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19/03/2019
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Cocchiere

Scuderie

"il cocchiere"  
G.C. Volpini

Il cocchiere di famiglia signorile ha generalmente parlando, statura piuttosto alta, è paffuto, robusto, unpo’ corpulento, e possiede ottima vista. Porta corti i capelli, ma se li tiene un po’ lunghi e terminanti in piccola basette sulle tempia, cura che sieno sempre diligentemente avviati, con scriminatura ben diritta, senza però perdere troppo tempo nel fare la sua toeletta. Ha la barba, giornalmente rasa, le unghie corte e pulite, e nell’insieme ha un aspetto serio, simpatico ed autorevole. Un cocchiere con baffi e barba non è ammissibile.

Sempre corretto e pulito nel vestire, la sua livrea, quando è indossata, è senza macchie e ben spazzolata, gli stivali brillano di un bel lucido, ha la cravatta, il colletto ed il davanti della camicia, di una bianchezza irreprensibile. Adopera guanti di pelle forti e molto larghi, e non guanti da ballo; in caso di pioggia li sostituisce con guanti di lana, perché questi non si induriscono e lasciano sentir meglio il contatto delle redini.

Di carattere buono, di una puntualità inappuntabile, non dedito al vino, geloso della propria riputazione, mette il suo orgoglio nello spiccare sugli altri. Affezionato al suo mestiere, cura con tutta diligenza che i cavalli, e tutto il materiale che ha in consegna sia sempre in ottima condizione. Non si lascia mai andare ad atti di collera contro gli animali che gli sono affidati e lungi dall’usar modi brutali, li tratta con dolcezza e amore.

Di una onestà a tutta prova, egli sa che il proprietario da cui dipende, si affida a lui completamente, consegnandogli nelle mani un capitale che alle volte è assai cospicuo, potendo una sola pariglia di cavalli valere dieci, dodici mila lire ed anche più, ed affidando alla sua perizia ed alla sua diligenza, le persone più care della famiglia, della cui incolumità egli è responsabile.

Quanto più valente è nel suo mestiere, tanto meno egli si dà l’aria di volersi imporre alle altre persone di servizio, come se fosse un personaggio indispensabile ed impossibile a sostituire, perché sa che questo è il vero modo di rendersi uggioso ed insopportabile, dando anche prova di poco discernimento. Tratta i suoi dipendenti, garzoni di scuderia, con modi urbani e più che col timore, s’impone loro colle buone maniere, e coll’esempio, cattivandosene il rispetto e l’affezione. Si astiene perciò dall’adoperare il loro gergo e le parole, qualche volta trivali, da essi usate, né permette che se ne pronuncino in sua presenza.

Prudente e dotato di giusto criterio non gli avverrà mai di essere esposto a gravi rischi o di trovarsi in frangenti pericolosi. Quando è a cassetta non vi deve essere chi lo uguagli nell’arte del guidare. Se egli è solo a disimpegnare il suo servizio e non ha uomini di scuderia che lo aiutino, come per lo più avviene presso famiglie borghesi, deve raddoppiare di oculatezza e di buona volontà per adempiere scrupolosamente ai propri doveri. Oltre alla cura dei cavallo, o dei cavalli se sono due, e che devono formare la precipua preoccupazione sua, allorchè procede alla pulizia della carrozza e dei finimenti, deve usare ogni maggiore diligenza per ovviare subito a quei piccoli guasti che naturalmente succedono.

Il non far ricucire subito una correggia che ne abbia bisogno, il lasciare che un po’ di ruggine si infiltri fra le molle della carrozza, il non far riparare subito una razza che si muova, lasciare che un po’ di sabbia o di polvere penetri nella bronzina, o sui fusi di sala e via discorrendo, sono tutte piccole cose a cui deve attentamente badare ed apportar rimedio se non vuol correre egli stesso, e far correre ai suoi padroni disgrazie alle volte gravissime.

Di un’altra buona e speciale qualità deve essere dotato il cocchiere, se ama cattivarsi la benevolenza dei suoi padroni; ed è quella di non prestar orecchio ai discorsi che si tengono dalle persone che egli trasporta e se mai gli avviene di non poter far a meno di sentirli, deve essere tanto prudente e delicato da non riferirli ad altri.

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