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10/11/2018
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Bastaj

Finimenti

Nuovo dizionario universale di arti e mestieri 1833
Il  BASTAJO

Questo mestiere, unito altra volta a quelli del sellajo e del carrozzaio, faceva con essi una sola comunità, che aveva il diritto di fabbricare ogni sorta di fornimenti per le bestie da soma e da tiro, nonché ogni sorta di vetture pel trasporto delle persone. Siccome però adesso il bastajo non fa che i fornimenti ad uso delle bestie da soma e dei cavalli de’ carrettieri, così qui non parleremo che di questa parte, e rimanderemo: 1° all’arte del sellaio per quanto spetta alla fabbricazione delle selle, gualdrappe ed altri arnesi dei cavalli da maneggio e da vettura, 2° all’arte del carrozzaio, per la costruzione e guernitura delle vetture, carrozze, carri, calessi, ecc.
I materiali impiegati dai bastaji, del pari che dai sellaj, sono cuoj, pelli conciate, pelli preparate con pelo, tela, borra di bue, di vitello, e quella di montone che chiamano borra bianca; crine, lana in matassa d’ogni colore, spago a due fili, filo grosso, filo bianco e di colore, e paglia di segala.


Il genere di cuoj o pelli che adoperano, è cuojo d’Ungheria, che è cuojo di bue preparato in bianco; se ne fa anche di cavallo, ma di qualità assai inferiore; il cuojo d’Ungheria non vendesi che a mezze pelli che chiamasi bande: il cuojo d’Allemagna, che è cuojo di vacca preparato come il precedente; il cuojo d’Inghilterra, che è di bue o di vacca, preparato color biondo; esso è granito o lisciato; il cuojo di bue nero lisciato; il cuojo marocchinato di vacca, di vitello e di montone ed il marocchino; la pelle di montone conciata in alluda gialla; la pelle di montone bianca, la pelle o il vello del montone; la pelle di maiale conciata, la pelle di castore (castoro) conciata; le pelli di vitello, di tasso e di cinghiale col pelo.

Gli arnesi che fabbrica il bastajo sono i basti, le paniottine o cuscinetti, le briglie, i collari, i fornimenti per le carrette e tutti quegli ornamenti che vi si appartengono. La costruzione di un arnese qualunque per renderlo compiuto ed atto a servire, domanda due operazioni; la prima consiste nel tagliare tutti i cuoj per dar loro la forma conveniente; la seconda nel legarli fra di loro con varie cuciture, o con nodi od altre unioni di varie sorte secondo il luogo ove si trova ogni legame e l’effetto che deve produrre. Noi descriveremo queste due operazioni; ma prima bisogna far conoscere gli utensili di cui si serve il bastajo.

Il battitore o batti-borra, è uno strumento poggiato sovra un tavolato, lungo 2 metri e largo circa un metro; ad uno dei capi vi ha una traversa forata con otto buchi, nei quali sono fissate otto funicelle, lunghe due metri, che poscia attaccansi per l’altra estremità ad una seconda traversa, che non è attaccata al tavolo: nel mezzo di questa si fa entrare un manico di legno, lungo 6 a 7 decimetri. Prima di battere la borra con questa macchina, la si pone sul tavolato e la si digrossa battendola con due bacchette; poscia prendendo il manico del battitore e tendendo le corde, se ne batte la borra fino a che sia affatto divisa e leggera. Si potrebbe sostituire questo metodo, mal sano per gli operai, a motivo dela polvere e dei peli chi inghiottono respirando, la macchina a cilindri che impiegasi per accordellare.

Il morsetto di legno composto di due pezzi, uno dei quali mobile, serve a tenere gli orli delle pelli che si devono cucire.
Il coltello a piede
serve a tagliare il cuoio spingendolo all’innanzi; e la falciuola che serve a tagliare traendola indietro.
L’incastro
serve a tracciare dei segni sulle coregge di cuoio intaccandone la superfice.
La grande stampa
e la piccola servono a forar le corregge per passarvi le punte o ardiglioni delle fibbie.
La lesina
per le ciappe serve a forare le fessure attraverso cui passa la striscia di cuoio con cui si fa la ciappa.
La ciappa
è fare una specie di cucitura o di commessione fatta con istrisce in luogo di filo.
La lesina a cucire
serve a fare i buchi per le cuciture propriamente dette.

La forma è composta di due grossi pezzi di legno d’olmo alti un metro, di figura conica, della grossezza di 15 centimetri in alto, e 45 abbasso. Si adopera per porre in forma i collari.
La verga
da distendere è una bacchetta di ferro lunga circa un metro e mezzo, munita di un bottone ad una cima, e resa piatta dall’altra ed un poco incavata; serve a spingere la paglia nell’imbottitura del collare.
L’ago da trapuntare
, è un poco ricurvo, e serve per fare quelle grandi impuntature che ravvicinano la cima del collare.
Il passa corda
, serve ad infilare gli spaghi per farli passare dove si vuole: fa le veci dell’ago da reti.
Il serra punti
, di legno, serve a prendere lo spago ed attorcigliarlo, per avere maggior forza per istringere i punti.


Lo spiedo da puntare, si adopera a introdurre e mescere la borra nella paglia.
Il ferro da imbottire
, appuntito da un capo, quadrato ed incavato dall’altro, serve a riempire di borra i basti dei muli; e l’ago da imbottire, serve a passare lo spago attraverso l’imbottitura degli stessi basti.
Il cava-borra e il caccia-borra
, i cui nomi fanno conoscere abbastanza l’uso a cui sono destinati.

E’ inutile descrivere gli altri strumenti che adoperano i bastaj, poiché questi sono conosciuti od impiegati da altri operai; fra questi sono il capestro ed il guardamano, che i bastaj chiamano guanto reale, i quali sono gli stessi di quelli adoperati dal calzolaio. I bastaj hanno ancora nel mezzo della loro bottega un deschetto ossia una tavola quadrata, larga 6 o7 decimetri, circondata d’un orlo alto un decimetro, su cui poggiano i loro utensili ed i loro materiali.

Del taglio dei cuoj e del loro modo di riunire i vari pezzi.
In quest’arte non si potrebbero dare regole certe sul taglio del cuoio; si avrà soltanto l’attenzione che il dosso dell’animale è sempre più il forte, ed esaminando la pelle, si vedrà ciò che si possa trarre dal forte e dal debole secondo gli oggetti che se ne devono fare. Alla fine di questo articolo daremo un nuovo metodo per tagliare con molta giustezza le coregge e le strisce di cuoio. Quando i pezzi di un arnese vennero tagliati, si tratta di unirli insieme. A tale oggetto i bastaj servonsi di aghi o quadretti, nei quali infilano grosse acce o spago più o meno grosso, ma sempre attorno a due cordoni: essi cuciono ancora con istrisce di vacca e di montone bianco o rosso: questo è ciò che essi chiamano costura. Essi hanno varie maniere di cucire, alcune comuni, come la cucitura a sopragitto, a punto aperto ecc. ed altre loro particolari, come la cucitura da commettere, che rassomiglia quasi affatto a quella che i calzolai chiamano punto intrecciato; la cucitura a mezza unione, ecc.


La ciappa è un’altra sorte di cucitura che non si fa mai che con istrisce di cuoio; essa è destinata a contenere, nella specie di anello di ferro, un cuoio che la attraversa, ecc. i bastaj fanno pure molti nodi diversi, adatti ad ogni sorta di pezzi, e variati seconda che lo esigono i luoghi ove sono: questi nodi, fatti sempre con istrisce di cuojo, sono: il nodo dritto, il nodo incrociato, il nodo piatto o a zampa d’oca ed il nodo piatto o d’accoppiamento.
Il nodo dritto
non è che il nodo ordinario raddoppiato da un secondo nodo stretto sul primo in senso opposto.
Il nodo piatto o di accoppiamento si fa colla striscia medesima, quando la si impiega per ravvicinare due pezzi uno all’altro. Lo si adopera per tenere insieme le stecche d’un collare; allora la striscia medesima così annodata chiamasi accoppiatura.
Il nodo incrociato o a zampa d’oca, si fa per attaccare l’un sopra l’altro vari cuoj larghi.
Il nodo quadrato si fa quando trattasi di unire insieme due parti di coregge o di strisce, serve principalmente pei fornimenti dei muli.

Dei fornimenti dei cavalli da caretta.
I cavalli che attacansi alle carrette sono, a parlar propriamente, i cavalli di forza e di fatica, così i cavalli grandi ed intieri sono più convenzionati per tal genere di servizio. I loro fornimenti esser devono molto solidi. Alle vetture a due ruote, come carrette, barre, ecc. non si attaccano mai i cavalli che uno dinanzi all’altro. Quello che è subito vicino alla vettura, posto fra le stanghe, ha un fornimento più complicato, poiché, oltre al tirare, deve sostenere una parte del peso della vettura, tutti gli altri non facendo altro se non che tirare, ne hanno uno molto più semplice. Quello che è fra le stanghe dicesi cavallo da stanghe; quello che procede subito dopo, il cavallo da bilancino, il terzo cavallo d’aiuto quando ve ne sia un altro innanzi ad esso, altrimenti chiamasi cavallo d’innanzi. Si può attaccarne un gran numero, ma quando siano più di cinque, occorre un secondo carrettiere. Il fornimento della parte anteriore di ogni cavallo di carretta componesi della briglia e del collare. La briglia è formata di varie parti che prendono i nomi di testiera, frontale, sguance, museruola, soggolo, e dei porta-morso agli anelli dei quali sono le corregge delle redini: vi si aggiungono vari ornamenti di cui parleremo in seguito.


Il tagliare il collare di un cavallo da carretta non è già cosa la più agevole; essa è anzi tanto complicata e di una minuziosità così imbarazzante, che sarebbe impossibile di poterla descrivere qui a dovere senza moltiplicar le figure per ben seguire questa operazione fino al suo perfetto compimento. Se ne intenderà facilmente il motivo; staea sopra una tavola una pelle di montone conciata, senza avere alcuna norma fissa che serva di regola, bisogna comporre una specie di sacco lungo, irregolare nella sua larghezza, ma che abbia sempre tutte le proporzioni necessarie, quando dopo averlo riempito di borra e di paglia se lo avrà riunito pei due capi; ma questa prima pelle non essendo mai bastante, vi si aggiungono varii pezzi; si cuce ogni cosa insieme, eccettuati i due capi che lasciansi aperti;

Rovesciasi questo sacco, se lo empie di paglia e borra, come si è detto; si attaccano due cime l’una contro l’altra; il che, quando ponesi nella forma, gli dà la figura di una ellisse traforata nel mezzo da parte a parte. La parte più elevata del collare chiamasi la testa; essa è coperta d’un pezzo di cuoio che dicesi il cappuccio. L’imboccatura è abbasso della testa, dove il collare comincia a separarsi in due parti che sono i corpi del collare. Il luogo ove esso è più grosso al di dietro si nomina il ventre, la verga è quella specie di bottaccio che occupa tutto il dinanzi dei corpi. Finito che sia il collare, è bene strofinarlo con olio, il quale nutre il cuoio. L’olio di pesce è il migliore per tale oggetto. Il collare non è servibile che quando vi si hanno aggiunte e solidamente attaccate le due stecche; queste sono di faggio e di forma ricurva per potersi adattare al collare. Si fabbricano nei paesi che abbondano di legnami, dai quali spedisconsi in pacchetti di varie grandezze da sei decimetri di lunghezza fino a dodici; esse sono segate o spaccate. L’operaio le unisce a due a due, passandovi lo spago in un foro fattovi a bella posta al basso di ciascheduna.

Il tiratoio del cavallo da stanghe è una catena di ferro o una correggia a più doppj, e termina con due anelli che legano le stecche con ogni stanga.
La sella o il sellino
delle stanghe, il cui oggetto è di sostenere sul dosso del cavallo le stanghe di una carretta o di altra simil vettura, è composto di un fusto di legno fatto di quattro pezzi, cioè due arcioni e due sugheri. Queste parti fabbricansi nelle foreste d’onde vengono senza essere unite: tocca al bastajo assortirle e montarle, tagliandole con la scure e la raspa, vale a dire levando ad esse del legno, assottigliandole, e finalmente montandole stabilmente, riunendo i sugheri agli arcioni anteriori e posteriori con quattro chiodi. Gli arcioni adattansi a squadra sui sugheri in una intaccatura che hanno alla distanza di tre centimetri dalla loro cima; cosicchè gli arcioni sorpassano i sugheri tanto sul dinanzi che sul di dietro.

La cigna è una coreggia larga 5 a 6 centimetri e lunga circa 2 metri, inchiodata da un capo sopra uno dei sugheri del sellino, passa sotto il ventre del cavallo, e va ad affibbiarsi al capo opposto, in una fibbia la cui coda e inchiodata sull’altro sughero.
Il porta stanghe è unpezzo di cuoio bianco di bue che ponesi doppio sul sellino per sostenere appunto le stanghe della vettura.
L’imbraca o braca fatta di varie coregge, occupa la groppa del cavallo da stanghe; essa è attaccata a queste con due catene di ferro, una delle maglie delle quali viene a due grossi chiodi uncinati ficcati nelle stanghe molto vicino al porta-stanghe. Alla parte superiore dell’imbraca è fissata la groppiera. Una lunga coreggia, fissata per le due sue cime al sellino, e che abbraccia l’imbraca.


Ecco l’uso di tutte le parti principali del fornimento del cavallo da stanghe: le stecche servono a sostenere il collare; i tiratoj attaccati a queste, servono a tirar la vettura, il sellino sostiene il porta-stanghe che abbraccia le stanghe; le cigne fissano il sellino sul dosso del cavallo, e ritengono le stanghe in una salita col peso del cavallo da stanghe; l’imbraca lega il tirante di dietro del cavallo alla carretta con le catene che servono anche pel caso che occorra retrocedere; la correggia che abbraccia l’imbraca, è utile nelle discese, per sostenere la groppiera del cavallo ed aumentare i suoi pinti di appoggio; in ogni altro caso sono inutili, e perciò nei paesi di pianura non si adoperano.


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