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13/06/2019
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Bronzina

Terminologia

Bronzina o buccola

Chiamasi quella buccola, per lo più di bronzo che riveste tutta la capacità, interiore del mozzo. I due capi delle sale, sono foggiati a cono tronco allungato e quasi cilindrico, la qual parte dicesi fuso della sala: nelle vetture di lusso questo fuso è anche lavorato al tornio. Introducesi il fuso nel mozzo della ruota, e la sala tiene vicino al corpo della vettura un’impostatura acciò la ruota non possa andar più oltre. Per impedire che l’asse soffreghi sul legno del mozzo, cacciasi nel foro fattovi nel centro una buccola di bronzo, fusa in una forma di sabbia; ha essa la forma di un cono tronco lungo quanto il mozzo, ed è traforata d’un canale dello stesso calibro del fuso della sala.
Questa buccola, chiamata bronzina, tiene dal capo più grosso ed esternamente due pezzi rilevati, chiamati orecchie, che cacciansi a forza in incastri di una grandezza proporzionata, incavati nel legno del mozzo; queste orecchie tengono ferma la bronzina e le impediscono di girare senza la ruota con la quale vengono in tal modo a formare tutta una cosa. Nelle grandi vetture la bronzina si fa presentemente di ferro fuso.

Il canale che passa da parte a parte il mozzo per lasciar passare il fuso, deve essere precisamente riempito da questo. Verso la metà della sua lunghezza però, questo canale diviene un poco più largo, in modo che le sue pareti non toccano il fuso che verso le due cime e lasciano una camera o spazio vuoto intorno ad esso. Un foro fatto nel mozzo conduce a questa camera, e per esso introducesi la grascia o l’olio con cui ungesi il fuso per rendere più dolce il movimento. Questo foro fatto ad imbuto è chiuso con una copiglia o con una vite che si può levare o riporre quando si vuole. La sostanza grassa sparsa nella camera della sala, si distribuisce da se a poco a poco nelle parti soffreganti, per effetto del sistema di rotazione e dal calore che questo produce.

Fra l’impostatura della sala e la ruota, collocasi un cerchietto di ferro battuto, forato nel centro per lasciar passare il fuso; la ruota soffrega su questo cerchiello, chiamato contrafforte. L’altro capo della bronzina viene sorpassato dalla cima esterna del fuso, e vi si pone un cerchiello o cappello; il tutto viene ritenuto da una madrevite che invitasi in capo alla sala o semplicemente da una copiglia. L’attrito dell’asse sulla superfice interna della bronzina, sopra il cerchiello ecc. non tarda molto a consumare queste parti, e lasciar loro troppo giuoco. Ne viene che il moto produce dello strepito e principalmente che lo scuotimento affretta rapidamente il guastarsi della ruota ed anche fa rompere la sala.

Fra i vari mezzi immaginati per rimediare a tale inconveniente, quello suggerito da Leclercq, carrozzaio di Parigi, è il più semplice.
Dopo aver assicurata come d’ordinario, la bronzina sul centro della ruota, ponendo mente che questa bronzina sia poco più corta del mozzo, o lo si lascia sopravanzare per circa un pollice da ogni parte; egli pone in queste due estremità un grosso cerchiello di rame, tagliato a poligono di sei facce e tenuto verticale dal legno del mozzo che lo riceve in un incastro della stessa figura: questi due cerchielli sono bucati nel centro per lasciar passare il fuso della sala. Uno di essi appoggiasi contro il cappello che guernisce la madrevite, e l’altro contro l’impostatura della sala; anzi su questa superfice è incavato un circolo dello stesso diametro dell’impostatura per riceverla e scorrere sopra di lei girando. Bisogna immaginarsi questi due cerchielli come trascinati dal moto della ruota quantunque indipendenti sia da essa che dalla sala.

Nel piccolo spazio che si è lasciato vuoto fra la bronzina e ciascun cerchiello, spazio che forma una piccola camera profonda circa un pollice, si sono collocati vari cerchielli di cartone, sovrapposti e forati per il fuso; questi riempiono molto esattamente le due camere che sono fra la bronzina ed i cerchielli di rame, e sono stretti con molta forza gli uni sugli altri dalla pressione della madrevite. L’oggetto di questi cerchielli di cartone è quello di formare una specie di guancialetto semi-elastico che comprime continuamente i cerchielli di rame sulle loro impostature, vale a dire la maggior grossezza della sala da una parte ed il cappello della madrevite dall’altra.

A motivo di questa pressione continua, non avvi nessun giuoco fra i pezzi, lo scuotimento e lo strepito non vi sono più, o almeno quando osservasi che accadono, non si ha che ad aggiungervi due o tre cerchielli di cartone. Questi cartoni si imbevono di grascia e conservano un attrito moderato fra le parti che si toccano, si logorano poco e sono facilissimi da cambiarsi quando occorra. Nei torchi da stampa adopransi i cartoni per ottenere un effetto somigliante, e Leclercq imitò destramente un metodo già usato vantaggiosamente. E’ però verosimile che si potrebbe sostituire a questi cerchielli di cartone, alcune molle d’acciaio disposte fra i due cerchielli di rame e la bronzina.

Nelle ruote da carretta spesse volte si sostituiscono alla bronzina due grossi anelli di ferro, cacciati a forza nelle cime del mozzo, e il cui diametro interno è lo stesso di quello del fuso della sala.
Le bronzine delle carrozze furono scopo delle ricerche di molti che pretesero di migliorarle. Diedesi loro una figura triangolare, acciò la sala non le toccava che in tre punti; altri cercarono che essa non soffregasse che sulle estremità, creando a tal guisa di migliorarne l’attrito. L’unico effetto ottenuto da tali miglioramenti fu quello che le bronzine si logoravano infinitamente più presto e che l’attrito restava il medesimo, il che era ben naturale dopo la legge che esaminammo all’articolo attrito.


Già Leonardo da Vinci (1452-1519) durante i suoi studi riguardanti l'attrito intuì la possibilità di creare una sorta di primitivo cuscinetto (vedi figura). Non possiamo però non menzionare un’ingegnosa invenzione fatta su tale proposito da Lagarde-Mesanse e panter di Parigi, i quali ottennero per essa un privilegio (licenza) esclusivo di 10 anni nel luglio del 1825. La bronzina da essi immaginata non è che una specie di scatola chiusa da due cerchietti di ferro con un foro più largo del fuso della sala. Il diametro interno di questa scatola è molto maggiore di quello del fuso, ed all’intorno di essa, nello spazio che resta fra la sua parete interna ed il fuso, v’hanno tre o quattro od anche più, dei rotoli sui quali poggia il fuso medesimo. In tal guisa cambiasi in parte l’attrito di primo genere in quello di secondo.

Erano queste le basi dei primi cuscinetti moderni a rulli e sfere.

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