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09/10/2018
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Omnibus

Le carrozze

2ème  ROUTE  DES  OMNIBUS

Sembrava un sogno impossibile potervi partecipare, poi gli eventi hanno preso una piega favorevole e formando un team Itali-Francese abbiamo realizzato “il sogno”. Grazie all’invito rivolto a Bruno Cotic da Messieu Domique Posselle e alla gentile e preziosa disponibilità di Pascal e Cathy Schira, che hanno messo a disposizione in loco uno dei loro stupendi Omnibus, alla collaborazione di Gianluigi Orsenigo addetto alla preparazione di cavalli e finimenti, a Eugenio Demaria, Chef, addetto ad una parte di primaria importanza in questi eventi, ovvero l’arte culinaria, salame e parmigiano, formaggi e buon vino nostrani hanno fatto da padroni ottenendo un grande successo. Per completare Fabrizio Canali; “paparazzo” con la sua inseparabile Canon a immortalare e raccontare ogni momento di questo evento unico.  

Dopo aver partecipato alcuni anni or sono alla “Route de Lorriane”, questa volta mi sono goduto la “Route des Omnibus”. E’ stata un’esperienza bellissima. Prima di tutto perché il detto “se non si và non si vede” è vero! Un tragitto così lungo, 52 Km in due giorni, tutto su strade normali, transitando nei centri storici di tanti borghi e nelle campagne di cui è ricca la Francia, è fantastico. Oltre a restarne affascinato ti rendi conto di conoscere ben poco di questa terra, mi rimarrà sempre nella memoria la bellezza della campagna collinare di Birleenbach e dei paesi che abbiamo attraversato che non avevo nemmeno idea che esistessero. Esci da una curva e ti trovi davanti un antico borgo, arroccato lì in alto e poi, pian piano ti avvicini, ci passi in mezzo.

Antiche case ti sfilano accanto, hanno la struttura caratteristica di queste parti, costruite con travi di legno e mattoni. Al centro la chiesetta con il campanile, accanto il piccolo cimitero, giardini fioriti con tante piccole statue di aironi e cicogne. Il clima unico, aiutati dal fatto che in questa edizione il meteo era perfetto per i cavalli ma anche per i passeggeri in una stagione perfetta. La bellezza vale anche per la gente del posto, che ti saluta con grande cordialità, ti ferma per avere informazioni, per sapere da dove arriviamo, dall’Italy e vualà, come per incanto appaino bicchieri e del buon vino.

In un coinvolgimento globale, le auto si fermano e accostano al nostro passaggio, tutti ci salutano, ci ha commosso la quantità di persone anziane che ai bordi delle strade agitano le mani e si tolgono il cappello. Dalle piccole finestre ornate di gerani dai colori stupendi arzille vecchiette agitano i fazzoletti al nostro passaggio. Un’emozione intensa, anche perché era proprio inaspettata. Sei nel tuo sogno, attendi di tornare alla normalità, ma vuoi rimanerci ancora. Ma la “Route des Omnibus” è questo, è il fascino delle sue carrozze e da ciò che esse rappresentano, dalle persone coinvolte, direttamente e indirettamente per la sua perfetta riuscita.

Dopo di che, c’è una competizione vera e propria, anche se nascosta, non ci sono primi o secondi classificati avervi partecipato è già una vittoria in sé, qui ognuno sfoggia i propri cavalli, finimenti, omnibus e già perché qui sono solo omnibus, e ben 28 per l’esattezza. Poi il percorso, ignoto, non sai dove andrai, una mappa e delle indicazioni poi ognuno parte al momento designato, la graziosa “Corrally Macrez” al via è categorica: mantenere minimo cinquecento metri dall’equipaggio precedente, non ci sono tempi e cronometri, ma subito ne comprendiamo il perché. Ripide salite si alternano ad altrettante discese, fortunatamente siamo arrivati con i cavalli preparati, la nostra coppia di KWPN risponde molto bene, sebbene tra omnibus e equipaggio raggiungiamo un peso di venti quintali. La mano del Driver, Bruno Cotic, è di una precisione assoluta, occorre dosare sapientemente le andature, il volano del freno è un continuo turbinio di apri e stringi, la carrozza spinge, qui non c’è il pedale dei freni, una mano redini e frusta, l’altra sul volano.

E poi c’è lei: Cathy Schira, proprietaria dell’omnibus e nostra navigatrice per l’occasione, snocciola le indicazioni precise ad ogni svolta o incrocio, e nel frattempo, grazie alla sua buona padronanza della lingua italiana, cordiale e misurata ci illustra le bellezze del luogo. Scenari incantevoli si susseguono, visti dall’alto dell’imperiale hanno un sapore ancora più speciale, con lo sguardo entri nelle case, nei giardini, cogli tutte quelle bellezze che normalmente dall’auto non riesci ad avere.  

E’ stata un’esperienza davvero bellissima. Da affrontare con un approccio ben diverso da quello competitivo al quale noi Italiani siamo abituati, perché altrimenti ti perdi tutto ciò che contorna questo evento, che in fondo rappresenta la vera avventura che ti devi gustare. Lì in quel momento che sarà unico nella tua vita. Ciò che provi vale molto di più di una coppa, è il ricordo di un evento che si tramanderà nel tempo, lo racconterai ai tuoi nipoti per continuare a farlo sopravvivere nel tempo. Poi ti godrai le foto messe lì, nell’album dei ricordi, e nella tua mente tornerai a questi giorni, rivivrai il lavoro, la fatica, la gioia e la pace, la pace di questa terra disturbata dallo scalpiccio dei cavalli e dal caratteristico sfregolio delle ruote a lamone.

Poi all’improvviso le cicogne, ti osservano con una tranquillità inaspettata, imperturbabili alla ricerca di piccole rane, alzano le loro ali al vento a salutare il nostro passaggio, in questo paese che speri continui a sopravvivere nel tempo.

E’ con grande piacere che vogliamo congratularci con Monsieur Eric Macrez Presidente A.F.A. Associazion France Attelage, con L'associazion Les Attelages du Houdon, per la perfetta organizzazione, per la sua incrollabile volontà ad aver avuto realizzare un simile evento, a tutta la sua famiglia che indefessamente ha collaborato e lavorato. Un grazie di cuore a tutti coloro che a vario titolo hanno collaborato, un grazie a tutti gli amici, vecchi e nuovi che vi hanno partecipato, permettendoci di aver passato due giorni meravigliosi in Loro compagnia.

Un Grazie dalla squadra A.F.A.C. a tutti ormai nota come “Italia”

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