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15/11/2019
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Milano 1871

Carrozzai

Esposizione industriale italiana 1871 Milano
Prof. Ignazio Cantù


Le carrozze:
Dei fabbricanti che concorsero a questo torneo industriale, fra i milanesi s’affacciano i nomi di Cesare Sala, di Francesco Mainetti, di Felice Grondona, di Pietro Ponzini, e Francesco Bani da Siena, Enrico Trinci di Pistoia, Raffaello di Napoli, Marco Fiorini di Bologna, Alessandro Locati e Giacomo Manè di Torino, fratelli Passaglia di Firenze.

Ma fra questa esposizione ferma l’occhio in modo speciale il landò del signor Mainetti di Milano. E’ una carrozza a due soffietti che con un sistema facile e istantaneo apre e chiude. Colla manovella che trovasi al fianco destro della cassetta del cocchiere, questi senza muoversi dal suo posto anzitutto e con un primo giro fa automaticamente entrare i cristalli nella incassatura e in pari tempo fa scendere perpendicolarmente i rotoli delle tendine, e continuando a girare la stessa manovella, i due soffietti si piegano su loro stessi e scoprono gradatamente la carrozza, potendosi anche arrestare la discesa dei medesimi al punto che meglio aggrada.

Tutto ciò può eseguirsi anche colla carrozza in moto e senza che al cocchiere abbisogni di abbandonare le redini; il movimento della manovella non richiede alcun sforzo. Nello stesso modo il landò si scopre, può chiudersi e come vuolsi, o a gradi o tutt’affatto.
Alla portiera tolse qualsiasi inconveniente; essa è di ferro e seppe far comunicare la maniglia esterna colla maniglia interna, applicandovi una serratura con un braccio che scende incassato nel fondo della portiera e dà un movimento ad altro braccio che risale dal lato opposto fino alla contro maniglia, evitando d’incontrarsi col cristallo, che per tal modo scorre liberamente nel vuoto spazio. Così la portiera potè avere sempre la stessa larghezza e non presenta più né incomodo, né pericolo a chi entra nella carrozza a soffietto chiuso.

Oltre tutti, il landò Mainetti ha il pregio di essere di forma assai elegante e accuratissima in tutte le sue parti, e merita speciale ricordo la ferratura nella partita davanti e nelle molle; la pelleria è del più fino lavoro, benissimo applicata la vernice. Ogni giorno quella carrozza riceve nuove lodi da tutti gli intendenti che traggono a visitarla, e il meccanismo essendo costantemente in movimento senza soffrire alcun danno, prova sempre meglio l’ottima invenzione.

D’una piccola carrozza di stile Luigi XV, Cesare Sala fece omaggio al Principino di Napoli fino dalla sua nascita. Per elegantissima forma, splendidi addobbi e perfetta costruzione, attira, l’ammirazione; lavoro affatto speciale che mette in evidenza la maestria dell’artefice. Anche il suo landò senza vestitura né vernice, fa vedere la sua ferramenta di mano maestra, e l’eleganza della cassa; e il sistema di chiusura automatico dell’inglese Rock. Il Sala adotta il sistema inglese dei cristalli rotti nel mezzo che ripiegati su loro stessi, occupano poco spazio nella portiera; ciò ha il doppio vantaggio di dare maggior luce alla carrozza, e di togliere alla cassa la forma pesante e poco armonica e comune nei landò ai quali è costretto il carrozziere, perché la portiera possa contenere il cristallo intero, senza darle troppo grandi dimensioni. I lavori del signor Sala presentano sempre mirabile precisione, verniciature stupende e selleria con arte minuziosa e finissima, ricchi addobbi e guarniture, donde risulta la superiorità anche in confronto della migliore carrozzeria inglese e francese.

Alessandro Locati di Torino offre un bellissimo legno chiuso Brougahm, di una rara finitezza di lavoro ed un Vis a Vis a padiglione di fattura inappuntabile sotto ogni rapporto, con seggiolo davanti mobile per adattare il legno all’attacco Daumont. Vi addice assai bene la tappezzeria in felpa, distinta ad un tempo e molto solida come si richiede per una carrozza da campagna. Benissimo eseguito il carro, e assai accurata la ferratura. Le carrozze di questo esponente primeggiano per verniciatura.

Felice Grondona ebbe la felicissima idea di mostrare a nudo la mano d’opera di fabbro in un Vis a Vis con soffietto che riuscì perfetto in ogni parte, segnatamente nel davanti, che è interamente di ferro, di assai ben riuscita fucinatura, leggiadro all’occhio per leggerezza non disgiunta da solidità. E bellissimi sono i due grandi bracci a spranghe di ferro che sostengono la cassa, e lodevole l’innovazione del pavimento interno fatto a parquets. Anche la selleria di panno e marocchino a grana Chagrin.

Delle due carrozze esposte dal signor Pietro Ponzini di Siena, una è in forma di Brougham, e puossi scoprire come un landò a un solo soffietto ma con scoprimento che richiede un lavoro ben più complicato. Con qualche difficoltà il Ponzini seppe nascondere le molle a compasso del soffietto e trovare mediante un congegno a molla, un sostegno al soffietto ripiegato. Ha però lo sconveniente di dover alzare il seggiolo del cocchiere, allorchè devesi calare o rimettere a luogo il telaio di copertura, tanto più incomoda in quanto che al sedile sono attaccati i lampioni, che dovrebbero essere fissati alla carrozza in modo stabile. Questa forma di carrozze chiamasi landolet.

Espone inoltre un vis a vis il sig. Landi di buona manifattura.

Francesco Belloni concorse con un Brougham, assai ben fatto, riccamente rivestito, di belle forme e proporzioni, colla partita davanti intieramente in ferro, a cui vediamo applicata una chiavarda a olio modellata con garbo e novità sul sistema Belvalette di Parigi. La leggerezza e il buon gusto di questo oggetto attira l’attenzione e fa prova della squisita abilità con cui i manufattieri di questo genere eseguiscono anche le più esigenti commissioni.

Enrico Orsaniga deve al perseverante studio d’essersi portato al paro dei meglio considerati di Milano. Il suo Brougham lodevole per curate proporzioni, ben rifinita tappezzeria, e per la ferratura e verniciatura. Serve il suo legno anche per attacco Daumont, benchè la forma della carrozza si presti poco a tale scopo. Sono lodati i bracci di ferro ben modellati che staccandoli dalla cassa reggono il seggiolo del cocchiere.


Pavesi e Crespi fabbricatori e merciai di carrozze, concorsero con un piccolo ma bel legnetto scoperto.

Biagio Rocca con due carrozze mostrò costruzione solida.

Per solidità, costruzione, verniciatura e proporzione, è lodato l’omnibus che espose la Società Anonima degli Omnibus di Milano.



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