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10/11/2018
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Concorsi; una festa!

Se ne parla

Concorsi di Tradizione ed eleganza:

una festa !                    di Ivo Baldisseri

Trattando di concorsi  e gare di attacchi, il pensiero corre subito ai grandi maestri dell'accademia di tradizione Edward Howlett e Benno von Achenbach per scendere nel tempo fino ai nostri Carlo Mascheroni e Francesco Mattavelli. Gli appassionati sportivi ne conoscono le rivoluzionarie tecniche di guida sulle quali sono impostati i moderni manuali  e le superbe imprese sportive.
Prendo spunto dal mondo degli attacchi per ricordare che a giugno 2014, Villa Pignatelli Cortes di Napoli nell'occasione della riapertura del Museo delle Carrozze, pubblicò un prezioso volumetto  a cura di Denise Maria Pagano e  Rosanna Naclerio - rispettivamente direttrice e vice direttrice del museo - dove, bontà loro,  pure accolsero un mio breve intervento di  modesto merito. Il titolo  "Museo delle Carrozze a Villa Pignatelli"
ne anticipa il contenuto.

Oggi, impenitente peccatore,  ritorno con malcelata presunzione all'argomento che tanto caro è a me, come a coloro che conducono o hanno provato a condurre il cavallo a cassetta di una carrozza.  Come tutti gli appassionati, penso alla guida del cavallo come ad  un'arte di alta estetica, affinata nel tempo da illustri maestri che, nel mio pensiero, derivano il successo personale certamente dall'innovazione delle tecniche di guida introdotte, dalla assoluta padronanza nella pratica di guida e dalla forza di due radicate e vitali componenti dell'animo umano: emozione e socialità. La ricercata ambientazione del concorso di attacchi e le tecniche di guida sono la leva che smuove il pesante carico di emozioni e il complicato intreccio di dinamiche umane e relazioni personali, parte integrante della vita quotidiana.


Il volumetto "Museo delle Carrozze a Villa Pignatelli" ne è un compendio. Gli interventi scritti, ancorché costretti nella cornice rigorosa della ricerca storico-scientifica, palpitano dell'emozionante partecipazione dell'autore. Le immagini sono trascinanti, le fogge degli abiti declinano classi sociali, le carrozze manifestano le specifiche funzionalità.  Appaiono robusti legami e collegamenti che viaggiano nel tempo. Il patronimico "Pignatelli" insieme alla passione per i cavalli da tiro e da sella non fu il solo nesso tra il principe Diego Aragona Pignatelli Cortes, che a metà dell'800 acquistò la proprietà, e quel tal gentiluomo Giovan Battista Pignatelli che 300 anni prima, nella piena maturità del rinascimento napoletano, all'Accademia di Napoli si distinse nell'arte di cavalcare e dell'istruire cavalli e cavalieri, attirando allievi da tutta Europa. L'Accademia di Napoli fu la capostipite delle scuole dove oltre all' equitazione vi si insegnavano, armi, danza, musica, pittura e matematica.  Con il  gentiluomo Giovan Battista Pignatelli  nacque la prima scuola d'arte equestre rinascimentale.  Quindi, scuola d'arte, e sottolineo "arte", nodo di emozioni, fenomeno di costume per l'aristocrazia e di incontri di svago e di piacere, se non di intrecci di raffinate relazioni sociali. Ma quel Pignatelli rinascimentale si distinse per gentilezza d'animo dal suo mentore  Federico Grisone, maestro famoso dell'arte equestre classica che però peccava di pesante brutalità per l'uso di imboccature simili a strumenti di tortura, nell'idea che il cavallo ubbidisse per dolore o per paura. Pignatelli, invece, verso il cavallo adottò tecniche di rispetto e di leggerezza e a lui si attribuisce l'adozione del morso snodato in tre pezzi.

Un salto in avanti di 300 anni e i Pignatelli Cortes, famosi per i loro equipaggi (nello sport moderno detti anche redini lunghe), ci ricorda  Denise Maria Pagano, fecero della villa "uno dei salotti più ambiti della Napoli del Tempo, sede di fastosi ricevimento mondani, il centro di rapporti privilegiati con la più alta  aristocrazia d'Italia e d'Europa". Un altro salto verso i nostri giorni per guardare ai Concorsi Attacchi di Tradizione e di Eleganza. Cambiati i tempi, tramontata l'aristocrazia di corte e la borghesia illuminata, che altro sono se non feste dove si esibiscono  e si misurano vanti ed abilità; dove la posta, ogni volta,  è la personale posizione e la pubblica  influenza nella cerchia di amici/contendenti? Si vanta il cavallo, la carrozza, l'equipaggio, il finimento, l'allestimento. Quanta fatica e quanta spesa per il ricco fregio, la lanterna adatta, i finimenti in "cuir-verni" neri o marroni secondo precise regole, la carrozza originale magistralmente riportata alla bellezza autentica.

Si misurano abilità, conoscenza dei regolamenti - e, perché no! - lo spirito di agonismo speso nella gara. Confessiamolo, amici! Aspettiamo la gara come ad un giorno di festa, per creare almeno per un giorno un livello di vita diversa che interrompa la quotidianità. Ci misuriamo con noi stessi e con gli altri che provano le nostre stesse emozioni. Ci incontriamo per esibizione e per sfida. Per nostalgia di un passato che a nostro modo riportiamo al presente. E non sono queste emozioni che, magari tacitamente, ci scambiamo mentre ci misuriamo nella competizione ? La guida del cavallo, in solitaria, è un piacere intimo, la cui definizione necessita di molte - troppe - parole per definirlo. Il passaggio perfetto lo senti già prima dall'impostazione delle redini e la risposta del cavallo  ritorna docile quanto potente.

Nelle riunioni per gare e concorsi esplode invece la festa; non è un giorno come un altro. Prevalgono riti e simboli e soprattutto l'intreccio con gli altri concorrenti di stimoli, sfide, ambizioni, rivalse che risalgono improvvise dal profondo dell'animo. Studiando i  grandi maestri come Edwin Howlett e Benno von Achenbach si coglie il fascino di personalità carismatiche che trascinarono allievi di ogni ceto sociale provenienti da ogni dove e che a loro volta appresero e diffusero  precise definizioni  ed applicazioni di regole di alta tecnica di guida, di particolare eleganza e raffinatezza. Oggi, chi ha guidato a cassetta ha fatto il suo bravo noviziato; di giorno a ingraziarsi il  cavallo e di sera a studiare l'apposito breviario. Se pensate ad un abuso di termini mi spiego subito.

Dapprincipio, il neofita postula l'accettazione nel gruppo sportivo a cui aspira di entrare e dopo dimostrazione di merito, con firma autografa si sottomette alle regole sociali. Quindi, passa allo studio dei manuali di guida ufficialmente adottati ed oggi corredati da DVD. Ma leggere i manuali e interpretare il DVD richiede l'aiuto di un glossario non meno impegnativo del manuale e fantasioso del DVD. Sempre che alla fine il cavallo si dimostri benevolo. E così giungiamo alla liturgia che concerne riti e simboli propri della comunità di accoglienza. Quando la liturgia è rispettata, allora è una festa. E la si riconosce in quello stacco dalla quotidianità dove si condividono rituali celebrati secondo norme codificate; dove Howlett e von Achenbach divengono miti dai quali derivare  simboli che accomunano nell'arte della guida.

Oggi, per il concorso di tradizione ed eleganza si cercano  prosceni di grande effetto: parchi, piazze, ville d'epoca. I partecipanti smettono il look casual e vintage per indossare tight, guanti, bombette, tailleur, cappelli. Festa su festa. Festa come momento di intensificazione di relazioni sociali tra selezionati cultori di un preciso fenomeno temporale - quando a fianco all'uso del cavallo pensato per la guerra e la forza lavoro, si vide l'occasione di farne possibilità di impiego per piaceri  di diporto, svago, sport,  - portando al presente tecniche oggi generalmente conosciute come guida "all'inglese",  un piacere riservato ad un'elite raffinata ed esigente - ce lo ricorda bene Carlo Gnecchi Ruscone - e la conservazione di carrozze d'epoca, veri reperti d'interesse storico.

Festa come bisogno di ritualità che evoca miti e simboli, sovrappiù di emozioni  e nostalgie. Nell'immaginario collettivo le feste del passato erano sempre più belle che oggi si vogliono ripetere nell'illusione di riassaporarne i piaceri. Festa come dramma. La prova del concorso è sempre vissuta come un momento critico della festa. Introduce il rito codificato del percorso da affrontare. E' un tempo di passaggio. Si aprono  e si ricompongono fratture. Si vive il  rischio dell'errore proprio, della valutazione altrui, dell'ingiusto giudizio. Ed alla fine la corsa liberatoria nel carosello finale. Tutt'insieme in festa  e tanta emozione. Non c'è forse grande orgoglio nel fare le cose "come si deve" per il solo motivo che vanno fatte proprio così;
in questo mondo di deserto di ideali !

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