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09/10/2018
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La Storia

Conosciamoci

Molti scritti hanno largamente divulgato la storia della nascita della carrozza, ognuno con la propria verità sulla base di conoscenze labili, pressapochiste a volte fantasiose. Abbiamo ritrovato uno scritto di oltre un secolo fa, che riteniamo molto autorevole, per questo abbiamo deciso di farvelo conoscere e prenderlo  come riferimento per la nostra pagina web sul mondo degli attacchi di Tradizione.



La storia della carrozza
In uno scritto di: Gaetano Moroni Romano
Primo aiutante di camera di Sua Santità

GREGORIO XVI – 1831-1846

CARROZZA; sorta di carro con quattro ruote, chiamato in latino, currus, carrum, rheda. La sua origine, non che quella del nome, vuolsi derivare dagli antichi carri, per cui il dizionario francese delle origini dice, che anticamente le vetture di qualunque genere portavano altresì il nome di carri; ed è perciò che carro dicesi ancora in termine d’arte al complesso dei pezzi di legname su cui si stabilisce la cassa delle carrozze, sterzi, calessi e simili. Si osserva che in Francia non è antico l’uso, né il nome delle carrozze, che in origine appellavansi coches, nome il quale pretendesi primieramente derivato da una città d’Ungheria, ove si erano fabbricate le prime carrozze.

Dubita il Menagio, se i francesi prendessero quel nome dall’italiano carroccio, carro militare usato nelle guerre, egualmente con quattro ruote, sul quale gli antichi italiani portavano la bandiera del comune, ed una campana per dare segnali, ovvero se siasi formato in Francia quel vocabolario proveniente da carruca, che presso gli antichi era un carretto, il quale serviva a portare persone. Avendo servito il carroccio eziandio da campanile, se ne trattò a questo articolo. Soltanto qui ci permettiamo aggiungere, che l’invenzione del carroccio si attribuisce ad Ariberto arcivescovo di Milano, il quale oppose le armi italiane all’imperatore Corrado, e che all’altro arcivescovo milanese Ottone Visconti se ne deve l’abbandono nel secolo XIV, nella spedizione contro Castel Seprio, in cui si sostituì al carroccio un grande stendardo colla effige di Sant’Ambrogio.

Sebbene non sia nostro divisamento che di parlare dell’origine delle carrozze, daremo tuttavia alcun cenno soltanto di quelle de’primari della gerarchia ecclesiastica, e di ciò che ad esse è relativo, senza parlare della forma ed uso di quelle degli altri, e molto meno delle tante variate loro foggie. Premettiamo innanzi tutto alcuni cenni sulle diverse principali specie degli antichi carri, e sulla origine loro donde derivò quella delle carrozze. Plinio pertanto pretende, che Cimone sia stato il primo, il quale abbia scritto sull’origine de’carri, non che sull’arte di cavalcare. Il tragico Eschilo attribuisce a Prometeo la primaria invenzione de’carri a due ruote, altri a Tritolemo; e Virgilio fa autore di quelli a quattro ruote il re di Atene Erittonio, che non poteva camminare per le gambe torte. Pure si sa, che i cirenaici furono, se non gli inventori dei carri, almeno quelli che li perfezionarono.

Anticamente non ne era permesso l’uso a tutti indistintamente, giacché abbiamo, che per un tempo fu un privilegio degli eroi e delle matrone. Gli arconti e gli efori invigilavano sugli abusi de’carri. I romani, che presero molto dai greci nelle costumanze, ebbero pure i loro carri, sino dai primordi della repubblica, limitandone l’uso ad alcune sacre cerimonie, ai giuochi del circo, come si ha dal Panvinio, de ludis circensibus , ed alla pompa trionfale, n’era vietata ogni mollezza. Si dà il merito della invenzione dei carri trionfali a Romolo, a Tarquinio il vecchio o a Valerio Publicola. Essi erano dorati e tirati dai cavalli, dai leoni, elefanti, ecc. ma erano discoperti, e senza seditore, onde il trionfatore o condottiero v’incedeva in piedi.

Tuttavia le dame e matrone romane, sino dall’ultimo re di Roma, usarono una specie di carro domestico egualmente scoperto, e più tardi coperto a due ruote detto “carpentum” , il quale divenne poi un distintivo privilegiato per le persone della famiglia imperiale. Vero è, che alle stesse matrone sotto il governo tribunizio fu accordato il diritto di servirsi d’un'altra foggia di cocchio denominato “Pilentum” . Evvi per altro chi dà la gloria della invenzione del carro ai Cinesi tre mila anni circa avanti l’era cristiana. E’ pur noto, che gli egiziani ebbero i carri, ed i loro principi inventarono i carri falcati, così detti perché armati di falce, o lame taglienti al timone, intorno alle sponde, ed alle ruote. Erano essi tirati da cavalli, e spingevansi in guerra contro l’inimico. Non mancano altre nazioni di pretendere alla preferenza in tal micidiale invenzione.

E’ a tutti noto, che la sacra Scrittura fa menzione dei carri di Faraone, e ad essa sembra che Assalonne sia stato il primo ad introdurne la costumanza fra i suoi israeliti, i cui re avevano viaggiato come i progenitori patriarchi su cammelli, asini e muli. Certo è, che il fratello Salomone possedeva un gran numero di carri pel servigio delle sue tante mogli. Si chiamarono poi bighe, trighe, e quadrighe quei carri qui si attaccarono due, tre, quattro cavalli. Per essi è a vedersi Mellerus de Sjnoride, seu Bigis currilibus veterum, e il primo tomo del Meurzio, e la dissertazione del Politi sull’uso delle quadrighe degli antichi. Sulla famosa quadriga di creta de veienti, nel 1812, pubblicò in Roma Cancellieri un libro intitolato, le sette cose fatali di Roma antica.

Anche la carretta fu una specie di carro somigliante al Carpentum de’ latini, e anticamente fu presa in significato di carrozza, essendo tutta dorata e coperta di drappi. Il p. Menochio nella Centuria IX, 70, eruditamente scrisse quanto il popolo romano si dilettasse degli spettacoli, massime di veder correre le carrette. Anche dal dizionario della lingua italiana abbiamo, che la carretta si disse cocchio, il quale non era molto dissimile dalla carrozza. Infatti tra le cose memorabili di M. Antonio Valena, egli notò che prima delle carrozze, particolarmente in Roma, si usavano i cocchi, donde derivò il nome de cocchiere al guidatore, pur detto carrozziere da carrozza.

Venendo dunque all’origine delle carrozze, la prima, che si vide in Italia nella città di Firenze, vogliono alcuni che fosse verso la metà del 1500. Primi ad usarle furono le Marchesi di Massa di Casa Cibo, una delle quali era maritata al Marchese di Mantova. Vedi: “Charpentier alla voce Currus.”  Ed è perciò che il Pontefice Pio IV, nel concistoro de’ 27 novembre 1564, con grave discorso, che riporta il Cancellieri nei suoi Possessi a pag.110, esortò i Cardinali a non prevalersi delle carrozze introdotte in quei tempi da alcune dame, ma dal proseguire ad andare a cavallo con quella maestà ecclesiastica, che tanto aveva sorpreso e piaciuto all’imperatore Carlo V, il quale dopo il suo ritorno a Roma dalla Spagna aveva detto che la cosa, la quale a lui più di ogni altra era piaciuta nella capitale del cristianesimo, era la cavalcata, con cui i Cardinali andavano alle cappelle e concistori.

Proseguirono i Cardinali ad andare per la città a cavallo o in lettiga, sino al termine del secolo XVI, come afferma il citato Valema, e sebbene le cavalcate terminassero col secolo decorso, nei primi del secolo XVII, i Cardinali, i prelati, ed anche i Pontefici, incominciarono a far uso delle carrozze. Vedi: Borgia, Memorie di Benevento, tom.III, p.306, e Vittorelli nelle Addizzioni al Ciacconio all’anno 1564, nella vita di Pio IV. Nella Spagna fu, nel 1546, in tempo del suddetto Carlo V, introdotta la prima carrozza, per vedere la quale concorsero gli abitanti di intere città; quindi vi si accrebbero in tal numero, che nel 1577 il re Filippo II fece proibire con pubblica legge, giacché la gente ordinaria e di mediocre condizione si credeva disonorata se non usava la carrozza. In Francia l’origine delle carrozze rimonta al 1457, nel qual'anno Ladislao V, re d’Ungheria e Boemia, per mezzo del suo ambasciatore, fece presentare in Parigi alla regina moglie di Carlo VII un carro sospeso, o carrozza da tutti ammirata, cioè un cocchio assai ricco e tremolante, dal che alcuni pretesero inferire, che sino da quell’epoca le carrozze fossero sospese su cinghie di cuojo, o di molle di ferro. Indi sul finire del regno di Francesco I, fu il primo a condursi in carrozza Giovanni de Laval Debois Dauphin, signore della corte, il quale non poteva agevolmente cavalcare per l’eccessiva grassezza del suo corpo.

Vi furono poscia nella corte due sole carrozze provenienti dall’Italia, e ne facevano soltanto uso la regina, e nel 1550 la duchessa d’ Angouléme Diana, figlia naturale di Enrico II. Fuori poi della corte il primo a servirsene fu Cristofano Tuano, dopo che fu dichiarato Presidente del parlamento, come si ha dal Tuano nella sua vita, e fece fare la carrozza a cagione della gotta che lo tormentava, e gli impediva di cavalcare e camminare. Ma siccome le signore usavano ancora le lettighe, o andavano dietro i propri scudieri, così la moglie del Tuano non volle servirsene, continuando ad andare in groppa dietro ad un domestico. Nel 1558, Giulio di Brunswich proibì l’uso delle carrozze ai suoi sudditi, temendo che per tal cagione si perdesse il costume nobile e coraggioso di montare a cavallo con tutte le opportune armi; da ciò si deduce quanto l’uso delle carrozze erasi propagato.

Dall’Italia ancora si recò in Francia il comodo dei cristalli e degli specchi alle carrozze, e vuolsi che per primo Bassompierre ne facesse applicare alla sua carrozza, e che il secondo verso il 1640 sia stato il principe di Condè, giacché sino allora erano state chiuse con cortine di cuoio, che si calavano all’entrare e all’uscire. Già nel 1631 nella Spagna l’infante Maria fu veduta in una carrozza a due luoghi con vetri e cristalli; né dee poi tacersi, che a’ nostri giorni il vapore già a tante macchine applicato venne pure esteso alle carrozze. In Roma dopo il discorso summentovato fatto da Pio IV al Sacro Collegio, contro l’uso delle carrozze, per un tempo fu più raro, massime ne’ Cardinali ne prelati; ma nel popolo presto ne divenne costante il grande abuso, senza distinzione di ceto, che nella prammatica, o riforma sul vestire ed altra fatta nel 1588 dal senato romano per ordine di Sisto V, vi si presero provvidenze anche sul numero ed uso delle carrozze. Per essere poi distinti i Cardinali dagli altri, Urbano VIII concesse ai cavalli delle loro carrozze i fiocchi e ciuffi rossi ai finimenti, si incominciò a far distinzioni nella forma e negli ornati delle carrozze, de quali si parlerà appresso.

Per due secoli le carrozze furono appannaggio di Papi e Cardinali, Re e Principi, carrozzoni riccamente intagliati e decorati, costruiti più per abbagliare il popolino che per grandi viaggi, massicce e pesanti dovevano essere trainate da un cospicuo numero di cavalli che procedevano al passo. E’ con l’inizio del 1800 con la rivoluzione industriale e la scoperta di nuove leghe di acciaio più resistenti del normale ferro comune che inizierà l’epopea d’oro della carrozza.

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