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15/01/2018
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Borromeo d'Adda

Scuderie

Le scuderie di:
Villa Borromeo d'Adda
Arcore - MB

con la collaborazione di: Edoardo Oliviero Radaelli

Sempre alla ricerca delle bellezze nascoste nelle nostre Ville e residenze nobiliari di campagna, ho avuto l'occasione di visitare, grazie ad una mostra intitolata: IL RE IN CARROZZA - Società e costume in età umbertina alle Scuderie di Villa Borromeo d'Adda, le annesse scuderie vero centro focale dell'evento. L’edificio delle Scuderie si inserisce nel notevole contesto di valore architettonico e paesaggistico rappresentato dal complesso edilizio e botanico della villa Borromeo d’Adda di Arcore.
Questa si compone della settecentesca villa padronale detta “La montagnola”, del grandioso parco “all’inglese”, del sistema di edifici di servizio, della cappella e delle Scuderie, realizzate nel 1895 dal Marchese Emanuele d'Adda.

Il Marchese Emanuele d'Adda (1847-1911) fu esponente attivo della vita militare, politica e sociale durante il Regno d'Italia. Eletto deputato nel 1882 e riconfermato per due mandati successivi, venne nominato senatore da Giovanni Giolitti nel 1892. Personaggio attento alle condizioni di vita nelle campagne lombarde, colpite in quegli anni da una grave crisi agraria, si contraddistinse sia come consigliere comunale (Arcore) che come consigliere di Milano e presidente della cooperativa "per assicurazione d'indennità, malattie e pensioni per l'inabilità al lavoro". Emanuele, ereditata la proprietà arcorese dal padre Giovanni, avviò alcuni importanti interventi di ampliamento della villa, del parco e delle pertinenze. Un duplice intento quello del Marchese d'Adda: rinnovare la sua residenza "per dotarla delle comodità richieste dalle nuove esigenze" ma anche per dar lavoro ai coloni del paese. Fece ridisegnare il parco secondo il modello architettonico all’inglese, dall’ing. Balzaretti, in conformità alle nuove mode romantiche, intervenne sull’edificio de La Montagnola, realizzò la cappella con opere di V. Vela. Successivamente nel 1880, Emanuele D’Adda commissionò all’arch. Emilio Alemagna (Milano, 1833 – Barasso, Varese 1910), noto professionista, allievo e collaboratore del Balzaretti, alcuni interventi di abbellimento ed ingrandimento del parco, acquistando nuovi appezzamenti di terreno attigui alla sua proprietà, in maggior parte, circa 300 pertiche, dei nobili fratelli Valerio; cosicché giardino e parco, dalla complessiva misura di circa 5 ettari, raggiunsero quella ben maggiore di 30 ettari. L’ingrandimento di terreno richiese a sua volta altri lavori di riordino, altre costruzioni. Anzitutto una nuova scuderia.

L’antica veniva a trovarsi troppo vicina ai recenti locali d’abitazione; e d’altra parte, capace soltanto di dodici posteggi di cavalli, era diventata ormai insufficiente. Era l’epoca in cui il re Umberto e la regina Margherita trascorrevano volentieri diversi mesi all’anno nella superba villa di Monza; e d’autunno specialmente vi tenevano, una o due volte alla settimana, inviti e riunioni della principale nobiltà dei dintorni. Spesso, dopo tali convegni, il marchese d’Adda invitava parenti ed amici a pranzo nella sua non lontana villeggiatura di Arcore. Vi si recavano coi loro equipaggi, e occorreva quindi una scuderia più ampia. In un anno (1894-95) si demolì l’antica e se ne costruì una nuova capace di venti cavalli. Una scuderia significativamente diversa, sia per stile, ma soprattutto per dimensioni (oltre 1000 mq) se confrontata con quelle di altre ville gentilizie lombarde.

Il fabbricato, realizzato in muratura portante, su due piani, occupa una superficie complessiva di 1.120 mq, si componeva al proprio interno di un ampio cortile centrale, sovrastato da un ampio lucernario in ferro e vetro appoggiato su quattro colonne in ghisa site negli angoli. Di circa 170 mq di superficie e di oltre 10 m. di altezza al colmo, intorno al quale erano posti in posizione gerarchicamente subordinata, venti poste e due box per i cavalli, due grandi rimesse per le carrozze ed i calessi, un locale per lavoro, un locale con camino per i cocchieri, i locali di servizio per la collocazione delle selle e dei finimenti, da altri vani adibiti ad usi inerenti sempre al servizio di scuderia al piano terra. L’uso strutturale di tecniche, d’avanguardia per quel tempo, con una concezione assolutamente architettonica delle strutture stesse usate in modo leggero per plasmare la materia e fletterla all’esigenza di illuminazione totale dell’interno – fatto certamente inusitato nella Brianza del Barocchetto Teresiano – sono un dato saliente degno di attenzione: colonne cave di ghisa entro cui corrono i pluviali dello smaltimento delle acque piovane, sorreggono dapprima, a sbalzo, i ballatoi d’angolo e quindi, con una interazione spaziale, un anello rigido che a sua volta è preludio di un tetto interamente di vetro: meraviglia che ancora oggi pare di cogliere tra chi, ignaro, visiti le Scuderie per la prima volta, nonostante la diffusione di tali modalità dagli anni ’20 in poi.

Una realizzazione anzitutto funzionale, attenta agli aspetti dell'igiene e della salubrità, ed al contempo esteticamente gradevole, secondo quei dettami che hanno caratterizzato la figura del committente Emanuele d'Adda.
"In questo fabbricato si è cercato di riunire tutto quanto si può desiderare in fatto di comodità e salubrità. Pavimenti sani e non sdrucciolevoli, divisioni in ferro e legname facilmente riparabili, coperture delle murature sui fianchi delle poste e dei box con tavelle in porcellana a colori, mangiatoie in ghisa smaltata, griglie scorrevoli apribili dal basso con meccanismi in ferro e serramento a vetro a ribalta pure apribile dal basso con congegni speciali".

E’ in tale contesto che possiamo inserire le prime informazioni e notizie storiche relative al manufatto delle Scuderie, a cui lavorò l’arch. Alemagna.

Lo dimostrano la scelta di adottare le canne di caduta del fieno dal piano primo al piano terra in modo di evitare la dispersione di polveri negli ambienti di servizio, i camini di sfiato dei gas prodotti dalla fermentazione dei raccolti stipati nel fienile, le forme e le dimensioni delle mangiatoie con gli angoli di appoggio arrotondati, gli abbeveratoi e i meccanismi di chiusura degli stalli, le colonne divisorie delle poste, le griglie di scolo dei liquami, il pozzo interno con acqua potabile, il serbatoio dotato di soffione per il lavaggio delle carrozze. Tutto concentrato ad assolvere nel miglior modo le esigenze di una scuderia avanzata negli aspetti tecnici del tempo, perfettamente rispondente alle indicazioni del "Trattato di igiene veterinaria" del dott. Ferruccio Faelli, pubblicato successivamente nel 1903.

Le Scuderie della villa, oggi restaurate con un sapiente intervento di restauro conservativo, hanno riportato alla luce, in tutta la sua bellezza, questa importante testimonianza storica di fine Ottocento. Riconsegnandole al pubblico con un nuovo ruolo importante, se nel passato furono il centro logistico in occasione di cortei di gala, di passeggiate o di viaggi con carrozze e cavalli, oggi, riqualificate ospitano mostre di arte, convegni ed eventi, ultimo per ordine di data: "il re in carrozza" che con il contributo eccezionale della Presidenza della Repubblica, sono state concesse alla visione due carrozze di grande valore storico. Questo grazie a tutta l'amministrazione comunale che ha saputo ben amministrare il proprio patrimonio storico, nella speranza che in futuro in occasione di una nuova "mostra a tema", di ritrovare una carrozza in sede stabile in questi ambienti che nel passato ne videro transitare di splendide.

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