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22/10/2021
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Asino ragusano

Att. lavoro

L’ASINO RAGUSANO
G. MAGNANI 1938

Bisogna tenere nel massimo conto che la Sicilia occupa in Italia il primo posto per la produzione mulattiera, così come eloquentemente lo dimostrano i circa 200.000 muli che possiede. Molti si preoccupano di produrre il mulo ma, troppo spesso dimenticano che per produrre questo ibrido sono indispensabili “la cavalla e l'asino”. Non si può parlare di migliorare ed intensificare la produzione mulattiera senza preoccuparsi di migliorare ed intensificare la produzione cavallina e quella asinina.
Suddivisa l'Isola in zone di produzione, curato in ogni singola zona il materiale cavallino si è affiancato a quest'opera un lavoro di scrupolosa e appassionata selezione dell'asino siciliano. La salvezza del patrimonio asinino siciliano era inderogabile. Ci trovavamo è vero, davanti a una popolazione asinina della quale non è facile stabilire con sicurezza la derivazione perchè enormemente modificata dall'ambiente, dalla promiscuità, dai numerosi reincroci, ecc., ma dalla grande massa doveva affiorare qualche cosa di buono. Il nostro Paese era tributario all'Estero, quindi bisognava cercare con studio, volontà e fede, di toglierlo da quella schiavitù.

Nel 1930 fu individuata dalla Direzione del Deposito una zona particolarmente eletta per la produzione dell'asino e precisamente Ragusa. Dopo tale individuazione il Deposito impiantava a Ragusa una Stazione selezionata asinina assegnandovi quale riproduttore il migliore asino siciliano del Deposito stesso e precisamente lo stallone Pacifico, sul quale è basato il lavoro di selezione e del quale si è fatto il capostipite della razza che sta sorgendo. Nel 1933 l'azione miglioratrice venne allargata all'ex Contea di Modica, limitrofa a Ragusa, impiantando una seconda stazione selezionata a Scicli. Queste due zone si vanno affermando sempre più un vero vivaio di scelti riproduttori asinini, che nulla hanno da invidiare ad altre razze italiane ed estere.
Soggetti di bella espressione e di non comune nevrilità, buona taglia (1,40 - 1,45), larghi diametri, ottimo tronco, particolarmente nei rapporti della linea dorsale e dell'attacco dei reni, bella groppa. Arti solidi e ben diretti (stinco 0,19 -0,21). Ottimi piedi.


 
 

L'asino che si produce oggi nel Ragusano è oramai ben conosciuto anche nel Continente e all'Estero, così come lo provano le numerose ed insistenti richieste che pervengono al Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste e alla Direzione del Deposito. Questo asino, a detta di eminenti tecnici, appassionati e intenditori, è quanto di meglio si possa desiderare per la produzione del mulo porta carichi centrali e laterali d'Artiglieria. Per il momento non si può dar corso alle numerose richieste di acquisto o comunque di esportazione dall'Isola, perchè l'ottimo materiale che affiora è necessario sia mantenuto alla riproduzione in Sicilia onde formare un nucleo numeroso di soggetti con caratteristiche tipiche e avere poi la possibilità di divulgarli fuori dell'Isola e accaparrare i mercati nazionali ed esteri. In quest'anno si inizierà l'impianto del Libro genealogico dell'asino in parola che verrà chiamato “asino ragusano”.
Da quanto si è succintamente esposto risulta evidente l'importanza ippica della Sicilia che è un vero e prezioso vivaio di equini i quali, mentre fanno parte integrale dell'ambiente economico-agrario siciliano, rappresentano una sicura e preziosa riserva per tutte le possibili evenienze. Non si deve dimenticare che la Sicilia nel momento del bisogno e contrariamente all'aspettativa di molti, proprio quando venivano applicate all'Italia le mai abbastanza deplorate sanzioni, ha potuto far fronte, con muli di netta produzione siciliana, alle impellenti necessità dell'Esercito operante in A. O.


Il contributo portato dal mulo siciliano in Africa Orientale è a conoscenza di tutti, perchè reso noto alla Nazione intera. Circa 30.000 muli vennero acquistati nel volgere di pochi mesi dalle Commissioni Militari di Rimonta e di Requisizione e contribuirono alla nostra recente gloriosa impresa coloniale che ci ha portato alla conquista di un Impero. Questi muli si sono dimostrati assai superiori ad alcuni reliquati importati per il passato, a caro prezzo, da altre Nazioni. I mezzi meccanici, per quanto enormemente progrediti, possono essere utilizzati fino ad un determinato punto, ma da questo punto è necessario, o meglio indispensabile, il motore animale. Nessun motore animale supera il mulo. Altri grandi Paesi nei quali non si produceva il mulo, oggi si orientano, quasi direi affrettatamente, verso questa produzione prendendo esempio da noi e chiedendoci il materiale per fabbricarlo.
Il Ministero dell'Agricoltura e delle Foreste, particolarmente compreso dall'imprescendibile necessità di intensificare e migliorare la produzione mulattiera italiana, ha curato detta produzione concentrando specialmente i suoi sforzi nelle zone elette.

In Sicilia si è migliorato il materiale cavallino disciplinando e orientando ogni singola zona, verso una determinata produzione: si è potuto creare, nel volgere di pochi anni, una razza asinina che è classificata quanto di meglio si possa desiderare per una eletta produzione mulattiera. Il Deposito Stalloni di Catania, con un lavoro non in superficie ma in profondità, ha affiancato ai suoi nobili 142 riproduttori cavallini, 133 riproduttori asinini tutti nati ed allevati in Sicilia che, per quanto meno nobili del cavallo, non sono meno utili di esso. D'altro canto questi riproduttori tutelano anche gli interessi dei modesti e modestissimi allevatori che, in genere, appartengono alla classe dei veri e propri rurali, di quei rurali le di cui sorti stanno così grandemente a cuore al Duce che vede in essi una delle branche più formidabili della Nazione. Si può con sicura coscienza affermare che l'ippicoltura siciliana è oggi perfettamente inquadrata, disciplinata e forma un blocco unico con obiettivi precisi sotto l'unica guida della Direzione del Deposito Cavalli Stalloni di Catania fedele, cosciente esecutrice delle saggie direttive impartite dal Regime.


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