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22/09/2018
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Viaggi:la carrozza

Viaggiare

"le gout du voyage -  il gusto del viaggio"

Mi definisco un viaggiatore sedentario che ama visitare luoghi di un tempo alla ricerca di particolarità ormai sconosciute ai più, dei tempi  andati, quando la vita scorreva con altri ritmi. Ho steso sul mio tavolo antiche carte topografiche e mappe di un’ Italia storica di fine settecento, allora calpestata da viandanti e viaggiatori provenienti da oltralpe e oltremanica. Curioso osservare come tra il XVI e il XVII secolo un viaggio nell’Italia papalina fosse considerato il coronamento di una buona educazione, il momento di passaggio dall’età adolescenziale a quella adulta. Nasceva con l’espressione “GRAN TOUR” il viaggio continentale, specie in Francia e in Italia, intrapreso da generazioni di aristocratici e borghesi, in particolar modo inglesi.
Nel XVIII secolo questo fenomeno raggiunge il suo massimo fulgore e acquista connotati di vera e propria consuetudine didattica. L’arte della vita con gli altri non si impara in uno studio, il viaggio aggiunge conoscenza e pratica, formando un carattere compiacente capace di adattarsi ad ogni ambiente e classe sociale.

Elemento fondamentale di questi viaggi di angosce e piaceri del Gran Tour è la carrozza, ora intesa come strumento di trasporto ora come autentico emblema di un’epoca. La mia curiosità ha ormai preso il sopravento e “parto” nella lettura di aneddoti, informazioni e notizie su manuali e resoconti di viaggio, soffermandomi in particolar modo su quella “etichetta” di viaggio che disciplinava le varie componenti di questo viaggio avventura di inizio secolo. Il viaggio materiale include diversi elementi  che variavano a seconda delle disponibilità finanziarie di ognuno, dove il ricco poteva intraprendere il viaggio con propria carrozza e servitù, o a “noleggio”  con l’ingaggio di un vetturino. Mentre il borghese viaggiava a seconda delle disponibilità della propria borsa con un “corriere” o con le normali carrozze da “posta”.

La descrizione di una carrozza inglese in giro per l’Italia ci è fornita dai Tales of a Traveller (1822):
chi ha visto nel continente una carrozza inglese di tipo familiare, avrà notato l’impressione che essa provoca: è una sintesi dell’Inghilterra, un piccolo lembo della vecchia isola che va caracollando per il mondo. Tutto è stipato, accogliente, ordinato e su misura. Le ruote volventi su assi brevettate prive di cigolii; la cassa ben sospesa su molle, cedevole ai movimenti ma protettiva ad ogni urto. Poi la cassetta e la serpa, cariche di servitù ben vestita, nutrita a manzo, e altera, che dall’alto guarda il mondo circostante con sovrano disprezzo, ciecamente certa che ogni cosa non inglese sia sbagliata.

In primo luogo si presentava il problema meccanico della robustezza, della facilità di traino, dell'equilibrio stabile e sicuro di persone e bagagli. Concordano la maggior parte delle guide del tempo che si raccomandano all’uso di una carrozza di fabbricazione inglese predisposta per le strade continentali. Essa dovrà avere balestre rinforzate, ben collaudate e a breve escursione, deve essere munita di  ganci supplementari per muli o bovi da impiegare al traino sulle salite di montagna. Dovrà avere una cassa con chiodi e attrezzi vari per la riparazione, per lo smontaggio e il rimontaggio del veicolo nelle traversate di mare e per il passaggio delle Alpi. Cassa da sistemare ben chiusa sotto al veicolo appesa all'armatura in ferro della carrozza.

Si studiava con attenzione il disegno e la distribuzione dei ripostigli sotto i sedili, di cassetti segreti sotto i finestrini anteriori, di tasche invisibili sotto la tappezzeria imbottita, al sicuro dalla polvere e accessibili solo attraverso ben celate fessure e negromantici  portelli simili alla lampada di Aladino. Si aveva cura di sistemare i cuscini dove non potevano scivolare, a smussare gli angoli per riposare tranquilli, ad adattare prudentemente ganci e molle alle tendine, a far si che i finestrini chiudessero alla perfezione, cosa da cui dipendeva effettivamente la metà del piacere del viaggio in carrozza. Si tentava di adeguare tutti questi concentrati di lusso di questo piccolo appartamento a chi si sarebbe seduto nei vari posti in quella che sarebbe stata la dimora per i futuri cinque o sei mesi.       

La carrozza è il simbolo centrale dell’epoca dei grandi viaggi, un simbolo che genera i propri esempi unici. Quando nel 1816 venne esposta al London Museum Piccadilly la carrozza usata da Napoleone nella campagna di Russia, si registrò un incredibile concorso di folla. Al di là della leggenda napoleonica, la carrozza venne riprodotta e analiticamente descritta in numerosi manuali di viaggio del tempo come esempio insuperabile di ambulante comodità. L’esposizione coincideva infatti con la ripresa in massa dei viaggi continentali dopo la lunga fermata delle guerre napoleoniche. Come in ogni viaggio occorre una sosta, richiudo le mappe, inizio a trascrivere come allora, per i futuri viaggiatori di questa epoca virtuale.

Informazioni e annedoti tratti da: Quando viaggiare era un'arte - Attilio Brilli.

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