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19/04/2018
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Ass. ex Carrettieri Genovesi

Att. lavoro

Quando GENOVA era la  CITTA' di UOMINI e CAVALLI

Le strade risuonavano di richiami per Giulli, Pippo, Balin, Dora, Pina, Milord, ma anche per cavalli che si chiamavano Coppi, Bartali, oppure Binda, Olmo, Girardengo data la passione travolgente per il ciclismo eroico di tutti i carrettieri. Erano tantissimi, c'erano 190 ditte che possedevano cavalli e negli anni cinquanta c'era una scuderia con 125 cavalli sotto la Lanterna e un'altra, da cinquanta cavalli in via De Marini, e di tante razze e provenienze, a seconda dell'impiego e delle caratteristiche. Per il tiro leggero dei furgoni si impiegavano cavalli veloci, resistenti e generosi come il Maremmano e soprattutto lo svizzero Franches-Montagnes o Freiberger, derivato dal Purosangue inglese, dall'Anglo-Normanno e dal cavallo del Giura Bernese.

Carlo Ghersi, uno dei più attivi tra i circa cento soci dell'Associazione Ex Carrettieri genovesi e Sostenitori del Finimento Genovese-Tiro pesante: che riunisce chi sui carri ci lavorava «come Cialin, cioè Pierino Tavella, il nostro presidente, che di anni ne ha ottantasette» e i figli di chi l'ha fatto, come lo stesso Ghersi e, fino a pochi mesi fa, Giovanni Rebora, docente di storia economica e figlio di un padrone di carri a Sampierdarena.
Reduci ed eredi, erano in parecchi, all'assemblea annuale dell'associazione: a chiedersi, prima di tutto e un po' provocatoriamente, se sia il caso di continuare ad esistere. E poi, a cercare di trovare chi voglia chiamarli per portare fuori dal magazzino di Fiumara, ma anche da Pino Soprano o dalla Fontanabuona, i carri e il tram a cavalli, e i cavalli e un paio di muli, che attendono la chiamata. «Ovviamente ci siamo detti che bisogna continuare ad esistere, che però quello che chiediamo non è altro che un minimo sostegno, a partire da un posto per questo materiale, che è unico.
E' in un magazzino nascosto tra lungomare Canepa e il nuovo quartiere che ci sono il cavallo Magnan, il carro, un carretto del 1910 e una parete immensa di cavezze, finimenti, briglie, pennacchi. A prendersene cura sono i soci dell´Associazione Ex Carrettieri genovesi e Sostenitori del Finimento Genovese-Tiro pesante. Carri & tram d'altri tempi_per Genova un sogno viennese, nascosto alla Fiumara un patrimonio ben conservato che potrebbe rilanciare il volto turistico della città. E non solo…
Tutti i materiali, dalla rena di fiume alla calce, dal cemento ai pali per le impalcature(che erano di legno e lunghi), vennero portati ai cantieri edili dai “tombarelli” e dalle“barre”, anche la ghiaia di mare veniva caricata sui tombarelli e si vedevano lunghe filedi cavalli intenti a trascinare fuori dalla battigia il loro pesante carico. Nascosto tra lungomare Canepa e il nuovo quartiere , una barra del 1910 (cioè un carretto a due ruote, capace di caricare 80 quintali).
Frigun, il furgone, carro genovese di inizio Novecento con tanto di quattro rispettabili botti da 800 litri di vino ciascuna. Una botte piena pesava dai seicento agli ottocento chili, era disposta sul carro in posizione orizzontale e veniva scaricata facendola scendere lungo due stangoni, veniva trattenuta da un cavo che il carrettiere teneva con le mani e via via seguiva e frenava la discesa.
Una parete immensa di cavezze, finimenti, briglie, pennacchi. « Ma vedete che patrimonio? Noi ci mettiamo qui, una volta ogni sei mesi, a spolverare tutto, a ungere i finimenti perché non si crepino... vorremmo poter uscire da qui per una parata come non facciamo dagli anni Ottanta, tirare fuori i carri, il tram a cavalli,  e vorremmo tanto che potesse essere usato ai Parchi di Nervi o a Villa Duchessa di Galliera.

Ma a Ghersi, a Cialin e agli altri, c'è ancora una cosa che sta a cuore:
la fontana-abbeveratoio dei carrettieri, per generazioni un punto di riferimento all'interno dello scalo ferroviario di Terralba, adesso è riparata dalle auto da una corona di catenelle, vorremmo che se ne facesse carico il municipio, la sistemasse, che i restauri li facessero i ragazzi della scuola Edile.
Ma soprattutto, metterla in vista, e raccontare cos'era».


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