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20/06/2018
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Campo di Marte

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Le scuderie dello Czar
Vienna, esposizione universale 1867

In fronte all’Izba russo si stendono le scuderie destinate ad alloggiare i cavalli dell’imperatore Alessandro II. Questo fabbricato, costruito di travi rotondate, è molto più vasto e decorato con maggior eleganza. E’ diviso in una ventina di scompartimenti, ciascuno dei quali deve essere occupato da un cavallo, e separato l’un dall’altro da un assito terminato in cima da una specie di griglia intagliata a traforo per la libera circolazione dell’aria, sotto una volta di sette otto metri di altezza. Intorno al tetto corre un fregio, o meglio una vera guarnizione in legno, a festoni ed astragali in legno bianco, dipinti; posteriormente apresi una fila di finestrelle ad abbaino, cogli stipidi elegantemente scolpiti e ad ornamenti in rilievo di legno bianco, simile a quello che forma la orlatura del tetto.

I cavalli dell’Imperatore appartengono a quella bellissima razza che si riproduce continuamente nell’Ukrania; è là che la cavalleria russa recluta i suoi cavalli da sella, la cui bellezza è ormai proverbiale in Europa, è là che i Mazeppa hanno potuto compiere le tragiche loro odissèe equestri, in mezzo alle steppe interminabili. Il cavallo dell’Ukrania è l’eroe familiare delle leggende cosacche, è l’amico della famiglia, egli salva nelle occasioni il suo padrone colla rapidità della corsa che eguaglia quella del vento; e quando muore, è assai compianto. Oh quante brave persone non possono sperare altrettanto!...

Esiste però in Russia un’altra razza di agili corsieri quasi sconosciuta in Francia, e sono i cavalli finlandesi. La loro statura non è più grande di quella del paziente animale dall’orecchie lunghe che noi tante volte trattiamo in ischerno. Gli asini non possono acclimatarsi in Russia, ma sono i cavalli finnici che ne fanno le veci nelle tenute e nei poderi, e dove se ne può apprezzare la sobrietà veramente singolare e l’infaticabile attività. Sono essi sovente che fanno servizio di posta. Il loro piede sottile e snello corre o piuttosto vola sulla neve senza quasi lasciarvi impronta, mentre li preserva dal freddo il folto pelo di cui si rivestono nell’inverno e spogliansi d’estate, a guisa di fata travestita che scuotesi di dosso i suoi stracci.

Questi animali si attaccano alla slitta a tre o quattro di fronte, talvolta anche a maggior numero. Se la slitta è piccola, o si tratta di una semplice passeggiata, due bastano; ma si preferisce di attaccarvene un terzo, a mano destra, e lo si imbriglia in modo di obbligarlo a tenere rivolta altrove la testa, come se volesse prendere la fuga; così pare ch’egli corra più veloce degli altri due, ma è perché solleva, correndo, maggior quantità di neve; gli si dà il nome di trottatore. Muta molto bella a vedersi! Quando questi piccoli animali, si vivaci, sì leggeri, sì ardenti, dalla testa delicata continuamente sferzata dalle lunghe criniere sono slanciati attraverso a vasti campi di neve, ovvero in mezzo a una banda di lupi affamati dagli occhi infuocati, è allora che fanno proprio l’effetto di un turbine fantastico.

Nelle numerose provincie in cui non avvi servizio di strade ferrate, i Russi viaggiano molto volentieri in slitta durante l’inverno. Hanno però eccellenti legni tutto foderati di pellicce, e nei quali si sta seduti tanto più comodamente perché il corriere non ammette che due viaggiatori negli scompartimenti disposti in fila l’uno dietro l’altro, e comunicanti fra loro per mezzo di finestrelle. Ma per correre sulla neve, le carrozze devono, a mò di slitta, poggiare su di un pàtino, che tenga luogo di ruote, ed imprimere al veicolo un moto ondulatorio proporzionato alla sua lunghezza; d’onde ne risulta per i viaggiatori un malessere prossimo parente al mal di mare, e che non tutti potrebbero sopportare.

In estate la varietà delle carrozze è quasi infinita; il Drojki rotondo, specie di biroccio non coperto; il Drojki lungo, a ruote, che consiste in una banchina imbottita, sulla quale, dietro allo stretto sedile  del cocchiere, possono assidere tre o quattro uomini in fila a cavalcioni; la Kibitka, specie di carretta senza molle, coperta di tela che vi forma tenda all’intorno, ecc. ecc., si incrocicchiano continuamente cogli equipaggi particolari che rallegrano tutte le vie, perché i Russi durante la bella stagione hanno la frenesia di godere il sole e di viaggiare.

Si percorrono sovente delle distanze di due a trecento verste(che equivale a poco più di una lega in Francia) senza incontrare il più meschino villaggio; ma dappertutto trovasi con somma regolarità la casa di Posta, che vi fornisce di cavalli, di thè, qualche volta anche di latte, e quando sia più accuratamente provveduta , vi può anche dare del magro e duro pollame. Oltre a ciò contiene, come potete assicurarvene da voi medesimi visitando la Posta russa del Parco, una grande sala, in cui alcuni canapé, coperti di cuoio, offrono agli stanchi viaggiatori il miglior letto di un paese dove non si conoscono letti. Camere particolari, oh non ne domandate! Quando si ha sonnecchiato l’uno a fianco dell’altro su di una banchetta, si può ben dormire alcune ore sul canapè vicini gli uni agli altri. Del resto è il mezzo più sicuro per preservarvi dall’invasione d’insetti, che vi attirerebbe addosso una coperta adoperate da molte persone.          

 
 
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