

La fabbrica di carrozze e di carri, l’arte del sellaio e del bastaio sono dappertutto in progresso; ma la Francia e l’Inghilterra o, per meglio dire, Parigi e Londra, sono e rimarranno per lungo tempo ancora i principali centri di produzione di tali industrie. Nessuno contesta che si fabbrica bene in Austria, in Prussia, in Russia e negli Stati Uniti: ma non si fabbrica assolutamente bene come a Londra e Parigi. Fra queste due città si è stabilita una attiva rivalità a profitto di tutte le altre che le tengono dietro, ma così lentamente e tanto da lunghe che è dubbio se potrà mai avvenire che le raggiungano. I progressi d’ogni grande industria sono la conseguenza necessaria e forzata dell’importanza dei suoi sbocchi. Il produttore che fabbrica senza interruzioni e per soddisfare ai bisogni e alle domande di una numerosa clientela, comprende che per il suo medesimo vantaggio egli deve migliorare ogni giorno più per togliere alla concorrenza ogni probabilità di successo.

Questo è quanto si verifica nella fabbrica di carrozze in Francia ed Inghilterra. Tale industria fondò vaste officine, nella quale invigila, il lavoro dei carpentieri, falegnami, fabbri ferrai, sellai, bastai, impiallatori, fabbrica-lanterne, pittori e scultori. Nessun particolare le sfugge, e per conseguenza può rispondere dell’eccellenza e della perfetta esecuzione dei suoi prodotti tanto nel complesso, quanto in ogni minima parte. Le carrozze di lusso o di servizio privato devono riunire le seguenti qualità: solidità, leggerezza ed eleganza di forma. Carrozze di gala, calessi, cuppè, landò, vittorie, faetoni, americane, tutte le vetture, infine, per quanto diverse di costruzione, di taglio e di disegno, sono relativamente così solide, leggere ed eleganti le une come le altre, quando escono dalle officine d’un maestro dell’arte. La larga parte che ottennero la Francia e l’Inghilterra nelle ricompense aggiudicate dal giurì constata una superiorità che la rivalità più gelosa non può contestare. Anzi, dopo un serio esame e senza punto farci l’eco delle recriminazioni di alcuni malcontenti, noi possiamo dire che il giurì si mostrò assai più severo che benigno verso il maggior numero dei nostri fabbricatori di carrozze e sellai. Al dire dei migliori giudici, molti di essi meritavano assai più di quanto ottennero, e taluno fu dimenticato che, a parere di qualche altro, è degno di figurare in prima fila sulle liste delle ricompense.

Per esempio, i signori fratelli Lelorieux esposero un Landò della forma più elegante e della più grande leggerezza. I costruttori non riescono che con grandissima difficoltà a dare a quel veicolo, d’ordinario piuttosto pesante, la qualità che lo distingue, e che lo doveva raccomandare al giurì: ma, sotto pretesto che la sua grande leggerezza faceva dubitare della sua solidità, non ha creduto di dover accordar loro più di una menzione onorevole. I signori Million-Guiet e Comp., furono alquanto più favorevolmente, ma non più giustamente trattati. Essi pure esposero un landò, la cui solidità, malgrado la grande leggerezza, è anticipatamente garantita dalla sua destinazione e dal duro servizio per il quale fu comandato.

Le Lorieux

Questo veicolo è destinato a funzionare sulle strade dirupate ed appena aperte degli Stati Uniti: venne per conseguenza costruito in condizioni affatto eccezionali. Basta guardarlo un po’ da vicino per apprezzare il merito della sua bella e solida costruzione. Il bel cuppè uscito dalle loro officine è soprattutto notevole per l’applicazione del nuovo genere di montatura ad undici molle ed a freccia. Per certo esso è una delle più amabili novità che gli amatori possano ammirare all’Esposizione. La più comoda vettura non ha mai riunito ad una sospensione così dolce una simile comodità di accesso. I signori Million-Guiet e Comp., applicano questo nuovo sistema a tutte le loro vetture, e fanno bene.

Il loro calesse non può mancare d’avere prontissimamente l’onore dell’imitazione; ma la gloria dell’invenzione non sarà loro disputata da alcuno, e questa gloria sarà più durevole di quella che una più alta distinzione avrebbe loro procurato. I signori Belvalette fratelli e il signor Ehrler ebbero gli onori della medaglia d’oro. Tutto quello che possiamo dire è che, dopo un minutissimo ed attentissimo esame di ogni delle vetture da loro presentate, il pubblico intero, senza far torto ai loro confratelli, confermò il giudizio della Commissione, ed approvò la decisione del giurì.

Il signor Kellner, inventore patentato di cui si possono aprire le portiere senza essere costretti ad abbassare i vetri, ottenne una medaglia d’argento, dovutagli per ciò che espose, anche fatta eccezione della carrozza di gala. La forma della carrozza di corte, di gusto severo, ma forse un po’ pesante, è troppo rattrappita; la ricchezza degli ornati e delle dorature, la galleria scolpita, il largo serpe splendidamente ricamato, l’interno addobbato con lusso, ma non eccessivo, i quattro magnifici fanali, di disegno squisito e del più fine cesello, tutto, in questo lavoro splendido di dorature e di vivi colori, attira gli sguardi senza stancare l’occhio.

Il signor Kellner è fornitore di parecchie corti estere, e quindi poté senza alcun rischio eseguire questa principesca carrozza, Egli è certo che se l’Italia e la Germania non avessero abbattuto tanti re e duchi, egli avrebbe già da tempo trovato un acquirente; ma la sua nobile clientela è numerosa, l’Esposizione non è ancora chiusa, e devesi sperare che un lavoro così dispendioso non resterà a suo carico.
I landò del signor Desouches
e quelli del signor Edoardo Bouillon non potevano mancare di attirare l’attenzione della Commissione. Fu loro giustamente accordata una medaglia d’oro. Si va debitori al signor Desouches d’un ingegnoso meccanismo, mediante il quale si aprono le portiere dall’interno.

Il signor Bouillon espose altresì un piccolo Sociabile, che è un vero gioiello. È sormontato da un elegante velario che ripara dal sole e dalla pioggia. I signori Delaye, zio e nipote, esposero una brillantissima vettura da cerimonia, che un ricco signore prussiano fu pronto a comprare non appena aperta l’Esposizione. Nel suo complesso ed in tutti i più minuti particolari essa è un lavoro assolutamente notevole, e che fa il più grande onore ai costruttori. Accenneremo a due altri graziosissimi lavori: un faetone di meravigliosa leggerezza, la cui freccia è in un sol pezzo, ed una ricca poltrona rotante, di forma squisita. Ci meravigliamo che il signor barone Haussmann non l’abbia acquistata nel giorno stesso dell’apertura per metterla a disposizione di tutte le nobili signore che dovevano successivamente visitare il Campo di Marte.

Egli avrebbe fatto prova di galanteria, ed il consiglio comunale non avrebbe criticato per una così piccola spesa. Il giurì non accordò ai signori Delaye che una medaglia di bronzo, cui essi rifiutarono. Senza aver un sentimento esagerato del proprio merito e del valore dei propri lavori, si ha diritto di protestare allorquando si credono ingiustamente disconosciuti e deprezzati. Non dimentichiamo gli equipaggi da caccia e da cerimonia del signor Gustavo Brassart. Né si creda che noi mettiamo fine a questo resoconto senza parlare dei signori Binder, i principi dell’arte di fabbricar carrozze. Forse avremmo dovuto nominarli per primi; ma qualunque sia il posto che viene loro assegnato, essi riprendono sempre il loro luogo: rassomigliano in ciò a quei principi quali, preceduti da una brillante scorta, sono tuttavia riconosciuti ed acclamati quantunque vengano dopo.

Sebbene fuori concorso, i signori Binder vollero non pertanto far atto di  presenza al Campo di Marte: presero a caso, fra i cento modelli che si possono visitare nella loro fabbrica sul baluardo Haussmann, una vettura da gala, un cuppè d’Orsay, un calesse e una vittoria-duca, quattro capolavori di costruzione, di eleganza e di buon gusto. Tutto quanto esce dalle loro officine, può essere senza tema abbandonato alla critica o piuttosto all’apprezzamento non solo degli intelligenti, ma benanco dei più abili fra i maestri d’arte.
L’arte del sellaio non è meno degnamente rappresentata dalla fabbrica di carrozze: essa espose bardature d’una tale ricchezza e d’una forma così graziosa ed elegante che la folla, si ferma dinanzi alle vetrine che le racchiudono, con stupore e meraviglia pari a quella che manifesta dinanzi alle splendide mostre di Froment-Meurice
e di Christofle.

Una bardatura completa si compone di moltissimi pezzi: il mantelletto, la collana, la groppiera, la braca, la briglia, le tirelle, le redini, che sono affidati ad operai specializzati, i quali cercano continuamente d’introdurre utili modificazioni nel lavoro medesimo: di tal guisa oggidì sono a poco a poco arrivati quasi alla perfezione. Ma tutti i cambiamenti fatti nella forma e nella disposizione dei differenti pezzi di una bardatura non risultano tanto dal gusto o dalla fantasia del fabbricatore o dell’operaio, quanto da uno studio costante e da una cognizione più approfondita del cavallo. Ed è appunto per rendere meno faticoso e più dolce il servizio del cavallo che i Roduwart, i Lambin, gli Hermes, i Reeg e tanti altri studiano ogni giorno nuovi perfezionamenti. Il giurì accordò la medaglia d’oro al signor Rodriguez-Zur-do di Madrid e al signor Roduwart di Parigi. Le ricchissime bardature esposte dal primo sono soprattutto notevoli per le loro guarnizioni e per un magnifico lavoro di punteggiatura sul marocchino.

Le bardature del signor Roduwart sono ricchissime, ma forse di forma alquanto pesante: furono però lavorate colla maggior cura, e non possono disdire a qualunque cavallo di più nobile razza. Se mai venissi a sapere che il signor Roduwart è stato nominato presidente della società protettrice degli animali, non ne sarei stupito, e me ne congratulerei coi protettori e i protetti. Quando si arriva dinanzi alle vetrine dei signori Remieres ed Hermes si fa una sosta, poi si va dall’una all’altra stanza senza che l’attenzione e l’ammirazione si stanchino: si riportano poi naturalmente gli sguardi sull’esposizione del signor Rudewart, e si domanda in qual modo e perché questi abbia ottenuto la medaglia d’oro, quando i suoi eguali, e per non dire di più, non ottennero che la medaglia d’argento.Talvolta le decisioni del giurì si presentano allo stato di problemi insolubili. Il signor Reeg deve essere della stirpe degli antichi maestri: le menome parti dei pezzi da lui esposti sono lavorate con quella cura minuziosa che indica il gusto e la coscienza del vero operaio. Nella sua vetrina vi è una sella che, a giudizio degli intelligenti, e non solo un capolavoro d’opera, ma altresì una mercanzia di eleganza e buon gusto. Il giurì gli aggiudicò una medaglia di bronzo, che il signor Reeg accettò con una riconoscenza così sincera come se non avesse meritato di più. Peccato  che la Commissione non abbia saputo come il signor Reeg, a forza di ricerche e di lavoro, giunse a francarsi dal tributo che tutti i suoi confratelli pagano ancora oggidì all’Inghilterra.

Tre delle selle che egli espose sono guernite colla pelle di maiale da lui preparata. Questa pelle ha la flessibilità, la morbidezza ed il liscio delle più belle pelli che i signori Roduwart, Remieres ed Hermes fanno venire a grandi spese da Londra. Il signor Reeg realizzò con ciò, per l’industria francese, un’economia di oltre il 60 per cento. Il signor Cognet, l’inventore di un arcione articolato, fu meglio trattato e più fortunato. Ottenne una medaglia d’argento. I morsi, le staffe e gli sproni del signor Loiseau sono pezzi del più bel lavoro: è vera gioielleria di acciaio brunito che merita la medaglia d’argento assegnatagli dal gran giurì. Il morso di sicurezza dei signori  Lefevre è una invenzione degna dell’attenzione dei dilettanti di cavallerizza.

I signori Boyer e Paturel, il signor Legrand ed il signor Chaudron ottennero la stessa medaglia per le loro fruste, frustini e sticks; confrontando i loro prodotti con quelli dei signori Swaine ed Adenay di Londra, ai quali il giurì accordò giustissimamente la medesima ricompensa, si è giulivi di vedere che da noi quest’industria non ha più a temere rivalità o concorrenza. Ma in buona coscienza, i signori Boyer e Paturel, Swaine ed Adenay, non meritano qualche cosa in più di quello che ottennero?   

Prospero Poitevin

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