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24/06/2018
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Vienna, le carrozze

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Vienna
le carrozze all’esposizione.

Si, è specialmente in questi ultimi anni che la fabbricazione delle vetture di lusso ha preso uno sviluppo meraviglioso. E’ facile persuadersene tutti i giorni ad ogni ora, vedendo circolare per le vie non solamente sontuosi equipaggi, e numerose carrozze eleganti private, ma ben anco le stesse vetture pubbliche che si presentano sempre più fornite di gusto e di comodi. Una delle cause di questo sviluppo risiede nella brama di far conoscere la propria ricchezza nella più bella forma possibile. E a tale forma la carrozza si presta a maraviglia ed a poco prezzo. Oggi con trecento fiorini si può comprare a Vienna un Brougham nero verniciato, e tappezzato all’interno con bellissima stoffa, Che diamine! Ogni droghiere un po’ agiato può comprarsene uno. Un calesse con cappa, svelto, elegante e ricco di ornati, è già prova di una fortuna discreta, poiché costa otto-novecento fiorini. Ma quali sono le rendite di quel felice mortale che possiede un Landau tappezzato di seta azzurra o lilla, e che costa un migliaio di fiorini e anche duemila?

Di questa gnisa si possono considerare le carrozze come indizi sicuri dei gradi di ricchezza dei loro proprietari. Ma se noi esaminiamo gli oggetti  esposti dai diversi paesi, vediamo senza molta fatica che innanzi tutti sono i fabbricanti viennesi e parigini che eseguiscono scrupolosamente il lavoro delle carrozze, e che sanno riunire la più fina eleganza ai più grandi comodi. Visitando i loro prodotti, riesce proprio difficile di trovarvi una sensibile differenza. Si gli uni come gli altri lavorano con meravigliosa delicatezza, e le loro carrozze si rassomigliano tanto, cominciando dalle ruote sino alla guarnizione dei sedili, che si potrebbero benissimo cambiare le piccole lastre sulle quali è scritto il nome del fabbricante, senza che il pubblico potesse accorgersi del cambiamento. Le vetture di famiglia signorile francesi appariscono molto eleganti. In esse vi sono tanti posti nell’imperiale quanti nell’interno.

L’Inghilterra ha esposto degli omnibus che superano quelli di Vienna per la loro leggerezza e solidità. Ha esposto inoltre delle vetture da signora, Broughmas, Phaetons, Coupés, ecc. ed ha adottato in quanto agli ornamenti il gusto del continente. Il loro prezzo non è tanto alto quanto quello dei prodotti francesi: quindi si può comprare una vittoria per 50 lire sterline(1250 franchi) mentre che una vettura dello stesso genere dell’esposizione francese costa 2000lire ed anche di più. Gli Inglesi hanno ancora aumentato il numero delle vetture, esponendo dei cabriolets con mezza cappa. La cappa posa sopra molle leggere, ed è provvista ai lati di specchi, e può essere chiusa dinanzi da un solo cristallo. Però questi cabriolets ci sembrano poco raccomandabili per ciò che riguarda la forma e l’aspetto; crediamo preferibili gli antichi phaetons. Nella galleria delle macchine vi veggono esposte le vetture di Varsavia, di Pietroburgo, di Pesth e di Aldemburgo; vi si trovano ancora dispersi i prodotti di alcuni esponenti inglesi, tedeschi e americani. Sono vetture leggere ed eleganti che fanno una figura assai strana , situate in quella guisa fra le enormi locomotive ed i colossali carrozzoni della ferrovia.

Gli ungheresi hanno esposto la loro specialità, cioè le vetture in vimini, fatte a guisa di phaeton, sebbene quelle carrozze siano molto ricercate, tanto per la città quanto per la campagna, si distinguono specialmente per la loro grande leggerezza, e sono di particolari forme che non si veggono esposte che dai soli ungheresi. I tedeschi hanno esposto delle graziose carrozze, quali i landau e le berline, ma di un prezzo molto più elevato di tutte le altre. I russi hanno esposto alcuni drosckkis graziosissimi di particolare struttura. Il sedile del davanti è un poco più elevato di quello di dietro, fra loro vi è uno spazio assai vasto. Queste carrozzette leggere e graziose son fatte per essere tirate dai piccoli cavalli tartari attraverso le loro interminabili steppe.

Le altre vetture sono a ruote larghe, riccamente tappezzate di seta e di broccato, e qua e là ornate di ricami oro e argento. I phaetons da signora sono pure graziosissimi con la cassa molto bassa e i sedili quasi a livello della predellina. Un’asta di ferro, attaccata al dorso della vettura, e che si prolunga sino al posto del cocchiere, porta un ombrello che copre completamente la larghezza della vettura. Questi veicoli però costano molto. Nella stessa sezione non si distinguono facilmente le slitte: appena se ne vedono i sedili del cocchiere, poiché il resto è nascosto da un’immensa coperta fatta di pelli d’orso, alle quali si veggono ancora attaccate le teste furiose dei loro antichi proprietari. Le pelli che coprono due slitte di Pietroburgo ed una di Varsavia sono tutte di orsi nerissimi e quindi di grande valore.

Sebbene italiani, e ferventi di desiderio che la patria nostra abbia a distinguersi sulle altre, non possiamo qui ripetere le dolci lodi che risuonano per altre industrie, fra cui gli olii e le sete. L’Italia si distingue sì per la buona costruzione di carrozze, industria che ha progredito molto, a Milano principalmente, a Torino e Bologna; ma pochi si curano di mandare a Vienna: per esempio non andò a Napoli nessuno, nemmeno il Bottazzi, ch’era fra i migliori d’Italia, e fra i più noti. Quasi a tutti gli espositori nostri di carrozze si sono accordate medaglie. Ma la più bella, la più compiuta mostra di carrozze l’ha fatta la Francia, e dopo la Francia l’Austria: noi veniamo dopo queste due nazioni. Dobbiamo però dire che la carrozzeria italiana fa continui progressi: e non sono poche le carrozze nostre che passano il mare per recarsi ai nababbi dell’Egitto, ai bascià della Turchia, ai laboriosi industriali dell’America meridionale.

Da Milano, che si può dire centro di quest’industria, spedirono carrozze il Cesare Sala, il Francesco Mainetti e il Felice Grondona. Il primo ottenne la medaglia del merito per il suo landau a doppia sospensione e per il brougham – cab a semplice sospensione: il secondo ottenne la medesima onorificenza per il landau e per la carrozza- coupè. Di quest’ultima diamo un disegno, affinché i lettori possano ammirare le eleganti proporzioni, la snellezza e la grazia colla quale e sostenuta dalle elastiche molle. E’ il carro d’una fata che scivola leggero e spedito senza scosse di sorta, ma dolcemente cullato dallo scelto meccanismo. Il landau esposto risolve la questione del metodo più spedito per aprire e chiudere il soffietto. Già da qualche anno gli inglesi Morgan Fuller e Roch e il prussiano Henning cercarono di togliere al landau l’incomodo di un generale spostamento di quanti vi seggono per chiuderlo o aprirlo: ma alcuno con un meccanismo troppo complicato rendeva troppo facili i guasti e le rotture; un altro col congegno pesante era costretto a sformare la cassa; e non erasi mai raggiunto il bello e comodo.

A tutte le difficoltà state sollevate risponde il landau esposto, nel quale si può operare ogni manovra con un semplice girar d’un manubrio del cocchiere. Il Grondona fu premiato colla medaglia del buon gusto per un bellissimo brougham. Altri Milanesi  esposero varie parti di carrozze: così il Bardelli Angelo presentò due casse, una di landau, l’altra di brougham: e il Giovanni Battista Borgatta diverse specie di ruote e di veicoli. Le carrozze di Alessandro Locati, che, sebbene milanese, tiene fabbrica a Torino, furono anch’esse meritatamente premiate. I modelli esposti sono eleganti non solo, ma vantano una verniciatura che altri non seppe ancora raggiungere per il lucido e la durata: consistono in una carrozza di gala, in una da caccia ed in una carrettella tanto eleganti che paiono aristocratici nati, da non ricordarsi più di esser figli d’un padre barbaro e rozzo, come il carro.

Di Torino è pure Vincenso Telsa che ha due carrozze. Furono molto lodate anche le carrozze del Marco Fiorini di Bologna, che ha due veicoli a due ruote detti biroccini e un coupè a quattro ruote. Altri espositori di carrozze sono i fratelli Pieresca di Treviso, il Domenico Sandri di Vicenza e il Guarrata Giacomo di Palermo; mentre espose un carro a due ruote per il trasporto merci il Sala Gerolamo di Lecco. Espositori di alcune parti di carrozze sono il Clemente Calzolari di Mantova che mostrò varie innovazioni nell’asse e nella bocchetta del timone; e il Giuseppe Savattieri di Palermo colle sue lampade per carrozza di varie forme. Alla carrozzeria si aggiunge oggidì la meccanica, che si sostituisce quale motrice, e vuol mettere a riposo i cavalli: vediamo quindi i velocipidi del signor Ignazio Villa di Milano, del Galimberti Benigno di Lecco e del Carlo Pozzoli di Orsenigo.

Quest’ultimo ha un velocipede velocimano con un nuovo sistema di ingranaggio, che garantisce meraviglie nei suoi effetti. Non va dimenticato il Giovanni Zoppi di Soragna – Parma che inventò un veicolo a forma di cavallo automotore, di grandezza naturale, per il trasporto di una persona. Dopo che i cavalli prestano le spalle agli uomini, sarebbe tempo che gli uomini per gratitudine pensassero a sollevare i cavalli dal loro peso.
  
L'automobile figlia della carrozza sollevò il peso ai cavalli, accellerò il progresso, di contro con i suoi effluvi, ci stà lentamente ma inesorabilmente distruggendo.   
         

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