La frusta - tradizioneattacchi.eu

10/12/2018
Vai ai contenuti

Menu principale:

La frusta

Whips

Dizionario Tecnologico di
Arti e Mestieri 1833

Frusta  (fabbricatore di Fruste)

Distinguonsi parecchie specie di fuste: 1° fruste da carrozza e da biroccio; 2° fruste per cavalcare: 3° fruste da caccia e da postiglioni; 4° fruste da carrettieri. Le ridurremo per maggior semplicità a tre specie: fruste lunghe, medie, corte.

1° Le fruste lunghe son quelle che usansi dai cocchieri di carrozza e di biroccio, e dai carrettieri.
Non differiscono fra esse che nel manico, più o meno elegante, e nella maggior o minor cura che si ha nel lavorarle. Questa sorta di fruste si distinguono in quattro specie principali: 1° montate in balena su giunco; 2° in balena su legno; 3° in legno di Perpignano; 4° in legno di spino.

In queste fruste distinguonsi cinque parti essenziali: 1° il manico che ha da 15 a 24 pollici di lunghezza; 2° la verga di cui tien luogo la balena che ha circa tre piedi di lunghezza; è attaccata per una estremità col manico, e sostiene dall’altra il rimanente della frusta; 3° l’anello; 4° la coreggia o treccia la quale è lunga da 18 a 24 pollici; 5° finalmente il frustino che è lungo da 8 a 10 pollici.
Il manico della frusta si compone di due parti, cioè manico propriamente detto e verga; queste due parti devono avere la forma di un cono tronco allungatissimo, avente dal capo più grosso una impugnatura di 12 a 15 linee di diametro.


Quando la verga è di balena, si pianta nel manico, sia di giunco, sia di legno, il capo più grosso di essa e vi s’incolla fortemente. Adoperasi a quest’uso una balena che abbia all’estremità più sottile la grossezza soltanto che vuol darsi alla cima della frusta, e tutto intorno vi si adattano delle strisce di balena, che si innestano in alcune intaccature fatte per ciò sull’estremità del manico, e che s’incollano col manico stesso e con la balena che serve d’anima. Quando il tutto è asciutto si tolgono i difetti, si dà la forma di cono, e si copre la frusta, come diremo or ora.
Quando il manico si fa di legno di Perpignano, conosciuto sotto tal nome perché i contorni di Perpignano ne forniscono in gran quantità, legno che Lineo chiama: Celtis australis, e si conosce sotto il nome di loto o bagolaro, allora manico e verga sono dello stesso pezzo. In questo caso non si ha più che coprirlo con filo o bavella, o seta di vari colori o minuge, come vedremo alla parola Frustino da cavalcare, sia a mano, come fanno i ciechi dell’ospizio della strada S: Vittore a Parigi, sia con la macchina per far i lacciuoli ed i cordoncini, il che è più sollecito ed economico. Si unisce il tutto con colla forte resa liquida acciò il filo si lisci, si lustri, ed acquisti e dia alla frusta forza ed elasticità.

Non si coprono le fruste con manico di giunco che fino al di sotto delle intaccature; i manici rimangono scoperti. Le altre fruste sono interamente coperte.
Prima di montare la frusta, cioè di coprirla come abbiamo detto, s’incolla alla estremità più sottile l’anello; questo è una piccola striscia di cuoio bianco, larga tre o quattro linee, lunga da tre a quattro pollici. Si rastia questo cuoio ai due capi in modo che insensibilmente si assotigli, sicchè pochissimo ingrossi il capo della frusta che deve cignere internamente. Piegasi esso cuoio in due, lasciandolo uscir doppio nella parte superiore per la lunghezza di un pollice, ed incollando accuratamente il resto sul capo della frusta che allora cominciasi a ricoprire. Il gancio che si è lasciato uscire chiamasi anello. Dove finisce la copertura verso il manico mettesi una treccia in cui si interpongono fili d’oro o d’orpello; fassi altrettanto là dove termina l’impugnatura, sulla quale ponesi se è di giunco, e copresi di alluda o marocchino se è d’altra materia. Le fruste di spino d’ordinario non sono coperte; spesso son formate di un sol pezzo, talora di due o tre insieme intrecciati mentre il legno è ancor fresco, si uniscono fortemente ad ambo i capi e vi s’incolla l’anello.

Per far la coreggia o freccia, prendesi una striscia di pelle di vitello concia in bianco, larga 8 a 10 da un capo e due linee dall’altro, in una lunghezza di 30 pollici. Il capo più sottile si lascia intatto per otto o dieci pollici ed il resto dividesi in parti in quattro parti e s’intreccia. Giunti alla metà della lunghezza, ogni striscia si suddivide in due ed intrecciasi a otto capi sino alla fine, introducendovi un’altra coreggia di cuoio per formar l’anima, più grossa alquanto nel mezzo che ai capi. Serbasi all’estremità piùgrossa un gancio a fine di attaccarvi l’anello, nel mdo stesso che si unisce un cordone all’anello di un orologio.
All’altro capo di questa coreggia dove non è intrecciata fassi una apertura in forma di occhiello nella quale passasi il frustino, che altro non è se non una funicelle fatta a quest’uso, e che si fabbrica a Montagirs. Ogni carrettiere sa perfettamente adattarla al suo luogo.


2° le fruste medie son quelle che indicheremo sotto il nome di FRUSTINI DA CAVALCARE. Diremo frattanto che copronsi prontamente ed economicamente con la macchina da far lacciuoli e cordoni da campanello.
3° le fruste corte ad uso dei postiglion
i, ecc. sono formate d’un manico di legno elastico o di giunco, di quindici o al più diciotto pollici di lunghezza della coreggia o treccia o del frustino. Questa specie di fruste vogliono più forza che leggiadria. Scegliesi un buon cuoio di bue, appianato o rastiato col palettone, e conciato in bianco. Se ne prende una striscia lunga 5 piedi, larga 8 o 10 linee; ad otto a dieci pollici dall’estremità dividesi in due per tutta la lunghezza, ed in ciascuna parte apronsi ganci ad uguale distanze, 4 a 5 linee lontani l’uno dall’altro.
Passansi alternativamente e successivamente le strisce in questi ganci, si che somiglino ad una treccia di tre capi, di tre pollici circa formansi vari nodi per un tratto di 3 a 4 pollici, sia passando l’una delle strisce sull’altra con 4 a 5 giri, formando essi nodi con un altro pezzo di cuoio. Seguesi poscia ad intrecciare fino quasi all’estremità delle strisce. Tre od al di più quattro di tali nodi bastano nelle coreggie delle fruste da postiglioni, le quali hanno ad essere lunghe 3 piedi e mezzo o quattro.


Importa che l’anello sia di eccellente cuoio, ben fermo al manico e pieghesi nullameno assai facilmente; a tale oggetto non si attacca come gli altri ma si passa in un foro posto in capo al manico e guernito d’una ghiera forata in ottone. L’impugnatura si guernisce di cuoio o di marocchino, con cordone intrecciato sopra o sotto, e sempre vi si lascia un correggiuolo di cuoio per passarla nel braccio, a fine che la frusta, che spesso devesi usare con forza, non isfugga negli intervalli.
Il frustino fassi come nelle altre fruste, con buona funicella di Montargis, e si unisce del pari al capo della coreggia che non è intrecciato e che all’estremità, ridotta alla larghezza di 3 a 4 linee, termina insensibilmente in punta. A questo capo vi si lascia un occhiello.
Oltre a tutte queste fruste havvene in più comuni, la cui coreggia non è intrecciata; questa consiste in una o due strisce poste una presso l’altra con 5 a 6 nodi nella loro lunghezza. Son queste le fruste da carrettieri, che fabbricansi dai SELLAI; vi si mette il frustino secondo il solito.


I fabbricatori di fruste ne fanno altresì per battere i vestiti le quali sono assai più comode delle bacchette che spesso si adoprano e si rompono. Sono queste composte d’un manico di legno tornito lungo 10 a 12 pollici; nel capo opposto alla estremità del manico il legno è scavato circolarmente d’un colpo di sgorbia; si pongono intorno sette ad otto strisce di cuoio di bue concio in bianco, o meglio di buffalo, e con una buona corda di minugia si lega il tutto insieme sullo scavo fatto intorno al manico. La corda di minugia sforza il cuoio ad entrare in questo incavo, ivi è fortemente compresso, e tal modo di fissarvelo è più sicuro e durevole di quello che si impiega da qualche inetto operaio, che ve lo assicura con chiodi, i quali lacerano il cuoio e fendono il legno, e lo strumento dagli spessi colpi che è obbligato a dare dopo qualche giorno, è reso inservibile.

La frusta - the whip


La frusta deve essere la compagna indivisibile del guidatore, che, presala in mano prima di salire a cassetta, non deve abbandonarla mai finchè non ne sia disceso. Con finimento a collana utilizzeremo una Frusta Inglese o a pioggia, una frusta spezzata o ungherese con finimento a pettorale. Esistono innumerevoli tipi di fruste, che si distinguono da quelle economiche  a veri oggetti d'arte frutto di valenti maestri atrigiani. Le fruste cosidette "bois de rose" con caratteristici nodi naturali sono ritenute di gran pregio.
Il suo uso deve essere limitato: dovendosi adoperare la frusta per un cavallo freddo o esitante nella sua partenza, è bene sapersene servire con precisione.
Il cocchiere dovrà abbassare il braccio destro senza staccarlo dal corpo, mettere la frusta nella direzione del braccio e con un colpo leggero impresso da un piccolo movimento del pugno,  colpire il cavallo tra il sellino e la collana, non sulla groppa né ai fianchi; bisogna conoscere a fondo un cavallo prima di batterlo sulla groppa.
La frusta deve essere maneggiata con sicurezza e gradazione,  tenuta leggermente con la mano in maniera che resti flessibile col braccio.


Si rammenta che nella Tradizione è “bandito” lo schiocco della frusta.

Come si tiene la frusta

Va tenuta nella mano destra, tra il pollice e la prima articolazione dell'indice,
a circa 15 cm. dall'estremità del manico a secondo della sua bilanciatura,
inclinata in avanti senza che il mozzone tocchi le groppe dei cavalli
e non infastidisca il passeggero seduto a fianco del guidatore.

                                                                                                                      
  Alberto Agostinelli

Torna ai contenuti | Torna al menu