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10/12/2018
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Cavalli dello Czar

Cavalli

Cavalli russi dello Czar
Esposizione di Vienna 1873

Photo: Tamara Antipina

Due volte per settimana, il martedì e il venerdì, verso le tre ore pomeridiane, il ceto elegante si affolla dinanzi agli annessi dell’esposizione russa. In quella scelta riunione si potrebbero vedere le più spiccate individualità dello sport e del turf. Nel giorno e nelle ore succitate, gli ufficiali della razza imperiale fanno uscire e trottare i bei cavalli russi, la cui fama già da lungo tempo era giunta fino a noi, e che ora colla loro presenza aggiungono nuova attrattiva alla nostra Esposizione cosmopolita. I cavalli russi sono in certo qual modo più antichi dei loro padroni. Si conosce l’epoca in cui i Russi penetrarono nel vasto paese che attualmente porta il loro nome; ma non si potrebbe dire quando vi comparvero per la prima volta i loro cavalli. Gli Sciti ed i Sarmati, predecessori dei Russi, erano celebri nell’antichità come intrepidi cavalieri; anzi, gli Sciti, adoravano il sole, loro dio, sotto la forma di un cavallo.

Il cavallo è argomento prediletto d’una quantità di leggende slave. Le orde tartare, allorché penetrarono sul territorio russo, vi condussero seco una enorme quantità di cavalli, che modificarono la razza indigena, e ne moltiplicarono in modo singolare la varietà. L’imposta stabilita sulla vendita dei cavalli era una delle più importanti rendite della corona, e le funzioni di gran scudiere erano la prima carica di corte. Tuttavia la prima razza istituita allo scopo di migliorare le razze cavalline del paese venne fondata dallo Czar Ivan o Giovanni III solo allora che tutti quei granducati furono riuniti sotto un solo scettro. Il che rimonta alla data del 1500. La celebrità di questi stabilimenti è dovuta ad uno stallone di grande bellezza, stato regalato allo Czar da Sten Snorr re di Svezia; ma la loro organizzazione regolare ebbe luogo appena sotto il regno di Alessio, padre di Pietro il Grande.

Questo Principe fece comprare alcuni stalloni in Asia, (qui si introduceva in Russia la razza puro sangue) e fece del pari ricercare nell’Estonia e nella Livonia cavalli d’una razza particolare, designati sotto il nome di Klepper (nella lingua del paese significa in generale ronzino, cavallo vigoroso, ma di statura al di sotto della media). Pietro il Grande, che metteva la mano in tutto, riformò i cavalli come aveva riformato gli uomini. Fece comperare in Prussia a Slesia giumente e stalloni, creò importanti stabilimenti equestri nei governi di Kasan, Azof e Kief. Nel 1722 furono decretate le corse in campagna aperta. Sotto il regno della czarina Anna si fecero all’estero nuove e importanti compere, e si procedette in pari tempo ad una completa riorganizzazione delle razze di giumente e di stalloni.

Ma il grande miglioratore della razza cavallina in Russia fu il conte Orloff Cesmensky, che fece incetta di produzioni tipiche in Oriente, in Inghilterra, Danimarca, Olanda, Meclemburgo, Spagna e Normandia. La mercé di continui esperimenti e di una vigilanza incessante nella scelta dei riproduttori, questo eminente dilettante giunse a creare una razza di cavalli d’una specialità brillante e d’un merito incontestato, di cui vedemmo al Campo di Marte i campioni con un interesse tutto particolare. Questa razza andò sempre migliorando di generazione in generazione, ed ora è veramente rimarchevole per forza, per rapidità, per precisione e correzione dei movimenti. Al principare di questo secolo gli istituti degli stalloni russi stavano sotto l’amministrazione del direttore delle scuderie di corte, mentre l’allevamento delle giumente, affidato ad un’amministrazione separata, spettava ai reggimenti che possedevano altresì terreni speciali fissati pel loro mantenimento. Nel 1843 questo sistema venne profondamento modificato e trasformato da nuovi regolamenti. L’amministrazione delle razze fu costituita in 24 depositi, aventi ciascuno 60 stalloni, presi dalle razze imperiali, e che servivano a coprire gratuitamente le cavalle dei privati.

Il Conte Orloff, quando fondò il suo stabilimento di stalloni, aveva espressamente proibito che se ne vendesse mai alcuno: essi dovevano rimanere sempre sulle sue terre. Era un monopolio che aveva per primo risultato di opporsi al miglioramento generale della specie mercé d’uno de’ suoi mezzi più energici e più sicuri. Lo stato fece un sacrificio: acquistò tutt’intera la razza di stalloni del conte Orloff , e la mise in circolazione. A datare da questo momento si può dire che vi fu una riforma radicale e un miglioramento incontestabile nell’allevamento del cavallo russo. Ma se il trottatore Orloff è in certo qual modo il cavallo regolare, e, per cosi dire, il cavallo classico della Russia, non è però il solo, ed havvenne ancora una quantità di cui bisogna tener conto quando vogliasi apprezzare giustamente la ricchezza equina della Russia.

I più famosi fra questi, che io chiamerò volentieri i cavalli irregolari, sono incontestabilmente i cavalli cosacchi, i quali possono ancora suddividersi in una quantità di specie diverse. Questi cavalli, che errano pascolando a greggi innumerevoli nell’immensa solitudine delle steppe, sono tutti di origine asiatica, e conservano un tipo particolare che permette di riconoscerli a prima vista. In generale sono piccoli, il capo è asciutto, magro, quadrato, le narici assai aperte, l’occhio pieno di fuoco, magra e nervosa la gamba: sono questi i cavalli che forniscono il contingente più prezioso alla rimonta della cavalleria leggera. Gli stalloni della Corona, questi produttori ufficiali del cavallo russo, trovansi nei due governi di Worenege e di Harkoff, contano circa 3000 capi, ed il deposito ha 1000 stalloni. L’esposizione dei cavalli russi, fu organizzata con la massima cura dal generale Grunwald.

L’onorevole generale nulla omise per dare tutto il possibile splendore e solennità a questa parte di esposizione del ricco suo paese, e vi riuscì in modo superlativo, presentandoci i tipi più belli e più vari di tutte le regioni della Russia, dai cavalli del polo nordico e della Siberia cinese, fino a quelli della Russia meridionale ed allevati sulle rive del mar Nero. L’amministrazione superiore degli stabilimenti—stalloni russi è rappresentata all’Esposizione universale dal generale Moerder , direttore già da otto anni delle razze della Krenovaya, distinto cultore della scienza ed arte ippica. Il signor Basilio di Kopteff, addetto al signor Moerder per coadiuvarlo, è uno dei più distinti sportmen di tutta la Russia.

Amministratore intelligente della razza Orloff, sa nondimeno riconoscere la superiorità del sangue inglese, e, mediante pubblicazioni accurate ed erudite, tiene informato il proprio paese di tutto quanto può interessare il mondo dello sport. Finalmente, il personale equestre dell’Esposizione russa comprende un’altra persona assai distinta, il signor Leone di Seniavine, capitano di cavalleria, addetto all’amministrazione degli stalloni. Il servizio veterinario è affidato ad una specialità eminente, il sig. Ignatief. Gli intelligenti ammirano in particolare tre cavalli da sella: Frante, Faken e Fasan; Bivacco, escito dalla razza di Streletsk, composta quasi per intero di produttori di origine orientale; Iscander-bascià, di proprietà del principe Romeno-Damiens-Sangusko, che alleva principalmente cavalli di puro sangue arabo; Beduino appartiene al signor Bodvin.

Lascio da parte alcuni cavalli da tiro di diverse razze straniere, e vengo ai differenti  tipi dei cavalli russi: Vasska, stallone baio bruno, di razza Bitiugue, cosi denominata dal fiume di ugual nome, che bagna le fertili preterie tanto favorevoli all’allevamento del cavallo per lo sviluppo della corporatura e per l’acquisto della forza; Fine, della razza filandese che somministra a tutta la russia eccellenti trottatori; Vapsikass, tratto dalla razza Torguel, proprietà della nobiltà di Livonia, e consacrata particolarmente a quella specie di Klepper di cui parlavamo più sopra. Questa razza esiste da tempo immemorabile sull’isola di Cesel; è creduta di origine orientale, e conservò l’eleganza di forme e la bellezza del capo del suo ceppo primitivo. Un cavallo Jmude, particolarmente atto ai lavori agricoli e raccomandevole per la sua forza e docilità: Konfetka, stallone di mantello color isabella, appartenente alla razza di Owa, piccolo, ma robusto, rapido nei movimenti, natura dolce, carattere docile; Baschkir, cavallo a mantello picchiettato (leardo pomellato?) il cui nome si confonde con quello della sua razza istessa.

Di forma ordinaria, ma di un estremo buon mercato, questi cavalli pieni di forza prestano grandi servigi in tutto l’interno del paese, e noi dobbiamo esserne gratissimi dell’averceli fatti conoscere;  Donetz, cavallo nero, cosacco, originario delle rive del Don. Questi cavalli, la cui origine è attribuita all’incrociamento dei cavalli indigeni coi loro vicini tartari, naghaissi, turchi e circassi, godono di una fama di coraggio e di forza che li rese celebri nel mondo intero. Citeremo altresì per ultimo, Kabardinetz, cavallo del Caucaso, appartenente alla razza Cabarda, impiegata di preferenza per il servizio di cavalleria irregolare; Khan, bel stallone di mantello sauro dorato, della razza Karabagh, formata coll’incrociamento della razza indigena col puro sangue dell’Arabia, Turchia, Persia. La Russia che ci invia questi bei campioni delle sue razze ippiche, racchiude nell’immenso suo territorio 20.370.000 cavalli, distribuiti per 19.500.000 nei governi della grande Russia, 612.500 in Polonia, 256.500 in Finlandia. Chi inclinasse a rimproverarci una prolissità che non è abituale in noi, vorrà forse scusarci in riguardo all’importanza dell’argomento che ci è famigliare e caro.

LUIGI ENAULT.        


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