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29/11/2020
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Cab Shelter

Curiosando

Cab Shelter:
l’affascinante storia dei rifugi dei
“Cab Man”

Molto spesso, passeggiando per le vie londinesi, ci si imbatte in curiosi capanni verdi in legno, i Cab Shelter, ossia i rifugi per taxisti. Ma qual è l’affascinante storia che si nasconde dietro la loro costruzione e a cosa servono? Spesso trascurati da residenti e turisti, sono oggi protetti dall’English Heritage e dichiarati di forte rilevanza storica. I Cab Shelter, rifugi per taxisti londinesi, vantano una storia affascinante, potresti facilmente non notarli, liquidandoli come negozi di venditori ambulanti di cibo chiusi, ma sparsi per la capitale ci sono dei piccoli capannoni verdi che in passato hanno svolto un ruolo molto importante. Nel 1875 si usavano ancora le carrozze, ce n'erano di private oppure a noleggio, ma in entrambi i casi i vetturini erano legati dallo stesso destino, patire il freddo e la fame per ore, in attesa dei loro clienti. Molti di loro finivano a passare le attese nei Pubs, anche in pieno giorno, con risultati incresciosi, fu principalmente questa la ragione che spinse a trovare una soluzione appositamente per loro.
L'ambiente di lavoro di un cabby era duro e spietato. Consisteva nell'essere appollaiato sul suo taxi in ogni condizione atmosferica, e a Londra, in particolare nei mesi invernali, ciò significava soffocare nella nebbia, sferzare la pioggia, piovere a dirotto, mordere il vento o congelare con la neve.

La soluzione si concretizzò nei casottini, poco più grandi di una carrozza a due cavalli, in modo che occupassero poco spazio e potessero essere locati proprio per strada. Costruiti per la prima volta alla fine del XIX secolo, per legge nel 1800 quando i taxi di Londra erano i così detti “Hansom Cab”, i conducenti non potevano lasciare la carrozza mentre erano parcheggiati in attesa di un cliente. Ciò rendeva molto difficile per loro ottenere pasti caldi ed era molto spiacevole in caso di maltempo. Se fossero andati in un pub a comprare del cibo, avrebbero dovuto pagare qualcuno per occuparsi del loro cavallo mentre erano dentro al pub, altrimenti sarebbe stato rubato. Inoltre sarebbero stati tentati di bere alcolici sul posto di lavoro. Per questo il conte di Shaftesbury creò una associazione benefica che provvedesse a creare dei riparti per i taxisti e i loro cavalli e carrozze.  Questi rifugi erano piccole capanne verdi, che non potevano essere più grandi di un cavallo e di un carro poiché si trovavano spesso in mezzo alla strada.

Costruiti tra il 1875 ed il 1914, 61 di questi edifici furono costruiti intorno a Londra, il primo in Acacia Road a St John's Wood. Avevano l'aspetto di piccoli cottage e molti erano nella zona Ovest della città. La maggior parte era composta da un addetto che vendeva cibo e bevande (analcoliche) ai tassisti e disponeva di una cucina in cui l'operatore poteva cucinare pietanze e anche il cibo fornito dai tassisti stessi e avere direttamente in carrozza una tazza di caffè caldo. L'addetto non era generalmente pagato, ma si aspettava di realizzare un reddito da queste vendite. I rifugi erano inoltre dotati di sedili, tavoli, libri e giornali, molti dei quali donati dagli editori o da altri benefattori. La maggior parte poteva ospitare da dieci a tredici uomini però il gioco d'azzardo, bere e imprecare erano severamente vietati.

Oggi ci sono 13 capanni ancora in piedi e sono aperti solo ai tassisti, il pubblico può comunque acquistare cibo e bevande da un bancone esterno. Il Cabmen’s Shelters Fund, esistente ancora oggi, che serve piatti caldi, economici e veri british agli autisti delle black cab, dal costo compreso tra le 5 e le 8 sterline… davvero basso per essere a Londra. In origine erano 61 i rifugi edificati nel raggio di 6 miglia da Charing Cross, contenenti anche libri e quotidiani donati dai benefattori per aiutare i taxisti a trascorrere il tempo, fornendo loro spunti e argomenti di riflessione. Se siete proprio curiosi di vedere il loro interno dovete aspettare gli Open House London Heritage Days in cui i capanni sono aperti anche al pubblico.

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