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16/05/2020
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La tecnica

Restauro

Aurelia Rampon Restauro dipinti, sculture, affreschi


   

RELAZIONE TECNICA DI RESTAURO
Oggetto: Cassa di berlina di gala


Epoca: seconda metà del XVIII secolo
Tecnica esecutiva: legno policromo e dorato, cuoio, elementi metallici dorati
Provenienza: Mercato antiquario Proprietà: Collezione privata
L’attuale restauro ha interessato esclusivamente le parti lignee policrome
e dorate della scocca con esclusione quindi delle parti lignee interne,
della tappezzeria e dei vetri.

Tecnica di esecuzione
Si tratta della cassa di una raffinata carrozza di gala, pervenutaci, purtroppo, priva del carro e di tutti gli altri elementi caratteristici di questo tipo di vettura.
La cassa è stata realizzata mediante l’assemblaggio di varie assi in legno di conifera. Similmente alla tecnica di esecuzione della pittura su tavola, le commettiture delle assi sono state rivestite con sottili strisce di tela, aventi la funzione di ammortizzare e minimizzare i movimenti di ritiro e rigonfiamento tangenziale delle tavole, al variare delle condizioni termo-igrometriche, che diversamente si sarebbero ripercossi sugli strati pittorici.
Il successivo strato preparatorio, di colore chiaro, molto presumibilmente è a base di gesso biidrato di calcio e colla animale.  
Tutta la superficie della cassa è stata decorata con una tecnica simile a quella dell’avventurina. La definiamo “simile”, in quanto la vera tecnica all’avventurina, prevede l’uso di piccoli frammenti di vetro colorato, steso al di sopra di una superficie da decorare, legati con adesivi o resine di origine naturale. In questa scocca, invece, come si evince dalle indagini chimiche, lo strato pittorico è composto da un insieme di piccolissime e sottili lamelle metalliche, composte di rame e argento, legate con gomma lacca, un’altra resina naturale terpenica (probabilmente una trementina veneta) e cloruri di rame. Data la colorazione verde ambrato dello strato, non escludiamo possa trattarsi di una ricetta simile a quella per la realizzazione del resinato di rame (trementina veneta cotta con verdigris, ossia con un pigmento verde a base di rame). Nelle varie specchiature che ripartiscono le quattro fiancate della cassa, al di sopra dello strato citato, vi sono dei rettangolari o degli ovali dorati con foglia oro a missione, sostenuti illusoriamente da nastri svolazzanti rosati dipinti ad olio, appuntati con rosette dorate. Lungo il perimetro interno delle specchiature, corre un fregio vegetale dipinto. All’interno dei riquadri e degli ovali, al di sopra della doratura, vi sono dipinte in monocromo, sempre con la tecnica ad olio, delle figure di personaggi che rimandano alla mitologia greca e romana. (Si allegano le immagini e la descrizione dei soggetti che è stato possibile riconoscere). I profili delle specchiature sono arricchiti da una preziosa cornicetta in legno intagliato e dorato forse a missione, che propone motivi decorativi dell’architettura classica, quali dentelli, ovuli, kyma, perle, fusarole e cancorrente. Negli angoli esterni la cornice superiore è arricchita nei quattro angoli da due foglie d’acanto specchianti, anch’esse in legno intagliato e dorato. Le maniglie delle due porte, probabilmente in bronzo dorato, riprendono anch’esse il motivo decorativo del “cancorrente”; anche i loro cardini sono dorati. Il tettuccio della cassa è in cuoio ed è fissato alla struttura lignea con borchie in ferro.

Stato di conservazione ed interventi precedenti
La cassa si presentava in un pessimo stato di conservazione. Lo strato pittorico, ossia le lamelle legate con resina, e le soprastanti pitture erano infatti per circa il 50% della superficie completamente de-laminate ossia vi erano dei distacchi e separazioni all’interno dello stesso strato pittorico. In molte aree lo strato pittorico superficiale era già andato perso e lasciava a vista un esiguo spessore di colore e/o lo strato preparatorio gessoso. Il fenomeno di degrado è da imputare ad una scarsa cura posta nel passato nei confronti del manufatto e probabilmente alla conservazione dello stesso in luoghi con condizioni ambientali non idonee ad una tecnica pittorica così particolare e fragile. In molti punti della cornicetta perimetrale vi sono delle lacune sia del supporto ligneo e sia della doratura. La superficie è coperta da depositi di sporco molto coerente, particolarmente tenaci sulle superfici orizzontali della stessa.
Anche il supporto accusava dei problemi legati alla separazione delle assi, al distacco delle incamottature e ad un attacco xilofago, che in più punti ha reso il legno spugnoso e cavo, creando grossi problemi alla stabilità degli strati preparatori e pittorici.  
Nell’opera, si riscontrava un intervento di restauro, durante il quale sono state stuccate a gesso alcune aree lacunose e reintegrate pittoricamente con colori ad olio. Attualmente questi rifacimenti si presentano molto alterati cromaticamente. I ferri, che servono all’ancoraggio della cassa alla struttura del carrello, presentano una lieve ossidazione.   



Intervento di restauro
Al fine di evitare ulteriori perdite della cromia, la superficie è stata preliminarmente velinata con carta giapponese ed un blando adesivo a base di eteri di cellulosa in acqua (Klucel G al 4%). Sono seguite delle prove di consolidamento con adesivi sia di sintesi e sia naturali. Alla fine il risultato più soddisfacente lo si è ottenuto con la colla di coniglio, che quindi è stata utilizzata nel consolidamento dei sollevamenti presenti nelle due ante. La colla veniva iniettata con siringhe da insulina al di sotto dei sollevamenti già velinati. Con l’uso del termocauterio si andava poi a riscaldare moderatamente l’area, facendo riaderire il colore e asciugando nel contempo l’acqua contenuta nell’adesivo a base di colla animale. I sollevamenti della cornicetta sono stati trattati nello stesso modo. Dopo alcuni giorni è stata rimossa la carta giapponese e durante la svelinatura, con spugnetta ad alta densità leggermente inumidita, si sono asportati l’adesivo presente in superficie e i depositi di sporco. La pulitura della cornicetta dorata si è dimostrata più complessa, in quanto i depositi di sporco coerente necessitavano di tempi di applicazione troppo lunghi rispetto alla fragilità della foglia oro. A tal fine è stata messa a punto una emulsione, acqua in olio, chelante, gelificata, che, con qualche minuto di applicazione, ammorbidiva lo strato di sporco senza aggredire la doratura. I residui più tenaci venivano rimossi a bisturi con l’utilizzo di visori ottici.

La pulitura della cornicetta dorata si è dimostrata più complessa, in quanto i depositi di sporco coerente necessitavano di tempi di applicazione troppo lunghi rispetto alla fragilità della foglia oro. A tal fine è stata messa a punto una emulsione, acqua in olio, chelante, gelificata, che, con qualche minuto di applicazione, ammorbidiva lo strato di sporco senza aggredire la doratura. I residui più tenaci venivano rimossi a bisturi con l’utilizzo di visori ottici.  
Il consolidamento del resto della superficie pittorica del manufatto è stato realizzato a distanza di alcuni anni. È stato così possibile verificare la validità del metodo e dei materiali scelti precedentemente.
Tutte le parti con legno a vista interne alla cassa, sono state trattate con prodotto xilofago dato a pennello e a siringa.
Le aree ove il legno era particolarmente danneggiato dall’erosione degli insetti xilofagi, è stato trattato con resina acrilica in soluzione (Paraloid B72 al 4% in acetone), iniettato ripetutamente fino a rifiuto.
In queste aree (nello specifico, in due riquadrature laterali di sx), è stato necessario iniettare una resina epossidica per legno, molto diluita, al fine di ricolmare i vuoti presenti al di sotto della pellicola pittorica, creati dall’attacco xilofago (Balsite diluita in alccol etilico).

Le vecchie stuccature ed i ritocchi non sono stati rimossi, in quanto non particolarmente disturbanti e ormai facenti parte della storia del manufatto.
I ferri di supporto sono stati spagliettati con una sottilissima lana d’acciaio e trattati contro la ruggine con Fidoil. Il cuoio del tettuccio è stato pulito con una soluzione acquosa con tensioattivo non ionico e, dopo averlo asciugato, è stato trattato con un velo di cera d’api.
Tutta la parte policroma e dorata della cassa è stata alla fine trattata con un protettivo acril-chetonico al quale è stata addizionata una blanda percentuale di cera microcristallina. (vernice Sopraffine, Le Franc & Bougeois 3:1 in white spirit + 2% di Cosmoloid ).
Il ritocco pittorico, realizzato a velatura con pigmenti legati con resina ureo-aldeidica, ha interessato esclusivamente le lacune di pellicola pittorica ed è stata finalizzata ad attenuare l’emergenza delle stesse.


Aurelia Rampon

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