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09/10/2018
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Palazzo Pitti

Musei

Palazzo Pitti Firenze
Museo delle Carrozze

Prosegue la nostra ricerca sui poli museali relativi alle carrozze esistenti nel nostro paese, che per presunti motivi di restauro sono ormai chiusi da diversi anni. Vogliamo puntare il nostro sguardo sul Museo delle carrozze di palazzo Pitti a Firenze, ospitato nel rondò di Porta Romana, l'ala laterale di destra per chi guarda il palazzo da piazza Pitti. Sono qui esposte le carrozze ed altri mezzi di locomozione appartenute alla corte granducale, specialmente risalenti al periodo tra la fine del Settecento e l'Ottocento. Chiuso nell'anno 2002 per restauri, ma visitabile su appuntamento solo per gli “studiosi”, vi sono qui conservate dieci berline e due portantine, ormai precluse al pubblico da ben 14 anni.

Alcuni esemplari sono magistralmente decorati, non solo da intagli e dorature, ma anche da pannelli dipinti con fini paesaggi tipici della moda dell'epoca, oltre a cuoi, drapperie e finimenti della più alta tradizione artigiana. Il patrimonio del museo vanta dieci carrozze originali e due portantine, specialmente relative all'uso della corte lorenese e sabauda fra Settecento e Ottocento, oltre a una serie di antichi finimenti per cavalli. L'esemplare più antico è il settecentesco coupé a due posti di casa Giugni, seguito dalla carrozza del vescovo di Pistoia Scipione de' Ricci. La più preziosa è forse quella di Ferdinando III di Lorena, intagliata nel 1816 da Paolo Santi e dipinta dal pratese Antonio Marini con coppie di regnanti e fiorentini famosi: Lorenzo de' Medici e Poliziano, Cosimo I e Vasari, Cosimo II (o Ferdinando II) e Galileo, Pietro Leopoldo (o Ferdinando III stesso).  

Si conservano poi altre due carrozze commissionate da Ferdinando III. La berlina di gala di Ferdinando II di Borbone ha una raffigurazione dipinta di Muse. Proviene invece dalle scuderie dei Savoia una berlina appartenuta forse al duca di Modena Francesco IV. Appartenne invece alla collezione di Stefano Bardini una carrozza siciliana della famiglia Asmundo dai ricchi intagli dorati con tappezzeria rosso acceso. Alcune carrozze venivano utilizzate solo in occasioni di massimo risalto, come nozze o parate ufficiali, fra le quali spicca la cosiddetta "Carrozza d'oro", sormontata da una corona dorata a simboleggiare l'altissimo rango degli occupanti.  Sono qui esposte anche due carrozze funebri e, carrozze appartenute al Sovrano del Regno delle Due Sicilie (una berlina blu), all'Arcivescovo (una sedia gestatoria datata 1793) e ad altri dignitari fiorentini.

L'intero complesso museale di Palazzo Pitti, che comprende anche il Giardino dei Boboli, è quasi una città nella città, nella zona dell’Oltrarno a Firenze. Con la città capitale, Palazzo Pitti diventa la residenza del re d’Italia ed è proprio Vittorio Emanuele III a donare l’edificio allo stato nel 1919. Oggi Palazzo Pitti ospiti alcuni dei più importanti musei di Firenze: al primo piano si trova la Galleria Palatina con un'ampia collezione di quadri del XVI e XVII secolo, e gli Appartamenti Reali con arredi d'epoca risalenti al XIX secolo; al piano terra e al piano rialzato si trova il Museo degli Argenti, che raccoglie la grande collezione di oggetti preziosi appartenuti ai Medici; la Galleria d'Arte Moderna si trova invece all'ultimo piano ed ospita una stupenda collezione di dipinti tra cui pittori toscani del XIX e XX secolo.

Così scrive un noto quotidiano locale: Firenze, 23 settembre 2015 - Sono musei invisibili, oscurati dai fratelli ‘maggiori’, chiusi alle visite per assenza di personale. Stiamo parlando di gioielli come il giardino della Villa di Castello, quasi sempre chiuso per permettere a Villa La Petraia di avere tutti i custodi. Ma, anche spostandoci nel centro storico della città, si possono trovare spazi con capolavori d’arte difficili da visitare, come Orsanmichele, il museo che ospita capolavori di scultura rinascimentale. Ormai chiuso al pubblico da anni è invece lo spazio espositivo delle carrozze reali, nei locali interni a Palazzo Pitti. Qui si trovano rari esemplari di cocchi appartenuti ai Lorena e ai Savoia. Questa collezione è legata ad un progetto di rilancio che giace nella polvere da 10 anni. In un momento in cui si discute sul valore dell’arte, diventato servizio pubblico essenziale, ci si dimentica troppo spesso di ridare dignità a quei luoghi praticamente negati al pubblico, destinati all’oblio per carenza di organici.

E' stato un 2015 nel segno dell'arte e della cultura a Firenze: l'anno si è chiuso positivamente per la Galleria degli Uffizi, che ha registrato un aumento dei visitatori. Il museo più celebre della Toscana con i suoi capolavori, da Botticelli a Michelangelo, da Tiziano a Cimabue, lo scorso anno è arrivato alla cifra record di 1 milione e 971mila visitatori, 35mila in più in rispetto al 2014, con un incremento dell'1,82%. Molto positivi anche i dati degli altri musei fiorentini legati alle Gallerie degli Uffizi: i visitatori della Galleria Palatina e della Galleria d'arte moderna di Palazzo Pitti nel 2015 sono stati 492mila, con un +3,22%. Ancora maggiore l'incremento dei visitatori che hanno utilizzato il circuito comprendente il Giardino di Boboli, il Museo degli Argenti, il Museo delle Porcellane, la Galleria del Costume e il Giardino Bardini, preferito da 932mila persone, ovvero 47mila in più rispetto all'anno scorso, pari a un aumento del 5,38%.

Con un totale di 3 milioni e 396mila visitatori, le Gallerie degli Uffizi nel loro insieme sono cresciute di 98mila unità, con un aumento del 2,98%. Quello che ci chiediamo è come mai con questi numeri di visitatori in aumento non si riesca ad aprire il padiglione delle carrozze? Forse che queste siano meno interessanti di altre opere d'arte? O forse dobbiamo tenerle segregate perchè rappresentano un'epoca della quale ci vergogniamo? Sarà che forse non avranno sulle "ruote" abbastanza secoli di storia da esser degne di stare accanto a opere di illustri maestri, quello che di certo sappiamo è che, anche i mastri falegnami e intagliatori che le hanno create, nella loro arte non avevano nulla da invidiare a Michelangelo. Nell'attesa di poterle un giorno ammirare, aspettiamo fiduciosi che la Sovraintendenza, un giorno, premi la nostra pazienza.

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