La scelta - tradizioneattacchi.eu

22/10/2021
Vai ai contenuti

Menu principale:

La scelta

Scuderie

Scelta del Cocchiere
Ciro Griffini 1876

Uno scritto tratto dal libro: Le bellezze e le meraviglie del cavallo;
così si esprime il Dottor Ciro Griffini nella rubrica sul cocchiere.

Vi sono in società molte posizioni, e quella del cocchiere è fra queste, in cui è difficile trovare uno che eserciti la sua professione con talento.  Si incontrano nel mondo una massa di noncuranti d'ogni specie, e tutte le grandi città forniscono delle centinaia e migliaia di uomini che sono invecchiati nell'esercizio di una professione, senza che abbiano mai fatto il benché minimo sforzo per ben conoscerla e bene esercitarla. Pochi sono quelli che si applicano ad imparare ed a perfezionarsi. In generale tutto è lasciato al caso, è un buon professionista è cosa rara e da ammirarsi. Voi trovate più facilmente quello che ha la smania di sembrare abile, che quello che abbia la passione di applicarsi per di venirlo realmente. Vi sono fra le persone impiegate al servizio dei cavalli, diverse categorie. I cocchieri, i palafrenieri, i garzoni di scuderia, i postiglioni, i vetturali, i carrettieri, i grooms, i fantini pei cavalli da corsa ecc. Presi assieme formano una classe molto estesa ed impossibile a descriversi.

Gli uni sono uomini che fanno il loro dovere coscienziosamente, dolci coi cavalli, sottomessi e vigili; un certo numero fra questi conoscono il loro mestiere e sono in grado di insegnarlo perfettamente, ed è a deplorarsi che non vi siano scuole in cui questi uomini possono insegnare agli altri in modo pratico. E’ troppo esteso il vezzo di dipingerli e crederli tutti ignoranti o peggio, e di disprezzare il loro mestiere. Noi crediamo che non vi sia niente di degradante a governare un cavallo, od assisterlo durante la malattia. Gettare il disprezzo su questa occupazione, è tentare di privare un nobilissimo ed utile animale delle cure e del benessere che pertanto merita. É confondere tutto in un fascio, per che qualcuno è spregevole; è dar prova di stupidità, d'ignoranza o d'orgoglio, di pregiudizio. Tutto dipende dalle qualità individuali; non vi è motivo alcuno perché à cagione delle funzioni che eserciti un uomo non sia rispettabile e rispettato.

Sgraziatamente e purtroppo, (ci siamo) vi è molto a dire nel senso contrario. Il grande difetto degli uomini di scuderia in generale, ed in particolare di quelli delle categorie inferiori, è di non avere cognizioni e di non essere atti alle loro funzioni. Gli uni sono senza alcuna esperienza e si tengono stranieri a ciò che ha rapporto alle loro attribuzioni; e gli altri sono stupidi, inetti incapaci di imparare, infingardi e sporchi. Ve ne sono di violenti, collerici, duri fino alla crudeltà; questi storpiano nella loro collera i cavalli loro affidati, li strapazzano, li affaticano o li maltrattano spietatamente. Ve ne ha perfino (raramente) che rubano e vendono la biada destinata ai cavalli. Alcuni sono beoni e dati all'ubriachezza; altri sono talmente infatuati del loro merito che in verità si rendono insopportabili. Inutile correggerli, sono saranno sempre ingovernabili: faranno sempre in quel modo, senza mai provarne un altro; sanno tutto e conoscono tutto, eccetto di ignorare il loro mestiere. Altri ancora si credono si belli che per attillarsi passano due ore alla toletta per ogni ora che passano vicino ai cavalli.

Se ne trovano anche di ipocriti, che non fanno mai nulla e fingono di essere sempre occupati, tacciono sempre, ed affettano di essere sottomessi. Di negligenti, indifferenti al benessere, senza pietà per le sofferenze dei cavalli. Di vagabondi, egoisti che non fanno mai nulla senza essere obbligati. Certi uomini di scuderia sono ciarloni, e purché trovino qualcuno da chiacchierare assieme, sono contenti; intanto i mestieri chi li fa? Costoro sono millantatori e pettegoli. Per avere un soggetto di conversazione, se non hanno del male a dire del padrone o della signora, o qualche segreto della casa a divulgare, inventano, tessano storielle.

Un vero cocchiere deve essere tutt'altro uomo, sia in città, sia in campagna. Nelle popolose vie d'una grande città, un cocchiere deve aver più nulla da imparare; la sua qualità importante è che sappia guidar bene; viene in seguito la sobrietà poi l'esperienza e l'abilità nell'arte di governare i cavalli. Deve sempre stare in guardia, aver sempre sangue freddo nelle disgrazie, essere dolce coi cavalli, attivo, robusto, di buon aspetto, d'un età matura, non tendente ad addormentarsi a cassetta, di un'esattezza, d'una puntualità esemplare, coll'istinto della nettezza, dell'ordine e non troppo amante della compagnia e del vino.

Il cocchiere di campagna, non è necessario che sia un perfetto guidatore; e non ha bisogno d'essere si fino come quello di città. Però più ne saprà più sarà meglio. Il principale difetto del cocchiere di campagna, è l'indolenza; se ha (lo ha o non lo ha ? ) questo difetto, stará a cassetta come se conducesse un carretto, colle mani sulle ginocchia, ed i gomiti aperti come le ruote di un battello a vapore; il corpo piegato, la testa penzolone, le redini fluttuanti, la frusta nella mano sinistra ed inclinata a terra. I suoi cavalli somigliano a lui, col pelo lungo e rustico, colle andature pesanti e striscianti. Finimenti e carrozze sono sporchi, rossi, impolverati e bruciati. La scuderia è sempre in disordine; niente al suo posto ed i cavalli sono nel fimo fino ai garetti.

Ciò, che abbiamo detto intorno al cocchiere, vale più o meno anche per le altre persone di scuderia, che è a desiderarsi posseggano le migliori qualità. I proprietari poi di cavalli dovrebbero anch'essi occuparsi del benessere di questi nobili animali, sapere ciò che loro abbisogna e provvedervi; correggere le persone di scuderia ogni qualvolta fanno torto ai cavalli o li trascurano; ed approvarle, incoraggiarle e rimeritarle quando si mostrano buone, intelligenti, premurose ed oneste.

Torna ai contenuti | Torna al menu