Lezione di coaching - tradizioneattacchi.eu

15/02/2025
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Lezione di coaching

Stile di guida

Come si guida un " tiro a quattro”
"La Donna 1906" rivista quindicinale illustrata.


Condurre un mail -coach non è più difficile che guidare un attacco a uno.
Difficilmente le signore sanno guidare un tiro a quattro.
 La duchessa d'Uzès prende una lezione di coaching in salotto.


A vent'anni, circondata da una grande agiatezza, una giovinetta può essere inorgoglita della sua bellezza, può allietarsi del suo buon umore, della sua eleganza, della sua loquela e fors'anco di certe timide e rispettose assiduità… Ma sempre tappata in casa! Dicono che primavera è nell'aria e non è ver, poichè non spiace una fiammata ancora nel camino gigantesco, dai blasoni di lucido marmo, camino caduto in disuso e riattivato, accanto al quale ci si siede colla mamma, avvolte in grandi vestaglie, su seggioline che civettuole si riflettono sul pavimento: innanzi, il gran fuoco brontola e si lagna, mentre alla finestra v'è di già un tralcio di glicine in fiore. Il tempo decisamente impazzisce. Si parla e si ricorda invariabilmente l'altr'anno a quest'ora, tutt'altro che piova, si portava il cappellino di paglia e paper-hunt e gite in mail coach e le corse, e v'era questo e quell'altro, e qualcuno anzi non è neppur più.

E a basso i cavalli se la ridono: giorni di pioggia, in scuderia; giorni di sole, concorrenza chiassosa dell'automobile. Non parliamo poi di Tonio o Giacomo o Giovanni. Il vecchio cocchiere è sempre un'istituzione che torna tutto a onore della casa; ha servito il nonno, il padre, il figlio dei figli, è semplicemente un monumento di salute, un caso tipico di bellezza senile, dà intonazione colla sua presenza impettita al servidorame che s'inchina, è un simulacro di ministro di Stato con tutto l'embompoint d'un Cavour, e gli si concede onorato riposo facendogli portare qualche missiva. Eppure il quella figura tozza, dalle braccia rattrappite, in quelle mani tonde e forti, riporremmo ancora tutta la nostra fiducia ove domani, affidati al nostro automedonte, dovessimo attraversare anche una brughiera con una pariglia indemoniata che non conosca ragione di freni. Egli, il vecchio cocchiere, fa tutto quanto ordinano signorino o signorina; e si fa capo sempre a lui; e se il padroncino salta in groppa e sa dominare il cavallo, su quel viso sbarbato di vecchio lampeggia la soddisfazione d'un maestro, e se la padroncina prende lezioni di guida, egli sa benissimo che bisognerà spuntarla ad ogni costo, perchè questo, più che il martirio d'una giovinetta che ha fretta di sferzare e aver dominio su quattro sauri, è in quella fanciulla la fretta di giungere a scambiare un giorno qualche frase sull'alto del cocchio, troneggiante tra un fascio di colori, d'ombrelli e di assise brillanti, mentre un'aria più fresca sferzerà il suo viso e il sorriso della natura smagliante avrà un nuovo, ineffabile dominio su di lei.

Tonio sa tutto!

Incomincia la lezione di coaching. Un cavallo che non spranga calci è un tavolino di mogano intarsiato, quattro redini che aggiungono un congegno infitto al tavolo e per ove passano le redini stesse allacciandosi poi a pesi che rappresentano la maggiore o minore resistenza dell'ipotetica quadriglia. E guidare una quadriglia non è çosa tanto facile, specie una signora. La futura coachwoman alle prime lezioni spesso si sbaglia e afferra una redine anzichè un'altra, o scambia erroneamente quella dei vheelers (cavalli di timone) con quella dei leaders (cavalli di volata). Ecco adunque come si procede. Le quattro guide debbono restare nella mano sinistra e restarvi in modo saldo. E' indispensabile che esse restino salde, ferme nel palmo della mano e siano egualmente tese. Avvertasi ancora che la mano sinistra sarà come il perno d'ogni movimento. Le guide di volata debbono rimanere l'una nella mano destra tra il dito indice e il medio, l'altra nella mano sinistra tra il dito pollice e l'indice. Quanto alle redini del timone, il loro posto è tra il dito mignolo e l'anulare. Queste due dita debbono rimanere sempre chiuse poichè afferrano in sostanza tutte assieme le redini, passando ognuna evidentemente nel palmo della mano.

La prima lezione consiste nell'imparare il modo di regolare le redini e cioè tirare o allentare quelle del timone o quelle di volata, a seconda dei casi. L'allieva in sulle prime è molto confusa e si direbbe che non le siano neppur sufficienti due mani. In seguito sarà la lezione della frusta. Anche questa è cosa delicata e difficile. Difficile poichè pur tenendo le redini, occorre saper toccare coll'estremità della frusta questo o quell'altro cavallo, opportunamente e senza inquietare gli altri.

A questi pochi cenni dati di sfuggita dobbiamo aggiungere che, eccezione fatta delle donne americane, ben poche signore sanno guidare bene una quadriglia. E' notissima in Francia per la sua valentia a questo riguardo la duchessa d'Uzės e la professoressa di coaching, la signorina Edwin Howlett, una signora che inizia le figlie dei miliardari americani nell'arte di condurre un tiro a quattro . A New York il coaching- club conta tra i suoi numerosi soci parecchi nomi femminili, e a Londra, alla sfilata del Four in Hand driving club nel Hyde Park, qualche gran dama inglese conduce l'aristocratico coach.
Col sole si apre qualche spiraglio tra il cielo imbronciato, sul terreno solido, cosparso di fine ghiaia, sentiremo anche noi ben presto il passo spigliato di qualche quadriglia elegante sapientemente condotta da una gentile coachwoman, alla quale renderanno primo omaggio le fitte siepi di biancospino nascente.

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