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15/01/2018
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Servizio da carrozza

Scuderie

Servizio da carrozza.

Le famiglie aristocratiche e nobiliari disponevano all'interno dei loro palazzi, scuderie private, dove vi si trovavano numerosi cavalli e diversi tipi di vetture da usarsi secondo le necessità quotidiane. La gestione della scuderia era affidata al Capo scuderia che si occupava esclusivamente di essa, ubbidiva esclusivamente agli ordini del Padrone e doveva essere il meno inopportuno possibile nei riguardi dei suoi padroni. Al suo servizio aveva del personale addetto, che variava secondo il numero di cavalli e carrozze, in ogni caso non vi era meno di un cocchiere, due palafrenieri e alcuni garzoni di scuderia.

Il servizio doveva essere fatto inappuntabile e per nessuna ragione in ritardo, per i padroni la prima cosa è la precisione. La partenza di un equipaggio avveniva con un piccolo cerimoniale immutabile. Il palafreniere apriva la portiera a chi saliva togliendosi il cappello e portandolo basso con il braccio teso contro la fascia dei pantaloni; mentre il cocchiere salutava con la frusta tenuta in perpendicolare davanti al viso. Il palafreniere riceveva dal padrone l'indicazione della destinazione, richiudeva la portiera, si rimetteva il copricapo, saliva in serpa accanto al cocchiere, comunicava l'ordine sottovoce al cocchiere e solo allora l'equipaggio partiva con i due uomini impettiti e silenziosi. All'arrivo queste operazioni avvenivano in ordine inverso.

Se la destinazione era un negozio, il palafreniere seguiva i signori per portare i pacchi, se i Signori scendevano per passeggiare lungo il corso, la carrozza seguiva al passo, un po' in lontananza e il palafreniere, cilindro in testa, seguiva a piedi in attesa di ordini. La sera, si utilizzava il Brumm o il Landò per andare a teatro, ricevimenti e feste, il palafreniere serviva anche per chiamare la carrozza e per accompagnare i signori, precedendoli sino all'anticamera della casa nella quale si recavano annunciando il loro arrivo. In quasi tutti i teatri e al Teatro Regio in particolare, i palafrenieri avevano l'ingresso gratuito alla platea loro riservata.

Il cocchiere, in livrea, abitualmente rientrava in scuderia, e ritornava più tardi all'orario stabilito a riprendere i signori attaccando il "cavallo della notte", che solitamente era un cavallo vecchio con qualche difetto visibile di giorno. Per nessun motivo la frusta, in servizio, doveva essere riposta nell'apposito portafrusta, non doveva mai essere fatta schioccare nè usare inutilmente. Il cocchiere impugna la frusta quando sale a cassetta e la deposita solo quando scende, per nessun altro motivo la deve depositare nel portafrusta. Anche i segnali sonori dati con la lingua erano da escludersi.

Al mattino i guanti dei cocchieri e palafrenieri erano di colore giallo chiaro e così pure le risvolte degli stivali in vernice. Al pomeriggio e alla sera sempre bianchi gli uni e le altre. Quando il proprietario guidava personalmente il Phaeton e doveva scendere dalla carrozza, il palafreniere, saltando giù dal seggiolino posteriore della vettura, prima che questa si fermasse, si portava alla testa dei cavalli e il cocchiere salendo dalla parte sinistra raccoglieva le redini dalle mani del signore e rimaneva seduto sulla serpa sino al suo ritorno, riconsegnando le redini per poi andare a sedersi sul sedile posteriore. Il palafreniere risaliva a carrozza in movimento sedendosi accanto al cocchiere. Solo nel caso della presenza in carrozza del solo cocchiere questi si sedeva accanto al proprietario.

Con i proprietari e i loro invitati in carrozza, il cocchiere e il palafreniere non dovevano salutare altre persone, soltanto incrociando un funerale, in segno di rispetto per il defunto, il cocchiere salutava con la frusta e il palafreniere togliendosi il cilindro. Nel caso incrociassero una funzione religiosa nella quale veniva ostentato il Santissimo Sacramento o si incrociassero dei Reali, il cocchiere e il signore fermavano i cavalli e salutavano. Se guidava il proprietario, anche il cocchiere salutava togliendosi il cilindro. Utilizzare la carrozza per recarsi alla funzione religiosa domenicale era considerato contrario alle regole del "savoir vivre".

Terminato il servizio le carrozze rientravano in scuderia dopo aver lasciato i signori a casa, i cavalli dovevano procedere al passo, così come avevano fatto per recarsi a prenderli. Con vetture chiuse si abbassavano le imposte e i finestrini, anche quando si muovevano i cavalli con vetture vuote. In questo caso si potevano mettere le ginocchiere ai cavalli e il cocchiere usava il berretto o la bombetta senza livrea, oppure indossava la tenuta da campagna in abito grigio scuro. Con cattivo tempo e pioggia i cavalli non venivano protetti, ne con cappucci o coperte. Per i cocchieri e palafrenieri era previsto un impermeabile nero e cilindro da pioggia. Cocchieri e staffieri della Casa Reale indossavano impermeabili bianchi da pioggia.

Al termine del servizio le vetture, obbligatoriamente dovevano essere lavate, qualunque fosse l'ora del giorno o della notte e i cavalli venivano governati prima di lasciarli in scuderia. Il Capo scuderia era responsabile verso il Signore del buon andamento della scuderia e della salute dei cavalli, dava ordini e pretendeva rispetto dai cocchieri, palafrenieri e staffieri, era arbitro di ogni contenzioso tra il personale. Vestiva un abito grigio scuro a taglio, cravatta nera con spilla a ferro di cavallo, un mezzo cilindro di feltro nero e munito immancabilmente dei suoi guanti per guidare.   

Informazioni tratte da:
Il Cocchiere - Ercole Tassinari
un prezioso volume che non deve mancare nella vostra biblioteca.

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