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17/09/2018
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Bauli&valigie

Viaggiare

Bauli valigie e cappelliere
bagagli da carrozza.

Da buon viaggiatore sedentario sono qui nel mio studio con tutto quanto mi occorre a portata di mano per continuare la ricerca delle varie esigenze di un viaggiatore del XVIII secolo. Coloro che si spostavano nei viaggi in carrozza portavano appresso un nutrito bagaglio fatto di bauli e valige con l'occorrente per le proprie esigenze personali. Victor Hugo annotava in un suo scritto: "la diligenza, piena di viaggiatori era al contempo stracolma di pacchi e pacchetti. La valigia di cuoio fatta volare sull'imperiale, conteneva una quantità enorme di effetti ed era gonfia come il gilè di un borgomastro". Il bagaglio era il protagonista dell'arte del viaggiare, esso conteneva tutto quanto il viaggiatore non sapeva o non voleva rinunciare per le proprie comodità. Valigie e bauli erano disseminati di chiodi e rinforzi specialmente sugli angoli visto che normalmente passavano dal selciato all'imperiale e dall'imperiale al selciato o al fango della strada e solitamente con modi bruschi, rinforzi che si notano su tutti i lati, erano quindi elementi strutturali, dei veri paraurti, non ornamenti. I bauli fra il settecento e l'ottocento sono di legno con coperture in pelle, di tela o di tela cerata, con rinforzi, salvaspigoli di metallo e centinatura in pioppo, casse dal coperchio a botte.

Internamente suddivisi in scomparti simili a guardaroba per suddividerne gli oggetti o capi di abbigliamento. Mariana Starke ha lasciato precise informazioni per la loro costruzione:"Ogni baule deve essere munito di un telaio composto da assi di quercia piatte e lisce, della lunghezza dell'intero baule, trattenute da strisce incrociate, dello stesso materiale usato per le cinghie delle selle. Questo telaio dovrebbe essere strettamente assicurato alla parte superiore del baule per mezzo di cinghie con fibbia, ancorate sul fondo, di modo che il contenuto in seguito ai sobbalzi non venga mai mosso dalla sua posizione originale. Ogni baule dovrebbe essere protetto da una copertura esterna di spessa tela di olona colorata."   

Ricordo, racconta Emilio Paleari, di quando mio padre mi portava da quelle parti e sull'Olona galleggiava una schiuma bianca che arrivava ad oltrepassare la spalletta del ponte in pietra, era la reazione dei bagni di soda esausti che venivano scaricati nel fiume. La tela olona è un tipo di tessuto grezzo, pesante e molto resistente ad armatura a tela con riduzione molto fitta. La sua origine è molto antica, il nome deriva dal fiume Olona, la tela olona fu realizzata per la prima volta nelle tessiture di Fagnano Olona, in provincia di Varese. Un'altra ipotesi sull'origine del tessuto suppone che la tela olona sia stata inventata a Olonne-sur-Mer, in Vandea, quest'ultima ipotesi è però quella meno accreditata.

Immersa in bagni di soda caustica e successivamente imbevuta con olio di lino diventava impermeabile e veniva usata come tela cerata per la capote di calessi e carri coperti, teloni, cerate impermeabili. Se il baule in tutti i suoi utilizzi vari era il rè del bagaglio, indiscutibilmente la valigia ne era la regina, la vache in cuoio rigido con coperchio a cerniera e cinghie di chiusura, atta al cassone o all'imperiale. il veau in pelle di vitello, morbido, capace di adattarsi a tutti gli angoli, il sac de nuit, vera ventiquattrore dell'epoca, in tessuto o in tela grezza chiusa da un cordone, contenente il necessario per la notte.

Viaggiatori più esigenti si attrezzavano con letti smontabili, caffettiere, teiere, fornelletti, poggiatesta, bussola, termometro, cannocchiali, barometri, altimetri, chiavistelli adattabili, colossali nècessaire per la scrittura, il cucito e la farmacia. Ma anche porta abiti, cappelliere e porta colletti, sacchi a pelo di pelle di pecora, coperte di lana, biancheria da letto, zanzariere in telo sottile, tovaglie e asciugamani, biblioteche in miniatura con volumi in sedicesimo.

"Avevo due bauli, uno era pieno di libri. Quando i gendarmi l'aprirono, fu come se avessero sollevato il coperchio del vaso di Pandora. Non avrebbero assunto un'espressione simile nemmeno se fosse stato pieno di cartucce e polvere da sparo, ai loro occhi i libri erano il corrosivo che distrugge il potere. "


Ironico annedoto trascrittoci da William Hazlitt, sottoposto ad ispezione alla frontiera dell'Alta Savoia.
In Sicilia, scrive Dumas,  non ci sono alberghi e bisogna avere con sè la caffettiera, il letto, la marmitta, il bicchiere, la lampada, il caffè, lo zucchero, tutto quanto non si voglia fare a meno.
Di Lady Blessington si dice viaggiassae con carrozza a doppie molle fornita di materassi, cuscini, toeletta, cucina e biblioteca. Non mancava neanche la cassetta di sicurezza, assicurata con catene alla carrozza e nelle locande, per proteggere documenti, passaporti, bollettini di sanità, lettere di credito o di raccomandazione e denaro, occultato anche in bastoni cavi, nella suola delle scarpe o nei bottoni.

Nel ’700 non c’era famiglia aristocratica che non intraprendesse un viaggio con carrozze stracariche di bauli, nel guardaroba del viaggiatore il cappello ha acquistato un ruolo primario, uomini e donne non si mostrano in società senza cappello. Alto, di forma cilindrica detto anche bomba, canna, tuba, a torre, a staio il cilindro,  un oggetto che rientrava nel quotidiano, azzimato oggetto di eleganza non poteva di certo mancare nel guardaroba del viaggiatore. Un oggetto delicato, sinonimo di moda, originalità e rango sociale, per il suo trasporto e protezione nascono le cappelliere. La cappelliera: tonda, di pelle ambrata e l'interno in seta moiré, rigida e salda, con una chiusura a scatto dotata di un'elegante chiave, e due lunghi manici per poter essere trasportata comodamente o appesa posteriormente sulla parte alta delle carrozze.

Ho esplorato un altro aspetto del viaggio in carrozza, allargando la mia e vostra conoscenza in merito, trovando nuove testimonianze di questo passato di cui siamo sempre alla ricerca di conoscenza di questo fenomeno tipicamente settecentesco che continua ad affascinare gli appassionati di attacchi d'epoca. Continueremo questo lungo viaggio di posta in posta sempre alla ricerca di passata conoscenza. Riportando una frase del Conte di Essex. "il fine del viaggio è di acquisire autentica conoscenza e fare utili esperienze".

Informazioni e annedoti tratti da:
Quando viaggiare era un'arte - Attilio Brilli.
Un prezioso volumetto che non dovrebbe mancare
nella biblioteca di ogni appassionato.

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