Ortalli 2 - tradizioneattacchi.eu

28/09/2020
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Ortalli 2

Cavalli

Un connubio tra:
cavallo – uomo - territorio

La nobiltà del cavallo fu sempre celebrata da poeti e pittori esagerando con il loro affettuoso entusiasmo i più nobili sentimenti dell’uomo. L’arte, espressione del bello, unisce il cavallo all’uomo, ne vuol rappresentare il coraggio, l’eroismo, la volontà di raggiungere uno scopo. La mitologia attribuisce le sue origini a Poseidone re delle acque, anche se tutti gli dei dell’antica mitologia Greca ne fecero uso. Fetonte figlio del dio Sole alla guida dei destrieri del padre, nel suo girovagare deve aver sfiorato queste zone dell’appennino, tra la collina reggiana e l'alta pianura, sulla riva destra del torrente Tresinaro nelle vicinanze dell’attuale borgo di Scandiano (Re). Qui, Vittorio Ortalli ha avviato dalla fine degli anni ’60 il più grande allevamento privato italiano di cavalli di razza franches-montagnes, razza originaria della Svizzera la cui storia ha origini antiche, anche se la sua selezione risale agli inizi del 900.

L’invito era di quelli che non si possono declinare, l’occasione unica, conoscere un uomo che nella sua vita ha saputo con grande caparbietà realizzare il suo sogno, ricreare nella sua terra sulle colline presso Scandiano (RE) situato sulle colline sopra Iano, un allevamento di cavalli allo stato semibrado. L’appuntamento è alla “Bruciata” antica trattoria sulla via Emilia ovest, la giornata è abbastanza calda, siamo oltre la metà di Luglio e il sole da queste parti si fa sentire prepotentemente. Qui l’industria della ceramica è di casa con insediamenti industriali di importanza mondiale, e una domanda ci sorge spontanea e curiosa, perché impiantare qui un allevamento di cavalli? La risposta la potremo avere solo dopo aver conosciuto Vittorio e il suo allevamento.

La fama di Manager internazionale dell’olio balsamico di Modena, lo precede quale uomo di comando abituato alle decisioni rapide intuitive. L’incontro è cordiale, da subito, alla prima stretta di mano senti la trasmissione di un flusso di energia carismatico, lo sguardo magnetico, profondo, genuino e sorridente. Ti senti subito a tuo agio, quasi fosse l’amico di sempre. Si presenta quale allevatore di cavalli, con una malattia di equinite acuta: una malattia inguaribile! Con la quale ci nasci, non lo diventi. Non abbiamo tempo da perdere, troppe cose da vedere già si preannunciano, ci stipiamo nella sua “vettura da campagna” alla volta della sua tenuta in collina dove regnano sovrani i “Suoi cavalli”.

Lasciato l’abitato alle spalle ci inerpichiamo su una strada sterrata in mezzo a filari di vitigni, siamo nella terra del Lambrusco, anche se l’uva prodotta servirà per la produzione del rinomato aceto balsamico “Ortalli”. Vittorio parla a ruota libera, fornendoci una quantità di aneddoti storiografici della zona, quale buon conoscitore della sua terra. La prima tappa è presso una grande cascina dove in questo periodo sono ricoverati gli stalloni che abitualmente sono usati per la monta in libertà, a primavera vengono inseriti nei gruppi di fattrici selezionate da Vittorio sulla base dei suoi studi genealogici atti ad incrociare le linee di sangue per ottenere puledri di qualità. Scopriamo una sua particolare bizzarria, la sera per addormentarsi studia i vari accoppiamenti possibili e chissà che un buon sonno sia portatore di buoni incroci.

Lasciamo questo primo cascinale dove un tempo vi risiedevano alcuni gruppi familiari di contadini dediti alla lavorazione dei campi, oggi qui delle ottanta e passa persone non c’è più nessuno, il progresso si è ingoiato la vita di questi territori lasciando solo rovine decadenti. Riprendiamo la via per raggiungere un secondo complesso rurale dove è ricoverato un gruppo di puledre di tre anni, soggetti che la prossima primavera verranno inserite nei branchi per la riproduzione in libertà, da questi soggetti nasceranno le prossime linee di sangue sempre studiate al “tavolino” di Vittorio. Da qui dobbiamo partire alla ricerca dei gruppi delle fattrici con i puledri che scorrazzano liberi in questa immensa tenuta di mille ettari in completa libertà. Per questo Vittorio ha fatto approntare un particolare fuoristrada, questa volta saremo noi in “gabbia” per visitare e assaporare le bellezze di queste colline.

Si parte, il paesaggio è incantevole, una dolce brezza ci raffresca sebbene il raggi del sole siano impietosi; si setacciano le varie radure dove i branchi sono soliti pascolare, dalla macchia sbucano due daini, ci osservano tranquilli per poi allontanarsi con grandi balzi; una poiana volteggia sopra di noi in grandi cerchi per poi calarsi in picchiata in una radura oltre gli alberi, chissà se la caccia è stata fruttuosa? La nostra al momento è ancora vana, scrutiamo nel folto del sottobosco alla ricerca di movimenti che possano segnalare la presenza delle cavalle. Oltrepassiamo un laghetto dove le anatre sguazzano nell’acqua in tutta tranquillità, la pace in questi posti la senti subito, ti avvolge, ti penetra in corpo, ti senti tranquillo in pace con te stesso.

All’improvviso nel sottobosco un movimento attrae la nostra attenzione, due puledri giocano nella macchia di cornioli, i cornioli sono arbusti o piccoli alberi, in questo periodo sono carichi di piccoli frutti “drupa” dalla forma di una piccola oliva o ciliegia oblunga, ha un colore rosso-scarlatto, rosso corallo o anche giallo commestibili per gli animali, i quali se ne nutrono, senza poterne digerire l'endocarpo (nocciuolo), che viene disperso, assieme al suo seme, favorendo la diffusione della pianta. I suoi rami sono ricercati dai costruttori di fruste per farne dei manici grazie alla particolarità della sua durezza e resistenza. Usciamo dalla nostra “gabbia” e ci avviciniamo con calma, gli animali sono tranquilli, ci osservano con fiducia, il gruppo di nove fattrici con i relativi puledri nati questa primavera che ancora poco conoscono il contatto con l’uomo dimostrando una fideiussione totale.

I puledri ci avvicinano, ci annusano, ci osservano, allunghiamo le prime carezze nella completa tranquillità, ci immergiamo nel branco come se fossimo lì con loro da sempre, non ci sono accenni a fughe o difese, ci strofinano i musi contro i nostri abiti dandoci delle piccole pacche, così come si salutano gli amici di sempre. Respiriamo una pacatezza mista ad una placidità di questi luoghi che mai avresti pensato di trovare in pieno XXI secolo. Riscopro una nuova dimensione nel rapporto con questa natura dove non esiste conflittualità tra l’uomo e il cavallo, quasi fossimo nel paradiso terrestre e Adamo non ha ancora morso le famosa mela. Sono lì, accucciato con quattro puledri intorno che mi osservano, le madri tranquille continuano a gustare i frutti di corniolo, la frescura e il silenzio del bosco nella sua pace, qui puoi veramente dimenticare tutto e capisci quanto ai sempre inconsciamente desiderato assaporare questo momento.

Come tutti i bei momenti vi è sempre una fine, Vittorio il nostro anfitrione ci invita a proseguire la nostra visita alla ricerca di altre forti emozioni. Grazie alle moderne tecnologie (cellulare) la moglie del fattore informa Vittorio di aver visto un gruppo di venti fattrici nei pressi della torre, risaliamo nella nostra “gabbia” e trainati dal trattore ci dirigiamo verso il luogo indicatoci. Seguiamo i filari colorati per raggiungere la rocca, alla fresca ombra dei pini argentei di queste colline che nulla hanno da invidiare ai panorami toscani un gruppo di fattrici pascola sempre in assoluta tranquillità, neanche il rumore del trattore le mette in agitazione, anzi ci vengono incontro e ci circondano, è il segnale dell’arrivo di un amico che nei mesi invernali porta il foraggio. Siamo nel punto più alto del rilievo, dalla sommità della torre si domina la vallata e la pianura modenese a ovest in lontananza i rilievi toscani, qui in inverno nevica, lo conferma la presenza di una vecchia ghiacciaia ormai in disuso accanto alla torre di vedetta, uno degli ultimi emblemi di questo meraviglioso territorio.

Ancora una volta ci gustiamo le sensazioni dell’incontro precedente, le fattrici allattano i puledri nella totale tranquillità, ancora una volta la nostra presenza non crea nessun disturbo, ci aggiriamo nel branco nella completa tranquillità, accarezziamo le cavalle, i puledri, le fattrici anziane portano il collare con la campana quasi una corona a dimostrare il loro grado all’interno del branco. Ancora una volta il silenzio e la pace di questi luoghi, senti la grandezza della natura e quanto siamo degli intrusi in questo piccolo mondo a dimensione equina. Senti di avere nel tuo io profondo quella malattia di cui Vittorio da sempre ne parla: l’equinite acuta che è sempre stata abbastanza latitante in te e che qui riesci a sentirla riemergere profondamente presente nel tuo essere.

Osservi il suo sguardo mentre passa in rassegna ogni capo, vedi quella luce che brilla nei suoi occhi osservando gli ultimi nati di questa che possiamo decisamente chiamare la sua seconda famiglia, per la quale ha speso decenni di passione e sacrifici, senti la sua voce pacata ma vibrante di orgoglio nel mostrarti questi dolci cavalli che sono la prova vivente della realizzazione del suo sogno. Non esistono parole a sufficienza per ringraziare Vittorio per le meravigliose sensazioni delle quali con questa sfuggevole visita ci porteremo per sempre nel cuore, vorremmo rimanere qui con i suoi cavalli con la pace di questo territorio, forse l’ultimo di un’era sempre meno a misura di cavallo e uomo. Grazie Vittorio per averci fatto comprendere tutto questo, grazie per la tua ospitalità, per averci dedicato un giorno del tuo tempo prezioso, grazie per l’invito a ritornare a riassaporare nuovamente queste sensazioni che sono l'essenza della nostra vita.
GRAZIE VITTORIO

VITTORIO ORTALLI; personaggio molto conosciuto nel mondo dei cavalli, ogni altra parola di presentazione ci sembra inutile, vogliamo però riproporre questo filmato girato alla 120° Fieracavalli, così, senza nessuna pretesa, solo per farvi meglio comprendere un uomo malato di equinite cronica.

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