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09/10/2018
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Carrozza di rispetto

Le carrozze

Carrozze di gala, da parata;
Carrozza di rispetto,
rigorosamente vuota


informazioni da: Carrozze regali; di Marco Lattanzi

"Il corso di fine carnevale era uno dei momenti culminanti dei mesi in cui la corte restava a Torino, più o meno da metà dicembre sino a Pasqua. In quel periodo si svolgevano la stagione del Teatro Regio e i grandi balli di corte. Il corso del carnevale era normato dal cerimoniale, ad aprirlo era la carrozza degli scudieri delle principesse, seguita da quella del cavaliere d'onore della regina. Dopo di queste era la carrozza di parata, dove era la sovrana: ai due lati dei cavalli erano i paggi, mentre a lato del cocchio si trovavano le guardie del corpo, con i loro ufficiali in vicinanza delle portiere. Seguivano la carrozza di rispetto (rigorosamente vuota), quelle delle dame della regina e delle dame delle principesse."

Troviamo in questo prezioso volume (che non dovrebbe mancare nella vostra biblioteca)
la conferma della reale esistenza di una carrozza di scorta nei cortei reali e papali, destinata ad accogliere il sovrano, la sovrana in caso in cui la prima avesse avuto dei contrattempi.

La carrozza di rispetto era tipica del cerimoniale spagnolo, dove era in uso sin dal Seicento. All'epoca essa precedeva quella del sovrano, mentre nel Settecento venne spostata dietro. La carrozza di rispetto del re di Spagna a fine Settecento "era estremamente ricca, con ornamenti rosso e oro e con pannelli dipinti in modo ammirabile". La carrozza di rispetto risulta in uso anche a Napoli; ne abbiamo conferma in una descrizione riportata sulla "Gazzetta universale del 1791". Nello Stato sabaudo la prima attestazione del suo utilizzo risale all'incoronazione di Vittorio Amedeo II a Palermo nel 1713. A Torino era usata solo dalla regina sia nel corso delle carrozze di fine carnevale sia nelle visite che essa compiva in Quaresima. Quando la sovrana usciva in "mezza gala" essa non era presente.

Le berline "degli Sposi" e il "Telemaco", usato come carrozza di rispetto e quindi vuoto, in occasione delle nozze
di Vittorio Emanuele II e Maria Adelaide d'Asburgo il 12 aprile 1842.
Litografia di Michele Doyen su disegno di Giuseppe Barone.

 


Milano Nel Settecento e Altre Testimonianze dei Tempi

 

le passeggiate per Milano con nove equipaggi a tiro sei, preceduti e seguiti da squadroni di cavalleria e dalle guardie del principe Eugenio; gli evviva di torme festose; gli entusiasmi infine di tutta una popolazione animata dalle idee allignanti un secolo e mezzo fa, e mi limiterò a ricordare l'arrivo dell'ambasciatore dell'Altezza reale di Savoja. " Veniva detto rappresentante preceduto da una carrozza di rispetto, di Corte, e poi da un'altra, pure di Corte, per l' ambasciatore con il conte di Mollard , cavaliere della chiave d' oro; in appresso venivano tre pompose carrozze a tiro sei del suddetto ambasciatore, la carrozza del quale era attorniata da sei paggi superbamente vestiti di bleu, tutti trinati, con maestria d'arte, d'argento, portando rossi pennacchi sui cappelli; dodici staffieri con vaghissime livree gallonate d'argento: in appresso veniva un seguito di carrozze numerosissimo, piene di molti cavalieri milanesi e piemontesi."

"Nel museo di San Martino due quadri rappresentano appunto la rivista militare di Piedigrotta, con l'intervento della Famiglia reale borbonica. Il lungo corteo è composto così: otto carrozze di gala, contenenti i gentiluomini di camera ed i maggiordomi di settimana, fiancheggiate ognuna da due valletti di corte. Due soldati a cavallo, poi la carrozza di rispetto, con l'attacco a otto e il cavalcate sul cavallo di sinistra della prima pariglia; indi due squadriglie di soldati a cavallo, guidati da un ufficiale; dodici volanti in due righe e altrettanti valletti; in complesso quattro file; due righe di sei alabardieri, in totale dodici. Vien dopo la vettura del Re, a otto cavalli, come la carrozza di rispetto, con il cavalcante allo stesso posto, i valletti sono ai lati dei cavalli; in essa vedesi il Sovrano e la Regina, entrambi a capo scoperto. Due ufficiali cavalcano presso la vettura, e otto paggi a piedi, quattro a sinistra e quattro a destra, l'attorniano. Due quadriglie di guardie del corpo seguono la stufa reale. E nel quadro appresso, che è la continuazione del primo, si scorgono cinque carrozze, nelle quali sono i principi e i grandi dignitari di corte. Le vetture hanno l'attacco a sei cavalli, e una coppia di lacchè per ciascun lato. Altre tredici carrozze chiudono il corteo e sono quelle del seguito. Il prof. Parisi fissa questa parata... tra il 1747 e il 1748."

Museo nazionale di San Martino
Sala delle carrozze

Sono ospitate le carrozze reali, tra cui quella più antica della città essendo stata realizzata tra la fine del XVII e gli inizi del XVIII secolo. Nella sala sono affissi nelle pareti anche gli stemmi reali e vicereali in marmo.

Con la fine delle grandi monarchie e l'evoluzione della carrozza, le imponenti berline di gala perdono il loro ruolo dimostrativo della magnificenza della dinastia e dello stato. Al loro posto compaiono altri tipi di vetture più o meno importanti; Landau, Broughman o Clarence, Mylord e Vis a Vis, Caleche e Phaeton. La migliore affidabilità dei nuovi mezzi è forse il motivo principale della scomparsa della carrozza di rispetto o di scorta, l'avvento dell'automobile ne segnò inesorabilmente la fine. Rimase il termine, carrozza di rispetto, anche se cambiò la sua funzione; dai cortei reali in pompa magna all'ultimo viaggio di ogni cittadino, il funerale.


Ne abbiamo trovato testimonianza in una descrizione delle esequie avvenute il 6 settembre 1958 a Boscoreale - Napoli.
Caratteristico funerale (o “esequie”) fino agli anni Sessanta.
Di norma il corteo funebre rispettava una organizzazione ben precisa, aprivano le tipiche composizioni funerarie di fiori dette “ghirlande”, portate a braccia e sulle carrozzelle; seguivano i sacerdoti con i chierichetti; immediatamente dopo il carro funebre, sovente di gran pompa; dietro le orfanelle con le suore di Cristo Re; poi il corteo di familiari e amici a piedi. Dopo i parenti e gli amici a piedi, seguivano la carrozza o le carrozze "di rispetto", così dette perché, al termine della cerimonia, su di esse prendevano posto per essere riportate a casa le persone di riguardo (sacerdoti, ecc.). Data la lunghezza del corteo, talora una persona appositamente addetta controllava l’andamento della marcia.

Con la definitiva scomparsa delle carrozze, soppiantate dall'automobile, si è perso anche l'ultimo utilizzo di queste carrozze di rispetto, oggigiorno nella Tradizione moderna il termine "di rispetto" è rimasto ad indicare la "frusta di rispetto" o scorta che solitamente troviamo su carrozze di una certa importanza quale accessorio complementare ad arricchirne l'eleganza.

 
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