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10/11/2018
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Istaccare i cavalli

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Macchina per istaccare in un sol tratto all’improvviso i cavalli che tirano una carrozza, allora quando vanno a briglia sciolta. Esibita all’Accademia delle Scienze dal Signor De la Hire il giovane, 16 novembre 1712.

Riflette il nostro autore in primo luogo, che gli accidenti che accadono quando i cavalli vanno a briglia sciolta, sono tanto grandi, che ha stimato di prestare un servigio al pubblico, cercando qualche mezzo facile che possa impedire tali inconvenienti. Fra tutte le macchine da esso ideate per quest’effetto non ne ha punto ritrovata una più semplice di quella che descrive in questo luogo, dopo aver spiegata la figura che rappresenta tutta la parte anteriore d’una carrozza, chiamata Carro davanti  , affine di vedervi ciò che chiama la bilancia, con tutte le parti che ne dipendono, il sito o’vella è attaccata e il suo uso. Veggasi Tavola XXXIV Fig.1

A  B è il timone,  ove l’estremità la più lontana dalla carrozza, ch’è armata di un uncino QR , viene rappresentata al di sotto. CD +CD le due parti anteriori della carrozza, EF la bilancia fermata sulle due parti dinanzi, con due capre di ferro a vite. N+N sono gli arcioni della bilancia che la forano e sono fermati nel sito dei quarti di cerchio, ed impediscono che le due anelle di rame GH+GH chiamate catene di corde, che passano di dentro come due arcioni PP di corda, non escano fuori dalla bilancia. LK+LK sono le due corde sospese come vedesi  nelle due estremità della bilancia, col mezzo di due catenelle, e nel mezzo delle due corde sono gli arcioni P P che impediscono che non possano scorrere nelle catenelle.  L M sono le corde colle quali i cavalli tirano la carrozza, e si accomodano in maniera a cadauna estremità delle corde, che le abbracciano altrettanto più forte, quanto i cavalli tirano la carrozza con maggior sforzo.

La seconda figura rappresenta più in grande l’estremità d’una bilancia colla corda, c’hè attaccata alla catenella, per meglio far vedere tutte le piccole parti. Crede l’Autore, che la spiegazione esibita del carro dinanzi basterà per intendere ciò che sta egli per dire nella continuazione di questa memoria. La macchina dunque della quale tratta viene spiegata a cadauna estremità della bilancia, ch’è adornata di due modellature, chiamate quarti di cerchio, lontane una dall’altra due o tre oncie, ed alzate una mezz’oncia in circa al di sopra il corpo della bilancia, ch’è cilindrica fra questi due quarti di cerchio.

Il testo prosegue con una descrizione minuziosa, complessa ed elaborata, quasi “macchiavellica” delle varie parti, con particolari e lavorazioni meccaniche che lasciano un po’ di perplessità sul lato pratico costruttivo , vedasi particolare della tromba del timone fig.4; quello che a noi interessa è il suo funzionamento dal lato pratico.

Non rimane altro al presente, continua il sig. Hire, se non far vedere in che modo si possano tirare in un sol colpo, e nel tempo stesso , la chiavetta H e quella che è dall’altro capo della bilancia. Per far ciò, pigliasi una correggia o striscia di cuoio tagliata in due in una parte della sua lunghezza, uno dei cui capi passa per di sopra una girella, e l’altro di sopra un’altra; queste due girelle sono poste orrizzontalmente, e sono in una doppia cappa, ove il gambo entra perpendicolarmente nel mezzo della lunghezza della bilancia, e nella facciata ch’è dalla parte della carrozza.
I due capi di questa coreggia, dopo essere passati al di sopra delle girelle, passano di sotto allo staffone ove sta il cocchiere, ed attraverso dell'asse delle ruote minori, va ad attaccarsi ad un cordone di seta che passa tra gli archi e che entra nella carrozza con un buco fatto  nel mezzo, davanti. Simile a quello dove passa il cordone, che alcuni adoperano per  avvertire il cocchiere quando si fermi.

E’ facile dunque il vedere, che se quello ch’è in carrozza tira il cordone quando al carrozza corre, egli cava le chiavette H dai buchi G, e nel tempo stesso i puntali P levano i traversi L K le corde non restano più attaccate alla bilancia; quindi la carrozza non viene più tirata dà cavalli, perché non vi sono attaccati che per quel luogo. La comodità di questa macchina fa che si può con facilità levar da una carrozza e metterla ad un’altra, mentre non devi far altro che disfare le due viti 3 è 4 e discucire e ricucire le due coregge che tengono le due chiavette.

Non basta aver dato la maniera d’impedire gli accidenti sinistri allorchè i due cavalli pigliano il morso fra denti tirando infuriati la carrozza, bisogna ancora impedire che non ne succedano, quando vi sono quattro cavalli col cavalcante, o senza cavalcante, e anche quando ve ne sono sei, e che il cavalcante sia stato gettato a terra dal cavallo, su cui è montato, e anche nel caso non sia più padrone di frenar i cavalli.

Non ci è dato sapere se detto sistema abbia avuto un seguito, di certo abbiamo capito che era molto complesso, in quanto al suo reale funzionamento, sganciare i bilancini e il timone tramite delle coreggie tirate da un viaggiatore all’interno della carrozza ci lascia molte perplessità.

Al di là di tutto, questo è quanto ci è pervenuto attraverso documentazione originale dell’epoca, abbiamo pensato di riportarlo per darne conoscenza a tutti i cultori degli attacchi di Tradizione, di certo il problema sicurezza era sentito già da allora, di certo detto  sistema non deve aver fatto molto proseliti.

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