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15/11/2019
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Carro di vino

Le carrozze

Carro di vino
Real Museo Borbonico
descritto e illustrato
da Erasmo Pistolesi 1839


Le immagini di due carri per il trasporto di vino, separati da duemila anni di storia, un’analisi del 1839, che ne dipinge le affinità; dall’otre in pelle si è evoluti alle botti, rimanendo l'uso medesimo inalterato, con particolarità della struttura che sono rimaste pur sempre simili.

"Non solo si apprende, esaminando i diversi oggetti, che rinvennersi in Ercolano e tuttavia si rinvengono in Pompei, quanto appartiene alla pittura ed alla scultura, per non dire dell’architettura, poiché que’ sono in minor numero; ma eziandio quanto spetta agli usi ed al costume della romana nazione. Di fatti il carro di contro deliniato dimostra i modi che usavano gli antichi per costruirlo.

Parlai già in descrivere i monumenti di due carri ad uso di trasportar vino, ma quello che produco è in altra foggia costrutto, poiché due specie di piccole casse sono fra le quattro ruote sulle quali il carro cammina, ed a questa specie di casse sono attaccati gli assi delle ruote stesse.
In questo due casse rilevasi che lasciano fra di loro uno spazio vacuo in mezzo alle quattro ruote, e ivi è un graticolato di legno, che incatena insieme il quarto davanti e quello di dietro del carro, e curvandosi in semicerchio tiene l’otre contenente il vino, ch’è anche attaccato da certe assicelle dell’ingraticolato che l’abbracciano sino alla parte superiore dove sono insieme congiunte da anelli, a traverso i quali passa un bastone di ferro che al collo dell’otre istessa si vede con una corda legato.

Dalla cassa che forma il quarto d’avanti del carro, parte da una forcina il timone del carro istesso, a cui con una specie di giogo erano attaccati i due cavalli che lo tiravano, e che si veggono dipinti distaccati dal carro istesso, siccome anche oggigiorno si pratica nello scaricare le derratte. Non faremo parola del modo di scaricare il vino, ma soltanto osserveremo che nella costruzione, e finimenti tutti di questo carro si osserva una certa cura, proprietà, diligenza certamente maggiore di quella, che nei tempi nostri è adoperata per questi usi comuni del carreggiare le derratte, il che dimostra la varia indole dei tempi, ed il più ingegnoso affaticarsi di tutte le arti nei tempi antichi, dalle più sublime fra le belle, alle più imfime fra le mecaniche.

Da quando vedesi, in genere d’arti se ne sapeva più d’ora, se non vogliamo ammettere una certa tal quale raffinatezza, la quale è propria dell’incremento di tutte le arti, e che alcune volte progredisce a scapito della durata del genere manufatturato; anzi il troppo raffinamento è di assoluto pregiudizio, poiché toccasi la meta, e restano per dir così le arti paralizzate, non avendo più bisogno dell’industria dell’uomo, onde guidarle alla perfezione.

Le macchine introdotte per alcuni generi di manifatture, ne sono un esempio, esse avendo perfezionato il genere commerciale ed avendo prodotto in esuberanza, per cui nulla si può più tentare, perché tutto è eseguito; nulla si può più fare, perché le merci lavorate rigurgitano da tutti i magazzeni Europei".


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