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20/06/2018
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Disparità di giudizio

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Ci riscrive un noto appassionato e
figura autorevole del mondo delle
carrozze di Tradizione
e degli attacchi italiani, riflessioni
che non devono passare inosservate.


Giurie nei Concorsi di Tradizione ed Eleganza.
Il dilemma della disparità di giudizio


Diciamola tutta! I Concorsi di Tradizione ed Eleganza non sono proprio quella passeggiata sui verdi prati di gara come appaiono agli occhi del pubblico ammirato e festante. Quegli occhi sono presi dai movimenti dei cavalli, dall'abbigliamento di conducenti groom e passeggeri, classico ma sobrio e fuori secolo (bombette, cilindri, guanti, grembiuli, dame in vestiti accollati cappelli a tesa larga o stretta, chiome raccolte in un retino, ombrellini) in sintonia con il mezzo e l'epoca che rappresenta,  dai colori e dalle forme serie e sinuose delle carrozze. E poi, tutto quel mondo in continuo fermento di equipaggi, cavalli e carrozze che senza perdere stile e classicità diventa algido ed altero allo sfilare in gara ma si concede gioioso, vinto dall'atmosfera festante, al suono della musica da parata nel carosello finale.

Ecco che cosa vedono gli astanti. Non possono vedere che quello che sanno. Un cavallo è un cavallo! Una carrozza è una carrozza!
Vedono anche le lunghe ore di addestramento del cavallo, la fatica sporca ai box, la paziente pulizia dei finimenti, la combinazione di finimento a collana o a pettorale con l'opportuno tipo di attacco, la carrozza d'epoca originale o le sue componenti ricostruite? Non credo proprio. Qui mi viene in aiuto l'esimio prof Daniel Garliner, uno dei padri riconosciuti della terapia miofunzionale, quando afferma: " Tu vedi quello che sai,  e se non sai una cosa non la vedi ". Vogliamo provare?


Sei all'aeroporto e sul tabellone delle partenze leggi:  JFK-CDG-BKK   Se quello è il tuo volo e non ti affretti, rimani a terra. Indica sinteticamente , per chi lo sa, il volo internazionale con partenza dal John Fitzgerald Kennedy di New York, scalo al Charles de Gaulle di  Parigi ed arrivo a Bangkok. Semplice, vero ?   Adesso che lo sai, lo puoi vedere.  

E qui a fianco ?
Una coppa?  Se propendi per lo champagne. Due facce viste di profilo se hai un po di immaginazione?  Mah !
Questo lungo fervorino mi aiuta ad introdurre un tema che da più parti mi viene suggerito e, quale giudice  internazionale nei Concorsi di Tradizione ed Attacchi, mi tocca personalmente, ponendomi severe domande sulla congruità dei verdetti delle giurie. Accantonato il dubbio d'imparzialità del giudice, lasciano perplessi disparità di giudizi a volte incomprensibilmente ampie fra gli stessi giudici.

Verrebbe facile osservare che i soggetti giudicati sono gli stessi per tutti i giudici, e la rosa pressoché omogenea dei punteggi attorno ai singoli equipaggi non sarebbe che la conferma della naturale graduatoria. Sennonché in presenza di uno o più  scarti troppo ampi nei punteggi dei giudici la classifica finale viene drammaticamente stravolta. Perché mai ?...  Può forse il giudice non allineato essere incorso in una sonora cantonata ?  Forse che si, forse che no - così scriveva il Vate D'Annunzio per esprimere i suoi dubbi - Perché il giudice nel suo verdetto, in tutta onestà intellettuale, fa appello alla sua cultura che è un insieme di sapere, opinioni, credenze, costumi, comportamenti. e..... vede quello che sa.

E quindi nel verdetto c'è il suo mondo. Semplice... no?  
Magari!    A rovinare la festa interviene l'esimio professore harwardiano  Burrhus F. Skinner con il suo "la cultura é ciò che resta nella memoria dopo che si é dimenticato tutto". Capirete allora in quale graticola si trova il giudice componente la giuria nei concorsi di Tradizione ed Eleganza, chiamato appunto a giudicare a colpo d'occhio dettagli, particolari ed insiemi, rifacendosi alla memoria di un periodo storico appena alle nostre spalle, ma decisamente travolto dagli enormi progressi tecnologici, sociali, politici ed economici del '900 (il cosiddetto secolo breve) che ha proiettato il mondo nel terzo millennio. Alla luce di quanto sopra, sia il giudicante che il giudicato si trovano in perenne conflitto d'interessi. Ciascuna parte valuta secondo il proprio patrimonio culturale; ed anche il terzo osservatore (concorrente, groom, passeggeri, pubblico astante) troverà da dire la sua. E lo farà senz'altro in caso di madornale disparità di giudizio.

Non si vede una via d'uscita e la situazione sta diventando paradossale. Può forse il giudice  - magari quell'anziano e blasonato giudice che dalla sua posizione ha ricevuto gloria e fama -  rivedere la sua precedente valutazione? L'esperienza ci dirà che messo davanti a malriposte testardaggini, chiunque, non riconoscerà volentieri di essersi sbagliato e per superare il senso di sconforto di fronte a dati in conflitto con la propria convinzione profonda, riformulerà il proprio punto di vista con nuovi e sempre più fermi modi a giustificazione della sua opinione precedente. Si chiama "dissonanza cognitiva" ed una difesa istintiva. E siamo d'accapo.

Un modo per fare giustizia bisogna pure tentare di trovarlo.

Andiamo con ordine.
Può aiutare l'istituzione di un organismo di seconda istanza simile, per fare un esempio, al TAR o al CSM? Oddio...; altra carta bollata. Ricordiamoci che quello degli Attacchi è un mondo di gentleman.   Meglio di no.  
E l'introduzione dell'istituto della ricusazione del giudice ostinato? Sarebbe come accusare il giudice di non essere credibile nella sua funzione. Non può essere il nostro caso.  Meglio di no.

Scartare i punteggi che sono al di fuori di un certo range. Per esempio 30% in più o in meno. Il metodo elimina i punteggi troppo distanti, ma sarebbe praticabile solo nelle giurie numerose.Rendere anonime le schede che raccolgono i punteggi dei giudici. Così facendo il  problema non sarebbe risolto. Assolutamente no.

Istituire corsi di aggiornamento con periodico invito di partecipazione rivolto ai  giudici in attività.  Tale formazione, programmata in modo da coprire tutto il territorio nazionale, dovrebbe fare capo ad un comitato di esperti di provata competenza, con lo scopo di rendere diffusi ed omogenei  i criteri di giudizio e le basi di regolamento che disciplinano questi sport. Notizie affrettate rimandano ad iniziative in tal senso adottate in capo a comitati regionali della FISE. Per quanto se ne sa, manca in capo alla FISE e in capo all'AIAT una propria struttura permanente di formazione convincente ed attrattiva  (ho usato un eufemismo per non dire "obbligatoria") per i giudici in attività.

Anche così la formazione, se potrà essere stabilmente adottata, come strumento utile e necessario all'aggiornamento del giudice, potrà smussare quegli eccessi nei verdetti che ne stravolgono la congruità. Ma non potrà sradicare del tutto gli errori che poggiano su radicate quanto sincere convinzioni personali, né tantomeno su eventuali ragionate e motivate preferenze per questo o quell'equipaggio, accordate secondo sacrosante predilezioni culturali.

Poi, alla fine, dappertutto troviamo nani e giganti.

Ivo Baldisseri


Condividendo queste riflessioni su un tema molto importante e delicato, quale le valutazioni dei Giudici negli eventi di Tradizione, valutazioni che a volte creano dubbi e perplessità nel settore, abbiamo voluto allargare il dibattito, riportando il pensiero di altri simpatizzanti di settore.  



Mi chiamo Battista Battiston,
sono un appassionato di attacchi, restauro le mie carrozze da ben 25 anni, possibilmente in maniera conservativa (perché mal sopporto i restauri moderni che deturpano quelle che ritengo opere d'arte) sono un driver con la passione smodata per l'attacco a due ruote ed infine sono Delegato Tecnico AIAT.
Leggo le riflessioni di Ivo Baldisseri, amico, nonché mio riferimento in materia di attacchi di tradizione e riferimento per tanti e tanti altri appassionati in Italia, che quando non sanno come saltar fuori da certi quesiti, si affidano alla Sua esperienza,  profonda conoscenza e non meno alla Sua immensa biblioteca.
Ho acquisito diverse esperienze sopratutto all'estero conoscendo giudici più o meno bravi; ma cosa vuol dire 'bravi'? Quelli che mi hanno dato buone note?……. E quelli 'meno bravi' sono quelli che mi hanno dato voti bassi? Niente di tutto questo. Quando partecipo ad un concorso spero sempre di sentirmi dare dei consigli o perlomeno delle valutazioni che possiamo condividere e rendere positive per me, per il cavallo e per l'attacco. Il concorso AIAT oggidì pone il giudice a dover valutare l'impressione generale, la carrozza, il finimento, il cavallo e l'equipaggio. Il coefficiente maggiore di moltiplica dei punti appartiene alla voce carrozza, quindi al giudice è richiesta una preparazione veramente alta in materia, cosa che per il cavallo non serve, perché si giudica da fermo, cioè non si valutano andature e quant'altro, ma solo toelettatura, morfologia e sicurezza. Qui si sono fatte tante discussioni se sia giusto o meno; Io penso che oggi nessuno, o solo in pochi che praticano la tradizione sono uomini di cavalli, intesi per uomini che lavorano con i cavalli, che hanno maneggi, che la loro fonte di reddito provenga dagli equidi.
La maggior parte sono appassionati che attaccano poche volte a settimana e si dilettano in una disciplina che non è sportiva  e non hanno l'obbligo di un addestramento costante ed assiduo che lo sportivo richiede. Per questo la tradizione moderna non può più essere assoggettata a quella di trentanni fa, ed è per questo che ritengo giusto questo tipo di regolamento. Intendiamoci bene, ho detto addestramento del cavallo inteso come lavoro in andatura (dressage), non per tutto il resto che deve rispettare i canoni classici della tradizione e della sicurezza. Ma ritorniamo al Giudice e alla sua preparazione. Ho assistito a diversi stage con giudici AIAT a livello internazionale e si è sempre cercato il dialogo e la discussione per uniformare quello che è il giudizio ed ho sempre notato le che differenze culturali hanno spostato l'ago della bilancia verso un tipo di attacco piuttosto che un altro. Mi spiego meglio: un giudice spagnolo non avrà mai lo stesso metro di valutazione di un giudice inglese riguardo i finimenti perché culturalmente amano due tipi di finimenti diversi, lo spagnolo molto ricco e fastoso, l'inglese lucido ed essenziale che risalta il cavallo, apprezzabili entrambi ma con valutazioni diverse. In ogni caso un giudice deve essere una persona colta e preparata, che sbaglia e si corregge, non influenzabile da personaggi, commercianti e prime donne. Il Giudice deve vedere, conoscere e riconoscere ciò che ha davanti con capacità di sintesi che solo l'esperienza gli da. La scelta di tre postazioni in giudizio penso sia la migliore onde evitare il mercanteggiare delle valutazioni che scadrebbe nel “tanto sappiamo chi ha già vinto”. Come fare nel nostro piccolo per promuovere la preparazione e la promozione di un nuovo Giudice in Italia? Frequentando Giudici di elevata esperienza in modo da tramandare ed insegnare le giuste regole del buon giudizio, cosa che attualmente non si è più fatto a livello italiano, dimenticando gli esperti nostrani che, senza nulla togliere ai bravi e blasonati stranieri, perderemmo quell'italianità che negli attacchi ci ha sempre fatto distinguere in eleganza.
Basti solo un esempio: negli ultimi due/tre anni i risultati avuti dai concorrenti italiani a livello internazionale sono frutto di un lavoro che parte da lontano e dai giusti consigli.

Per il resto continuiamo a divertirci.      Battista Battiston


“Paco” Lorenzo Gatti : tecnico attacchi FISE  II°livello  e appassionato.

La mia frequentazione con gli attacchi inizia nel 1975  a Mairano di Casteggio nella tenuta “Le Fracce” proprio dove oggi si svolge il Concorso di tradizione .
Potete immaginare il piacere che provo quando torno in quella rimessa e in quella scuderia, che ho visto  ospitare gli stalloni dell’Avv.to Bussolera. Lì ho avuto il mio primo maestro in Angelo Bertozzi, di cui mi onoro di essere stato groom, è stato in quel periodo che è nata la passione per le carrozze, quella per i cavalli c’è da sempre. Sempre alla Fracce  ho conosciuto i vari Cinquini, Carminati, il dott. Vergani e il dott. Falsina  e altri soci fondatori del GIA, la prima tessera la feci qualche anno dopo.
I cavalli e le carrozze sono stati il mio lavoro dal 1981 al 2012 anno di chiusura del Istituto Incremento Ippico di Crema, e se l’ ”attaccare” e la cura delle rimessa erano l’ impegno quotidiano  e ora l’occupazione nel tempo libero, la passione è ancora viva e mi permetto di partecipare a questo scambio di opinioni, prendendo spunto dalle riflessioni dell’amico Baldisseri.

Ho partecipato negli anni a vari  “affiancamenti” con diversi giudici italiani e stranieri, ho avuto anche l’onere di presiedere il gruppo di lavoro che ha redatto l’attuale Regolamento di Tradizione della FISE.
Il momento in cui il concorrente si presenta nel ring per affrontare il giudizio  è un momento di assoluta rilevanza per tener viva la Tradizione degli attacchi, in un paese come il nostro, dove la bibliografia sull’argomento si riduce  a pochissimi testi,e molto è stato tramandato oralmente da appassionati competenti che ci hanno preceduto, quindi lo ritengo un momento essenzialmente di formazione. Il concorrente deve poter migliorare ogni volta, a ogni sua partecipazione, tenendo presente le indicazioni avute. La discrepanza, a volte molto evidente, nelle schede di giudizio non è un problema di oggi, e se vogliamo, nemmeno  solo nelle Giurie degli Attacchi di Tradizione. Il giudizio non è una formula matematica, ma una espressione soggettiva, influenzata come giustamente evidenzia  Ivo  Baldisseri, dalla preparazione /cultura della singola persona  nello specifico argomento. Resterei sorpreso  se tutti  i tre giudici dessero un giudizio unanime per tutti i concorrenti di un concorso, un minimo di differenza tra una valutazione l’altra diciamo rientra nella normalità , data appunto da una  diversa sensibilità, ma deve essere una differenza accettabile .
Ma possiamo fidarci di quello che ci ha suggerito un giudice la volta precedente se poi viene sconfessato da un altro giudice la volta successiva, e se vi sono grosse diversità nelle valutazioni? questa è la domanda che si pone il concorrente.
Intanto chi è un giudice? Parola a questo punto un po’ impegnativa .

E’ quello più alto, quello più grosso, quello con i capelli bianchi, quello che grida più forte, o quello che ha la medaglietta? Di solito siamo abituati a vedere in questo ruolo una persona che passa da una “fase attiva”, dove è stato protagonista/concorrente, a una fase successiva dove l’esperienza data dalla frequentazione  della materia , e dallo studio della stessa, gli consentano di dare valide indicazioni, possibilmente ben documentate e non  “… una volta si faceva così …..”
Vorrei ribadire il concetto, il momento del concorso oltre all’aspetto scenografico  è  un momento di confronto (non voglio usare il termine formazione) tra guidatori esperti  e giudici, e di crescita per chi si avvicina a questa disciplina .
L’informazione  riportata  nelle scarne righe della scheda di giudizio alle singole voci  (ha ragione Canali, deve essere sempre compilata e consegnata al concorrente)  è il promemoria, il riassunto, delle indicazioni date a voce dal giudice. Non si riesce a scrivere  tutto in poco tempo e in poco spazio.   

Il giudice dal canto suo non deve cadere nella tentazione  della LECTIO MAGISTRALIS,
come vidi fare in un concorso all’estero, tenendo fermi i concorrenti nella sua postazione per 30 minuti a equipaggio. Tralasciamo l’ipotesi che un giudizio lusinghiero, anche se non meritato, mette al riparo il giudice da eventuali critiche. Mentre l’appunto che può essere fatto al concorrente ( che deve essere testimoniato da una spiegazione o da una documentazione certa ),lo espone a probabili mogugni  ecco che quindi può essere più frequente la prima ipotesi.
Un fatto che mi è rimasto impresso: tutti conosciamo la differenza tra un finimento per un due ruote e uno per il quattro ruote, bene, a un concorso tenutosi pochissimi anni fa  su tre giudici ve ne fu uno solo che lo segnalò e diede un punteggio molto basso. Sarà sta una svista degli altri giudici? Quel giudice non l’ho più visto, possibili altri impegni?
E qui entra in gioco la formazione e la preparazione di un giudice, il quale non è l’unico detentore della VERITA’ , non dico che debba avere la modestia, ma almeno la curiosità  di confrontarsi  sia per avere certezze sulle sue conoscenze acquisite  o magari rivedere dei convincimenti  che aveva e seguito di un approfondimento  o nuova documentazione, è il famoso esempio dell’anellino al centro del barbozzale, per anni lo abbiamo tagliato perché si riteneva poco adatto all’imboccatura da carrozza  e quindi segnalato come errore, è stato  documentato che poteva avere una sua funzione anche su un imboccatura da carrozza e quindi non penalizzabile .
L’approfondimento  della voce ”cavallo”, sia pure specificatamente da attacchi, voce “ carrozze”, voce “finimenti” voce ”imboccature” ecc. è cosi varia che il confronto con altri appassionati non dovrebbe essere nemmeno considerato obbligatorio, come cita Baldisseri, ma un esigenza che nasca dalla curiosità personale di conoscere.
Ritengo ancora valida la soluzione dei tre giudici in postazioni indipendenti, la consultazione tra di loro va fatta in  sede di formazione, deve essere un giudizio indipendente   di persone competenti, se fosse fatto in modo collegiale tra tre persone sarebbe un riassunto, magari  se va bene con l’impronta del giudice con più carisma e competenza  se va male  il giudizio di 3 persone poco competenti, e la soluzione ne metto 1 buono e 2 così così non mi esalta per niente .
Nel chi debba fare la formazione dei giudici non entro in merito, per esperienza personale diversi anni fa  organizzammo con i Giudici di Tradizione  lombardi un incontro all’Istituito d’Incremento Ippico  e affrontammo le situazione più ricorrenti da giudicare durante un concorso, qualcosa è stato fatto sicuramente ne servirebbero altri  non solo in Lombardia .
Come furono fatti degli incontri con i guidatori che si volevano avvicinare alla Tradizione  negli attacchi, lanciammo piccoli semi e oggi vista la partecipazione direi che qualche fiore è spuntato.
I guidatori meritano il meglio dai e dei Giudici.

Convinto che la formazione permanente per chi ha l’onere e l’onore  di esprimere un giudizio sia indispensabile; sono altresì convinto che debba essere fatto a prescindere  da sigle o appartenenze.

La conoscenza è un bene comune  che deve essere condiviso  per far continuare a vivere la nostra passione.



Fabrizio Canali, Driver e proprietario: quale partecipante ad eventi di Tradizione da qualche anno mi sono fatto un mio pensiero che è andato radicalizzandosi nel tempo. I vari regolamenti degli eventi di Tradizione prevedono di norma, la presenza di tre Giudici che valutano in postazioni separate dando delle valutazioni in punti su una scheda di valutazione uguale per tutti. Al termine la Segreteria di gara somma il punteggio delle tre schede di ogni concorrente è ne trae un punteggio unico, fin qui tutto bene! Il problema si innesca alla consegna delle tre schede al concorrente, le schede sono delle vere e proprie pagelle che devono servire ad istruire e accrescere il livello qualitativo del concorrente, esse sono uno strumento importantissimo nelle mani dei Giudici che ne devono usufruire al meglio essendo il mezzo di comunicazione diretto tra Giudice e Driver. Ricordiamo che nella scheda a fianco alle varie voci di valutazione si trova una casella per il punteggio normalmente compilata con una cifra stabilita dal Giudice su una scala da 0 a 20, in fianco si trova una casellona per i commenti del Giudice, per mia esperienza personale nell'80% dei casi è sempre in bianco vuota, tuttalpiù troviamo una piccola nota molto scarna.

Mancanza molto grave questa, perché denota:

1° mancanza di rispetto
del Giudice nei confronti di chi si presenta, mi presento per essere giudicato, corretto ed istruito e devo sapere quali sono le mie mancanze, una cifra non mi dice se nel finimento non và la collana, il paraocchi, il morso, il sellino la braga, il colore del cuoio ecc. Una cifra non mi dice quali sono i difetti della mia carrozza, del cavallo, dell'equipaggio, una cifra è muta, libera di interpretazione sulla base delle conoscenze di ognuno. Quale concorrente pagante, considerato che non partecipo solamente per farmi ammirare, fotografare o farmi un giro in carrozza, ma anche per accrescere il mio bagaglio tecnico sul mondo delle Redini Lunghe di Tradizione.
2° mancanza di volontà
di un Giudice di accrescere il livello qualitativo dei partecipanti, non utilizzando una connessione che permette di arrivare direttamente al diretto interessato. Un CIAT è un banco di scuola dove il Giudice è Maestro e il concorrente studente.
3° la mancanza di profonda conoscenza
in materia del Giudice, crea quella percentuale di dubbio che innesca un vortice di perplessità, nel dubbio una cifra è libera interpretazione.   
4° Punteggi differenti
innescano confusione, alzano o abbassano il livello di reputazione di un Giudice, tutti pensiamo di essere al "Top", quando troviamo punteggi discordanti, chi ci avrà sopravalutato sarà un "grande", chi ci avrà sottovalutato sarà un "mediocre", fa parte dello spirito umano: chi ci loda accresce la nostra autostima accrescendo la nostra identità personale sugli altri.   
La mia teoria è quella di eliminare i tre giudizi separati, un giudizio unico dato dal dialogo di tre Giudici ( sei occhi vedono meglio di due, tre cervelli ragionano meglio di uno, accrescendo il tempo di osservazione da 5' minuti a 15' minuti ci sarà il tempo materiale per completare le schede alla voce "commenti") che si confrontano tra di loro nella valutazione di un attacco, chi avrà le conoscenze e le capacità le trasmetterà a chi non ne ha accrescendo il loro bagaglio culturale, i concorrenti saranno soddisfatti nel trovare un giudizio consono e non si troveranno tre giudizi discordanti. Ci sarà il tempo materiale per completare le schede alla voce "commenti". Tre giudizi non possono che mettere confusione, uno ha detto bene, uno ha detto cosi così, uno ha detto male, cosa dovrò fare per migliorare? Questo è sempre stato il mio dilemma e credo anche quello di molti altri concorrenti al ritorno da un CIAT.

Alla fine nel dubbio ho sempre fatto di testa mia! nel bene o nel male.
Sempre ricordando che i concorrenti sono la vera forza motrice;
nò concorrenti, nò concorso, nò giudici.




Bruno Cotic –Driver Osservazioni molto giuste che riflettono la situazione attuale nel settore Tradizione, maestro mi è stato mio zio che mi ha sempre detto che la Tradizione è “l’università degli attacchi”, ora che frequento questo ambiente molte volte mi domando: ma questi Giudici che mi devono essere “maestri” sono veramente all’altezza di accrescere la mia posizione? Un dubbio che mi sorge spontaneo quando riguardo le schede di valutazione dei CIAT trovo punteggi differenti da un Giudice all’altro, questo non fa che far nascere una domanda; chi devo tenere in considerazione? In questa confusione chi ci rimette è sempre il Driver che non riesce a seguire le indicazioni corrette per migliorarsi e puntualmente al Concorso successivo si è daccapo, sistemi una ma non va più bene l’altra. Credo che occorra fare molta chiarezza perché ci potremmo anche “innervosire” e senza di noi che concorsi fate?  
                   
                                                                                                 Bruno Cotic


Analizzando i vari pensieri che sono stati qui esposti, dobbiamo prendere atto che lo scritto inviatoci dal sig. Baldisseri abbia centrato alcuni importanti problemi. Per primo l’abbandono da parte della F.I.S.E di un vero interessamento al settore attacchi Tradizione, due anni fa si è lavorato su un regolamento FISE Tradizione più aderente ad una Tradizione vera, simile ad un regolamento internazionale, ma con occhio di riguardo ad altri aspetti.  Anche se criticato da alcuni, il Regolamento è stato introdotto a titolo sperimentale nel 2014 per dar modo a chi organizza Concorsi di Tradizione di avere un’alternativa valida. Da ultime informazioni ci risulta che il Regolamento sperimentale FISE è stato “congelato” in attesa che subentri il prossimo Direttivo Attacchi a fine 2016, una situazione di stallo che di certo non giova al settore.

A seguire la critica sui giudizi che andrebbe fatta innanzitutto a chi organizza e a chi sceglie i Giudici, a chi non rende note in maniera trasparente le classifiche.

In quanto ai Giudici, chi li nomina dovrebbe valutare attentamente, Giudici italiani di provata esperienza sono stati “pensionati” (Gnecchi, Ferrari, Baldisseri; De Paoli, ecc.) annullando la loro vasta e provata conoscenza culturale nel settore; promuovendo semplicemente chi ha fatto qualche (un paio) di affiancamenti a Giudici ufficiali le cui valutazioni sono discutibili.

Disparità di giudizi? E’ la prerogativa di tutti gli sport che sottostanno ad una valutazione, cambiare il sistema sembra impossibile, di certo in questo modo non si accresce la cultura, si favorisce solo la confusione.

I concorrenti, per grazia loro, si sono molto evoluti, più per orgoglio personale che per informazione culturale, il mondo sta cambiando, oggi per alcuni l’importante è fare spettacolo dando un’immagine distorta a chi non ha conoscenza degli attacchi di Tradizione.  

Di positivo è la possibilità di parlarne e far sentire la propria voce anche se difficilmente verrà recepita dall’entourage organizzativo, convinto di essere sulla via maestra,
Sempre rispettando gli ordini di scuderia.

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