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17/09/2018
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Giudici per caso!

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GIUDICI PER CASO!


In Italia e all’estero non esiste un corso di laurea né un albo professionale: chiunque può fare il Giudice di attacchi di Tradizione, un vuoto che ha consentito tra le varie associazioni la proliferazione di personaggi poco credibili. Come scrive l’eminente Carlo Gnecchi Ruscone: “Per salvaguardare e tramandare la Tradizione bisogna innanzitutto conoscerla. Per conoscere la Tradizione bisogna o avere la fortuna di averla vissuta, cosa oggigiorno abbastanza difficile, oppure averla appresa dalle passate generazioni, o osservando e studiando le documentazioni e l’iconografia dell’epoca. Cosa abbastanza difficile in quanto la documentazione disponibile sul mercato è abbastanza modesta e di difficile reperibilità”.

L’arte del giudizio è una scienza complicata, che si avvale di diverse materie per studiare le numerose variabili di un mondo ormai scomparso. Più passa il tempo e più si scolorano e si confondono le differenze tra vero e falso, bello e brutto, quali e quante siano le regole codificate di una verità impossibile da possedere. Eppure rimane intatta la necessità di orientarsi rispetto a giudizi comunque indispensabili per chi intenda muoversi in questo sport. Da qui l’inevitabile domanda: quali sono le vie attraverso le quali si forma una metodologia di giudizio? Secondo quali criteri un maestro istruisce un allievo?

Il fronte è talmente ampio e delicato che necessità di procedere con grande cautela, è scegliendo i migliori interlocutori possibili, (Tassinari, Volpini, Gnecchi, ecc.) leggendo le pagine dei loro testi che potremo in parte acquisire una conoscenza che aiuterà a distinguere che negli attacchi tutto è il contrario di tutto, e lo dimostrano i “sacri testi” che spesso non concordano tra di loro.  L’arte del giudicare diventa più delicata che mai in quanto ognuno porta con sé il proprio bagaglio culturale appreso in anni di osservazione e studio di un “effetto farfalla”, metafora dell’occasionalità con la quale si presentano gli eventi per poter osservare e giudicare equipaggi in contesti di Tradizione.

A complicare le cose è poi la geografia del nostro territorio, dove tra nord e sud esistono delle differenze sostanziali, per non parlare delle differenze tra i vari stati europei, legate alle tradizioni locali che a volte possono generare conflitti di buon gusto. Non per questo dobbiamo sentirci intimoriti nell’affrontare un così arduo compito. Il giudizio non è mai una formula matematica, ma un’espressione soggettiva basata sulla cultura e preparazione in materia della singola persona. I Giudici nazionali sono nominati dalla Federazione Italiana Sport Equestri (F.I.S.E.) che detiene un elenco di nominati che nel corso degli anni passati hanno conseguito la qualifica a vario titolo.

A causa di varie vicissitudini nel settore, il numero dei Giudici F.I.S.E. attualmente rimasti in esercizio nel settore della Tradizione si è notevolmente ridotto, come rarefatti sono diventati i così detti “corsi di aggiornamento”, che tra l’altro sarebbe utile denominare “Incontri di confronto sulla Tradizione”. In quanto ai Giudici, chi li nomina dovrebbe valutare attentamente coloro che hanno una vasta e provata conoscenza culturale nel settore; non semplicemente chi ha fatto qualche (un paio) di affiancamenti a Giudici ufficiali le cui valutazioni sono discutibili. Infatti nei concorsi di eleganza i criteri di valutazione dei vari giudici risultano spesso diversi a seconda del gusto personale; i punti di vista possono facilmente divergere, talvolta a ragione.

Ogni giudice non può che esporre il proprio punto di vista personale, attribuendo un diverso peso ad ogni singolo scostamento dalla tradizione. Se lo studio porta alla conoscenza, la pratica ne affina i concetti; per questo sarebbe molto utile da parte di chi intende aspirare ad una qualifica di Giudice l’aver praticato sul campo l’arte delle redini lunghe nei contesti di Tradizione. Assumersi la responsabilità di essere a capo di un equipaggio in gara significa dover controllare ogni particolare di tutto l’insieme, carrozza, cavalli, finimenti, passeggeri, ecc. Per controllare occorre conoscere, per conoscere occorre sapere, per sapere occorre aver appreso da chi ha saputo trasmettere la conoscenza. Una spirale nella quale si entra dalla base crescendo man mano che se ne ampliano le proprie capacità.

La mansione di un Giudice non deve essere solo quella di presenziare ad un evento di Tradizione e giudicarne i partecipanti, il suo deve essere un impegno costante nel tempo per ricercare e perfezionarsi nel tempo, accrescere ogni giorno il proprio bagaglio di conoscenze in materia, per poter in seguito istruire al meglio i futuri equipaggi. Occorre che gli ultimi depositari di tutto questo “SAPERE NON CODIFICATO” si uniscano per indicare a tutti i nuovi appassionati, la giusta strada da percorrere, con normative chiare e precise che non lascino possibilità d’interpretazioni personali. Se non vogliamo assistere a eventi "carnevalate" dove ognuno interpreta la Tradizione a uso personale.


Compito delle associazioni è quello di farsi promotore per la nascita d’eventi atti a diffondere questa cultura, promuovere eventi teorici e pratici, tenuti da veri esperti del settore. Non occorrono necessariamente influenti personaggi esteri, che il più delle volte creano differenti valutazioni sulla base delle proprie tradizioni e costumanze locali. Disponiamo di persone tra le migliori in Europa, riportiamole in cattedra e con umiltà impariamo!  

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