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19/04/2018
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Ruote

Terminologia

Parliamo di ruote
"Dizionario della Storia delle Manifatture"
wheel - rueda - Rad - roue

In una ruota distinguonsi il mozzo, le razze, i quarti e la cerchiatura. Il mozzo è la parte centrale della ruota, che viene attraversata dal fuso della sala, e che è guernita a tale oggetto di una scatola di bronzo, di ferro o di ghisa a fine di conservarla più a lungo e diminuire l'attrito. I mozzi si fanno di legno d'olmo, poco soggetto a fendersi, chiamato olmo attortigliato: lo si incerchia in più luoghi alle cime e nel mezzo lateralmente alle razze; queste fatte di buon legno di quercia ben secco, vi si piantano a gran colpi di maglio, in calettature fatte a tale oggetto sulla circonferenza della sua parte più grossa: non già in direzione perpendicolare all'asse della sala o del mezzo,

ma con una inclinazione all'infuori che varia fra 10° e 14° gradi in proporzione inversa del diametro della ruota; cosicche ogni razza viene ad essere lo spigolo di una piramide, la cui cima cade sull'asse della sala, e la cui base è la circonferenza stessa della ruota; questo è ciò che chiamasi la pendenza della ruota: questa ha molta più forza che se fosse diritta; mentre per farle cangiar di forma converrebbe che le razze ed i quarti si accorciassero nello stesso tempo, laddove se fosse diritta, la menoma piegatura delle razze o dei quarti basterebbe per tale effetto. Ne risulta inoltre che, combinata questa inclinazione con la direzione all'ingiù data al fuso della sala, la razza anteriore, che sostiene tutto il carico, trovasi in posizione verticale, quando però la ruota cammini sopra un piano verticale. Ad onta di tale disposizione e del buon modo di riunione delle razze nel mozzo, le ruote che sostengono molta fatica non durano a lungo, specialmente se girano sopra strade ineguali, piene di rotaie, che sbalzano la vettura alternativamente da un lato o dall'altro. Il mezzo cerchio inferiore essendo il solo che sostenga il carico, succede spesso che le razze che vi corrispondono spezzansi vicino al mozzo. Si aveva creduto di poter rimediare a questa sorta d'accidenti, che non sono rarissimi, facendo le ruote in modo che le razze siano alternativamente ed ugualmente inclinate in direzione opposta, le cui estremità ridotte ad un certo piano perpendicolare all'asse del mozzo si riunissero nei quarti come al solito. L'esperienza però fece abbandonare questo metodo.


Il colonnello Grobert propose un altro modo di costruire che venne adottato, e l'esperienza fece conoscere preferibile ad ogni altro; questo consiste nel fare gl'incastri nel mozzo; e le razze a scacchiera, per modo che le razze didietro siano inclinate al di fuori di 14° a 15° gradi e le razze anteriori di 7°. Ognuna di queste file di razze forma una superfice piramidale, la cui cima è differente, e la cui base si unisce nei quarti, che trovansi, con questa costruzione, assai contraffortati.La fascia d'una ruota è formata per la riunione di vari quarti aventi la stessa curva. Il numero di questi quarti è sempre la metà di quello delle razze; del che ne viene di necessità che ad ogni quarto corrispondano due razze. Le commettiture dei quarti sono fatte su piani che passano per l'asse del mozzo, e sono tenuti l'uno contro l'altro da cavicchie che li penetrano per alcuni pollici nella direzione dei quarti.

La ruota così unita, ben rotondata, coi quarti tutti in un piano perfettamente perpendicolare alla direzione della sala, è guernita dalla sua fasciatura, o sia di un cerchio di ferro, il che dicesi cerchiare. Per le grandi ruote si adoperano anche fasciature inchiodate di numero uguale a quello dei quarti de'quali coprono le commettiture; ma per le ruote delle vetture leggere si sono adottati quasi esclusivamente i cerchi in un sol pezzo. Questo cerchi posto sulla ruota mentre è ancora caldo, e quindi dilatato, la stringe con grande forza nel raffreddarsi, e le dà quella solidità che può avere. Cerchiando le ruote con fasce inchiodate l'una dopo l'altra per produrre lo stesso effetto, bisogna far uso di uno strettoio a doppia vite per ravvicinare l'ultima commettitura fino che s'inchioda l'ultima fascia.

L'esperienza prova che le ruote ferrate nell'uno e nell'altro di questi modi sono ugualmente solide. La cagione per cui alcuni carrettieri preferiscono le fasce ai cerchi, è perchè temono di non trovare su tutte le strade operai capaci di accomodare o cangiare i cerchi spezzati o consumati; ma in entrambi i modi bisogna diligentemente evitare di lasciar risaltare quelle enormi teste di chiodo che sopravanzano la fasciatura, e sono altrettanti ostacoli che si oppongono al moto della ruota. Aggiungeremo che l'uso dei freni adottati oggidì, generalmente per moderare il moto delle vetture nelle discese, esige anch'esso che le teste dei chiodi siano interamente accecate nella grossezza della cerchiatura.  

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