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10/12/2018
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Valutazione carrozze

Biblioteca

Milano Esposizione Nazionale Industriale Italiana 1881
Carrozze in gara
colle relative proposte di premio

MEDAGLIA D'ORO.

Francesco Mainetti perchè al merito del lavoro riunì la copia dei legni esposti, ed in tutti si chiarì operaio esperto e pieno di inventiva e di buongusto. Egli si è distinto sopra tutto i suoi confratelli in gara per peregrine bellezze e grazia delle forme in tutti i cinque legni esposti, per fine verniciature, per lavori di fabbro nuovi e pregevoli, per solidità di costruzione, garbo e buon gusto nel disegno, tinte armoniche, sellerie e tappezzerie inappuntabili. La sua esposizione consiste:
1° Landò
a 5 luci, che noi giudichiamo il migliore de' suoi legni in mostra, per l'ammirabile arte, la novità, solidità ed eleganza delle ferramenta del carro, per gli ingegnosi e bene eseguiti congegni a squadra, mediante i quali la parte anteriore del mantice si riversa sotto il sedile del cocchiere; per le migliorie introdotte nel sistema francese applicato alle portiere onde sostenere i cristalli, e infine per l'assieme.
In un Coupè colle molle demi-pincettes ben collocate, nel quale trovammo pregevole la selleria e la tappezzeria, grazioso il contorno della cassa, ben riuscito l'avantreno. A questa carrozza l'esponente ha applicato un apparecchio di sua invenzione per il distacco istantaneo dei cavalli quando si danno alla fuga e non rispondono più al freno. Noi non crediamo di doverci pronunciare in merito a questa invenzione, anzitutto perchè non opiniamo che praticamente dia i risultati che se ne attendono, poi perchè volendo evitare un pericolo se ne crea un altro: la libertà che si lascia sopra una pubblica via ad animali infuriati; infine perchè si tratta di un vero meccanismo, un nostro giudizio non sarebbe competente; eppure esso venne esaminato da più autorevole Giurì. Sono più di 30 anni che tal Jeannè di Digione inventava un congegno consimile; dopo molti altri, a diversi intervalli, cercarono di migliorare il sistema, ma esso non si diffuse mai: non crediamo avrà più lunga vita la scoperta Mainetti nè quella di altri figuranti per lo stesso oggetto della mostra.
In un Phaeton a 12 molle, bello per la leggerezza che presenta in confronto dell'incontestata sua solidità; questo genere di legni è molto usato in Francia ed in Inghilterra dai grandi signori per il passeggio in città, guidato usualmente dal proprietario accompagnante una dama.
In un Tilbury, legno a 2 ruote, tipo Sala modificato, elegantissimo, ben eseguito, con stanghe piegate a perfezione.
In un Breack, nel quale ammirammo, più che la novità delle ruote, per la quale non siamo partigiani, più che le sale chiamate di doppia sicurezza, e che noi non raccomandiamo a tale titolo, la buona ferratura, la cassa ben disegnata, il lodevole gioco della martinicca, il buon gusto delle guarniture, l'ardita e ben riuscita curvatura del legname di contorno dell'avantreno.
Allorchè il sig. Mainetti avrà rinunciato alla smania dei congegni meccanici e dedicherà tutto l'eletto suo ingegno al perfezionamento delle carrozze  per le sole serie vie del gusto e del conforto, avrà ben meritato della sua industria. Crediamo meritevole di una delle più distinte premiazioni l'operaio fabbro sig. Giuseppe Ratti della fabbrica Mainetti, che eseguì la ferratura del Landò a 5 luci.

Ferretti Carlo, di Roma, per lo stile corretto dei due veicoli da lui esposti, una Mylord e un Coupè. Chi non le studia non trova nulla di speciale in queste due carrozze, ma gli intelligenti non si stancano mai di lodarle: esse sono la vera riproduzione del gusto dell'epoca, caratteristica per la sua semplicità; troviamo nell’assieme l’eleganza francese e la solidità inglese, un tipo a parte ammirabile, creato dal defunto Pellegrino Casalini, di Roma, e che forma una specialità della nostra capitale. La selleria e la tappezzeria sono di una maestrevole fattura.

Gli esponenti di merito, che nominiamo per ordine di merito,
vi proponiamo premiarli con:

MEDAGLIA D’ARGENTO.


Fabbri Carlo, di Bologna, per la perfezione raggiunta nell’imitare perfettamente i Sulkys americani di meritata celebrità. La ditta Brewster e C. di New York, si distinse a Parigi con uno di questi legni da corsa a due ruote il cui peso non oltrepassava i 25 chilogrammi. Il nostro Fabbri ce ne presenta uno che può competere con essi, tanto ne è di mirabile fattura in tutto l’assieme, pesa kg.27,5 perché il legno nostrano adoperato è di diversa fibbra dell’americano Hicory. Non si finirebbe mai di ammirare la perfezione delle difficoltosissime ruote, la grazia di piegatura dell’affusto, la sveltezza della solida ferramenta, la bellissima verniciatura. Tutto il lavoro di legno, che è la parte più pregevole, è opera dello stesso esponente. Codesto rotabile è adatto per un grosso cavallo trottatore, e può reggere sul suo sedile un uomo di 80 chilogrammi. In America se ne fabbricano di ancora più leggeri, di 20 chilogrammi, per cavalli più piccoli e guidatori meno pesanti.

Orsaniga Enrico, di Milano, per il continuo progredire della sua fabbrica, come lo attestano gli studiati lavori di fabbro e di sellaio che troviamo nelle sue tre importantissime carrozze:
1° un Coupè Dorsay a doppia sospensione, nel quale la sola gran coda del carro a forma di tridente basta per formare la riputazione d’un operaio fucinatore; altri pregi notevoli di questo legno, sono; l’elegante addobbo dell’interno, il contorno cassa, e l’armonia delle tinte.
2° uno Stage-landò arditissimo, con bellissimo carro ben proporzionato e ferrato, esatto molto nei congegni di trasformazione, con robuste e ben equilibrate ruote.
3° un Phaeton a 11 molle il cui assieme è commendevolissimo, studiata molto la difficile sospensione, corrette le proporzioni, buone le ruote, graziosa la cassa, eccellente la vernice.

Francesco Belloni, di Milano, per l’importanza della sua officina che, come quelle del sig. Francesco Mainetti e del sig. Cesare Sala, alimenta considerevole numero di operai d’ogni specialità: le carrozze che egli espone sono in gran parte costrutte e rifinite nel suo opificio e in tutte troviamo non comuni pregi. Le sue due Vittorie a 8 molle di diverso stile sono di intelligente fattura, l’Omnibus robusto e ben proporzionato, il Coupè ben tappezzato, nuovo e grazioso il Duc per signora: la sua carrozza da caccia ben ideata, ma soverchiamente pesante è, a nostro giudizio, guastata dal doppio giuoco di freno, perché praticamente non crediamo risponderà allo scopo e perché interessando il maschio dell’avantreno mette in dubbio la voluta solidità. L’addobbo interno di tutte le sue carrozze è di lavoro molto accurato, ma di gusto troppo effeminato e non quale si richiede alla severa moda odierna; i lavori di selleria sono commendevoli.

Albini Fratelli, di Milano, per l’ottima costruzione delle loro due carrozze e specialmente la Vittoria a otto molle, nella quale i lavori di fabbro si avvicinano assai alla perfezione; ne è pure lodevole l’assieme e la novità introdotta nel fondo dell’avantreno che nasconde il fermo  nel suo interno e si presenta come fosse in un pezzo solo.

Ponzini Fratelli, di Milano, per essersi dimostrati valenti lavoratori in tutti i quattro legni presentati, pel continuo progresso della loro fabbrica già premiata nel 1871 a Milano, poi a Parigi nel 1878, e segnatamente per l’ardito loro Break di forma nuova, addobbato con gusto,  e il cui assieme è da tutti gli intelligenti lodato. Non senza pregi sono pure gli altri tre legni da essi esposti, cioè un Phaeton a 11 molle, un Coupè a due posti ed una Vittoria.

Diatto Fratelli, di Torino, per la valentia con cui è costrutto il carro della loro Vittoria a doppia sospensione, del quale lodevolissima è la ferratura, maestrevole il collegamento delle parti, bellissima pure la cassa di questo veicolo che onora la nostra industria. Sono pure degne di premio le grosse ruote congiunte da una sala da 95 millimetri, e formanti un rotabile destinato al trasporto di grossi tronchi d’albero. Di loro invenzione brevettata essi presentarono anche due ruote con mozzo in bronzo di esperimentata solidità e molta utilità per le vetture pubbliche chiamate Omnibus-Tranway , quali vediamo correre senza rotaie per le vie di Torino, Roma, Napoli e Genova. Infine meritano premio codesti intelligenti industriali per il grande sviluppo dato al loro stabilimento produttore di carrozze di lusso, carrozze di tramvie e carri d’ogni portata.

Pieresca Fratelli, di Treviso, per distinti meriti di fabbricazione e d’assieme del loro Phaeton di stile inglese, nel quale tutto è ragionato e di buon gusto: buona fattura di fabbro e bella vernice, cassa ben disegnata, intonazione dei colori, infine un’opera veramente pregevole. Né ci asteniamo dal lodare l’adozione del sistema di sedili a spostamento, onde permettere che si accede alla carrozza dal suo lato posteriore: non è nuovo, ma è meglio ideato di altri francesi da tempo in uso. I signori Fratelli Pieresca sono inventori di un congegno per il distacco dei cavalli sfrenati, e in merito a ciò replichiamo quanto dicemmo parlando di quello d’invenzione Mainetti, sebbene questo dei signori Pieresca ci sembri il migliore dei tre in gara alla mostra.

Pavesi e Crespi, di Milano, per incoraggiamento ai giovani gerenti di questa ditta che essi seppero in pochi anni fare notevolmente progredire, mercè indefessi studi e grande attività, ma con ben esplicita dichiarazione che la ricompensa non devesi attribuire alle novità introdotte nel loro Coupè rotondo. Delle quattro carrozze da essi esposte è commendevole la Vittoria riducibile a Milord, perché ingegnosa e semplice l’invenzione per la trasformazione, e perché questa nulla toglie alle grazie del veicolo in entrambe le forme;  è lodevole il lavoro di fabbro dell’Americaine; non mancano pregi al loro Landò; è stupenda la verniciatura di tutti i loro legni in mostra.

Giuseppe Savettiere, di Palermo, per eccellente fabbricazione di lampioni per carrozze e ferrovie. Poco manca a questo bravo industriale per raggiungere la perfezione e solidità inglese e l’eleganza francese; non ci accade mai fino a oggi di trovare in Italia un costruttore di lampioni che possa con lui competere: i suoi prodotti sono accettati dalla maggioranza dei  nostri carrozzieri. Per poco che egli riesca a migliorare taluni dettagli ed a diminuire i suoi prezzi, i lampioni esteri non invaderanno più il nostro mercato. Perché egli possa vendere a miglior mercato occorre, come già dicemmo, che egli possa acquistare in Italia, qui fabbricato, il rame argentato e i cristalli: due articoli importanti per il fabbricatore di lampioni.

Giorgio Bersanino, di Torino, per l’esemplare solidità dei suoi due carri, uno per servizio di spedizionieri, l’altro per trasporto di botti. Questi grossi veicoli eccellono più per la loro razionale fabbricazione che per materiale esecuzione. Tutto è in essi minuziosamente calcolato che, se anche il personale che ne usa non calcola il logico collocamento del carico, l’equilibrio non manca mai.

Giovanni Marini, di Milano, per la perfetta costruzione di una cassa da Landò, giusta nelle proporzioni, omogenea nelle linee, accuratissima nel finimento, dobbiamo molto anche encomiare il ben trovato congegno a mezzo del quale si rende facile l’aprire i mantici e segnatamente il rialzare, col solo muovere dei compassi, le due parti estreme del mantice che formano il cielo.

MEDAGLIA DI BRONZO

Giuseppe Panigone di Torino, per meriti di costruzione del Landò presentato, encomiabile specialmente per la buona ferratura dell’avantreno.
Faustino Benvenuti di Treviso, per lodevole fabbricazione di una Carrettella Friulana colla cassa in vimini, nella quale egli introdusse alcune novità utili, il sedile del cocchiere è mobile e può collocarsi anche dietro la cassa, la quale senza disturbare l’equilibrio scorre sull’asse del carro.
Enrico Trinci, di Pistoia, per la specialità delle sue ruote col contorno in un solo pezzo, per la buona lavorazione delle sue carrozze esposte, ma più segnatamente per l’importanza del suo stabilimento, gran produttore di piccoli e accuratissimi legni chiamati “Bagheri” i quali sono ricercati in ogni parte d’Italia e dell’estero per la loro robusta costruzione e leggerezza, per grazia di forma e finitezza di lavoro. Di codesta sua specialità egli espose solo i disegni e fra questi  quelli di uno, grazioso assai, mandato per conto del nostro Governo all’Esposizione di Melbourne. Non sappiamo persuadere che codesto intelligente fabbricatore non abbia qui esposto nessuno di sì pregiati lavori; egli avrebbe certamente potuto conseguire premio maggiore.
Giovanni Pietro Fagioli, di Bergamo, per corretta costruzione di una Vittoria con bilancini elastici di sua invenzione, nella quale tutto è lodevole, salvo il sistema di applicazione delle molle alle sale, che non ci persuade affatto. Nell’assieme della sua Vittoria, nuova nella forma, si vede provetto e studioso carrozziere, perché esatte le proporzioni, perché accurato l’addobbo,  perché eccellente la vernice, perché maestrevole la ferratura.
Pietro Calore, di Padova, per spiccata leggerezza senza pregiudizio di solidità del suo legno verniciato come lavoro di ebanisteria, che tanto piacque al pubblico, cosi da rimeritare molte riproduzioni. Se non che trattandosi di un veicolo per cavali trottatori, quindi che deve correre molto, non sappiamo se le omogenee tinte potranno a lungo conservarsi.  Di lui è pure lodevole il Phaeton col meccanismo per frenare le ruote, che agisce mediante pedali, sistema non nuovo ed al quale non ci azzardiamo a presagire lunga vita.
Marco Fiorini, di Bologna, per l’importanza della sua fabbrica, la più considerevole delle Romagne, più che per i lavori esposti, nei quali si vede la fretta con cui si terminarono. Non manca qualche pregio al suo Phaeton es alla cassa della sua calesse ad 8 molle, ma da un fabbricante, di tanta fama ci aspettavamo di meglio, e di molto meglio esso sa produrre, lo sappiamo per certo.
Macchi Fratelli, di Varese, perché nelle loro produzioni destinate o al servizio da campagna o all’uso pubblico, sempre si distinguono per solidità e buon prezzo, perché il loro opificio dà lavoro a considerevole numero di operai. Ci parve rispondente allo scopo il loro Omnibus di grossa postata, con buone ruote, avente i mozzi in metallo(sistema Diatto). Trovammo anche lodevole il Landò di campagna a passo corto ed a sterzo intero e non sprovvisto di meriti il Tilbury.
Biagio Rocca, di Milano, per buona lavorazione di un Coupè, nel quale un ben trovato congegno impedisce al fango di imbrattare il predellino, per accurato addobbo dell’interno, per il buon gusto dell’assieme.
Giovanni Bozzi, di Firenze, per alcuni pregi di un Vis a Vis ad 8 molle esposto in bianco, e per incoraggiamento a meglio fare in una città dove è sentito il bisogno di un carrozziere distinto.
Alessandro Bordoni, di Brescia, per essersi addimostrato industriale studioso e per l’importanza della sua fabbrica, la più cospicua della Bresciana. Nella sua Mylord Vis a Vis in mostra troviamo uno di quei meccanismi, contro i quali ci siamo più sopra pronunciati e anche dopo uno speciale e attento esame del medesimo non possiamo che confermare il già detto in tesi generale.
Gerli e Bergonzi, di Milano, uno capo fabbro e l’altro capo carradore della fabbrica Francesco Belloni, per il lodevole loro intento di dedicare le ore di riposo al miglioramento dell’arte loro. Nella carrettella ad 8 molle da essi esposta, vi sono meriti e difetti, ma il lavoro in generale è diligentissimo e mostra con quanta buona volontà venne eseguito.
Amalia ved. Cremonesi, di Milano, per eccellente fabbricazione di una cassa per Landò ad 8 luci, modello nonancora adottato in Italia, ne crediamo sarà per usarsi, però il lavoro di cassarolo ne è distinto e porta l’impronta dell’abile artefice che forse l’ideò per le lontane contrade dell’oriente.
Ponti Riccardo, di Milano, per bellissimo assortimento di lampioni da carrozza, nei quali trovammo solidità ed eleganza, e per incoraggiamento al meglio.
Giovanni Catella, di Milano, per l’immenso suo carro ad uso trasporto di grosse pietre, tanto utile all’industria cui è destinato e alla quale rese già importanti servizi.
Negri ved. Alfieri e Negri Enrico, di Milano, per l’ottima costruzione di carretti a mano per uso commerciale e ferroviario.
Gianni Fratelli fu Luigi, di Cassano Magnago, per i bellissimi carri agricoli e ad uso cavallanti lombardi, solidi e ben rifiniti.
P.Testa e C. di borgo San Donnino, per ruote metalliche riconosciute utili a molte specie di veicoli, segnatamente per quelli condotti a mano e per quelli agricoli.
Achille Bolla, di Milano, oltre che per alcuni meriti delle carrozze esposte, per la sua copiosa e buona produzione di carri da spedizionieri, omnibus, carri funebri e militari.

MENZIONE ONOREVOLE

Angelo Orlandi, di Modena, per aver esposto un Biroccino, specialità romagnola, leggero, comodo, sicuro e con buona sospensione.
Angelo Corba, di Milano, per l’esposizione di una Milord con portiera mobile, ben rifinita nell’addobbo e per incoraggiarlo a progredire.
Merati Cesare, di Milano, per aver dimostrato buona volontà di distinguersi nel Coupè presentato, e per sprone a migliori studi.
Sala G.B. di Milano, per discreto assieme della sua Milord.
Bergonzi e Fantuzzi, di Bologna, per la buona lavorazione dei due loro legni e per incoraggiamento a raggiungere quella perfezione e finitezza di costruzione che già fecero qualche sforzo per ottenere.
Baldassarre Fontana, di Bassano, per la buona lavorazione delle sue carrettelle, specialmente nella parte in ferro.
Gaetano Bulli, di Milano, per diversi pregi di costruzione del suo Break.
Pietro Dones, di Milano, per la buona costruzione della sua carrettella e per le novità introdotte nei compassi del soffietto di detto legno.
Porta Paolo, di Milano, per un piccolo carro a mano uso trasporto valori di nuova invenzione, che riteniamo ben rispondente allo scopo.
Antonio Porro, di Milano, capo cassarolo della fabbrica del sig. Marco Fiorini di Bologna, per disegni da carrozza in grandezza naturale, tanto più meritevoli di encomio in quanto che lo stesso esponente dichiara averli eseguiti senza studi teorici. Co si buona disposizione quanto si potrebbe attendere da si bravo operaio ove potesse studiare nella “Scuola Professionale” da noi tanto raccomandata.          

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