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09/10/2018
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Cocking cart

Le carrozze

Cocking cart - la carrozza del gallo

L’Inghilterra, specialmente, ha prodotto una varietà enorme di modelli di carrozze, ogni costruttore aveva i suoi modelli speciali, metteva sul mercato una distribuzione molto ampia di modelli e sotto la propria designazione apportava o meno delle piccole variazioni.  I primi cocking carts, (carrello per gallo) che secondo l’interpretazione letterale del termine servivano per trasportare inizialmente i galli da combattimento, furono costruiti all’inizio del 19esimo secolo.
Visto che erano molto alti e difficili da mantenere in equilibrio, con le loro sedute poste lontano rispetto all’asse, e quindi abbastanza instabili, sparirono dopo qualche tempo. Conobbero una rinascita negli anni 80 del secolo scorso nella carrozza in tandem, la struttura della cassa sembra composta dai due cofani, anteriore e posteriore di un Coach. Si narra che venisse utilizzata dai giovani Drivers dalla guida spericolata per recarsi agli incontri di combattimento di galli. Galli che venivano alloggiati in speciali cassette di legno custodite nel vano centrale della cassa.


Si suppone che il combattimento dei galli si svolgesse già nell'antica Persia nel 4000 a.C. e che fosse uno dei passatempi al tempo della civiltà della valle dell'Indo (3300 a.C.-1500 a.C.). Un'altra fonte sostiene che i galli si diffusero nella Valle dell'Indo più per i combattimenti che come alimento, e che intorno al 1000 a.C. assunsero anche un significato religioso. Secondo la Encyclopædia Britannica, era popolare nell'antichità in India, Cina, Persia e altri paese asiatici; fu introdotto nell'Antica Grecia ai tempi di Temistocle (524 a.C.–460 a.C.). ed ebbe larga popolarità nella Roma Antica. In seguito si diffuse verso nord e tra il XVI ed il XIX secolo divenne uno degli spettacoli più di moda tra l'aristocrazia inglese. Ai tempi della Dinastia Tudor, il Palazzo di Westminster aveva un proprio "gallodromo di corte". I britannici esportarono i combattimenti nelle colonie americane, da dove si diffusero nell'intero continente.

Incuriositi abbiamo fatto una ricerca in merito, ritrovando in un antico volume dell’anno 1846 una descrizione dettagliata di come si svolgevano questi combattimenti nella città di Londra.

Si è messa a profitto la naturale insuperabile antipatia di questi animali per spingerli  fra di loro a combattersi, lacerarsi e non cessare dal combattimento se non con la morte del vinto. Questo spettacolo barbaro ha nondimeno formato presso gli antichi e forma ancora per una strana anomalia dello spirito ai dì nostri il diletto di alcune delle nazioni più incivilite; è in uso presso i Cinesi, ma principalmente in Inghilterra, dove i combattimenti dei galli, non che siano un divertimento frivolo e di poco momento, sono anzi un’arte la quale ha i suoi addetti, una scienza che ha i suoi scrittori, un trattenimento che attira sempre un gran numero di curiosi, fra i quali si fanno scommesse ragguardevoli sull’esito più o meno probabile di tali lotte animalesche. Lo spettacolo ha luogo in un vecchio edificio di Londra, detto Cockpit, sito circolare, intorno al quale sorgono in anfiteatro tre o quattro ordini di gradini.

Nel centro della sala di questo edificio il terreno si solleva in una forma rotonda di 18 a 20 piedi di diametro, ed è coperto da una stuoia, essendo gli orli medesimi di questo piccolo rialto sormontati da una corona di terra, alta 8 o 10 pollici, per impedire che i galli precipitino sul suolo durante il combattimento. Lo spazio accordato ai combattenti è circoscritto da un cerchio di due piedi e mezzo di diametro, segnato colla creta, e che ne comprende un altro, segnato allo stesso modo, ma assai più ristretto, in cui si collocano i galli uniti becco a becco, allorché, venuta meno in essi la forza di assaltarsi, si è obbligati ad aizzarli a straziarsi a furia di beccate. Una grande lamiera assicurata alla volta della sala illumina lo spettacolo, allorché questo ha luogo in tempo di notte. Quivi si radunano anche molti gentiluomini, attanagliati dal morbo delle scommesse,  che recano in piccole gabbie di legno i loro campioni. Ivi trasportati in particolari calesse a due ruote denominati Cockinc cart (carrello per gallo), affidando ai loro speroni le proprie rendite a volte con esiti funesti.

Poco innanzi di far cominciare il combattimento si ha cura di spargere acqua sulla superfice della stuoia perché i galli non abbiano a scivolare, e ciò fatto si estraggono i campioni da due gabbie situate ai lati opposti della sala. Gli speroni di questi galli sono guerniti di acutissime punte di acciaio, affinché concorrano gli strumenti dell’arte a far più feroci ancora le tendenze della natura. Le cure più minute accompagnano ciascuna operazione al fine di impedire le frodi da parte dei padroni o dei loro incaricati. Frattanto, mentre da ogni parte della sala si accettano o si propongono scommesse per questo o quel gallo, i rispettivi padroni li hanno già posti sulle stuoie, dove i curiosi o gl’interessati possono esaminarli a loro bell’agio. Il primo atteggiarsi dei galli, quando si veggono uno di fronte all’altro, è nobile e magnifico.

Stanno un momento ad osservarsi colla testa alquanto inclinata, poi tosto s’avventano con una incredibile rattezza, le loro ale s’intrecciano, s’immergono a vicenda gli speroni nelle carni, e ben tosto i due accalorati combattenti non formano quasi più che un solo. Talvolta i primi colpi sono mortali, tal altra il combattimento si prolunga con pari successo. Non è raro allora il vedere i due galli aprire il becco, trar fuori la lingua palpitante, l’occhio, dinanzi si vivo, ora s’appanna. Se vi è interruzione nella lotta, e i due combattenti, vinti dalla stanchezza, cadono affranti, uno dei padroni conta fino a dieci, spirano loro coraggio e li pongono nel cerchio minore. Se poi uno dei due campioni rimane inoperoso per quel che impiega uno dei padroni a contare sino a quaranta, il primo è dichiarato vinto.

Il silenzio che ha fino a quel punto regnato nella sala, è rotto da un tumulo di esclamazioni che scoppiano da tutte le parti, e in mezzo a tale frastuono s’odono le voci degli scommettitori che chiedono le somme vinte ai loro avversari. Di tal fatta è lo spettacolo che offre in Londra un combattimento fra galli.  I Francesi non ne vollero rimanere addietro in questa sorta di divertimenti, e fecero opera d’introdurli in Parigi. Durante gli anni 1828 e 1829 , e nei primi sei mesi del 1830, vari combattimenti di galli ebbero luogo al bosco di Boulogne ed in uno degli alberghi che sono nella strada di Saint-Honoré; ma gli avvenimenti di luglio che sopravvennero poco dopo, li voltarono ad altri combattimenti, e la costumanza di quelli dei galli ripassò lo stretto per tornare a Londra dond’era  venuta. Alla metà del XIX secolo furono emanate le prime leggi che lo proibivano nel Regno Unito e negli Stati Uniti, dopo le quali rimase clandestinamente attivo per lungo tempo. I combattimenti di galli furono vietati in Inghilterra, nel Galles e nei territori britannici d'oltremare con una legge del 1835, mentre nel 1895 il divieto fu esteso alla Scozia.

Curiosando abbiamo scoperto un’altra affinità nelle storie riguardanti la nascita della parola cocktail; deriverebbe dalla fusione delle parole cock (gallo) e tail (coda), poiché la composizione multicolore di alcuni cocktail ricorderebbe appunto la livrea del pennuto. Pare infatti che nel 1840 la vivandiera Betsy Floyagan durante la Guerra di Secessione servisse ai soldati una bevanda corroborante realizzata mischiando alcuni distillati: furono gli stessi soldati che, vista la colorazione vivace di quella bevanda alcolica, le diedero il nome di cocktail. A rafforzare questa ipotesi sull’origine del termine cocktail si trovano in racconti originari dell’America Centrale: si festeggiava la fine di un combattimento tra galli con un brindisi fatto con succhi e liquori in onore alla coda del gallo sconfitto, che andava in premio al proprietario del gallo vincitore.

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