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30/06/2020
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Contro il lusso

La nosrta storia

Contro il lusso
Jacopo Soldani - Patrizio Fiorentino 1751

QUANDO: IL Senator Soldani con tutta la ragione prevedendo a qual eccesso di lusso coll’andare del tempo sarebbe montata l’umana superbia nel fabbricarsi Cocchi, che talvolta costano quanto una casa, o un Palazzo, o una ricca tenuta, la detesta, fingendo, che un tale, nel veder la prima volta introdotti i Cocchi e le carrozze in Firenze, esclamasse attonito, ma con sdegno “Oh maledetto legno!”
Il primo Cocchio, che si vedesse introdotto in Firenze fu nell’anno 1534, e l’usanza venne di fuori: essendosi fin allora costumato di andare a cavallo si dà gentiluomini, che dalle Dame, e per la città, e ai festini, e alle Ville, ed alle Cacce.

Di tal usanza, che correva in Firenze fino al 1533 si veda il Varchi nel libro XVI della sua Storia, il quale racconta il caso, e l’azione magnanima di Luisa Strozzi, moglie di Luigi Capponi, poi Senatore, la quale intervenne a un Festino di Nozze nella Case de’ Nasi sulla Piazza de’ Mozzi. Nel tornare sul far del giorno a casa, fu aiutata nel montare a cavallo dal Duca Alessandro, che comparso vi rea mascherato con molti altri, vestito a usi di Monaca. Il primo autore, che ci è noto fin ora, che dell’origine di tale usanza de’ Cocchi fa ricordo, si è Agostino di Jacopo lapini Fiorentino nella sua cronaca, di cui l’originale si conserva nella libreria del Sig. marchese Neri Guadagni, ed è il seguente:

MDXXXIV -1534. IN QUEST’ANNO SI COMINCIARONO A USARE I Cocchi in Firenze, che prima non se ne erano mai visti; e il primo lo fecero venire di fuora certe Signore, che si chiamarono le Marchese di Maffa, che stavano per stanza nel Palazzo deì Pazzi qui in Firenze; che erano buone compagne, ed un loro marito Spagnuolo, che si chiamava il Sig. Angiolo: con le quali Marchesane stava quasi dì e notte il Berni Canonico Fiorentino, si può dir Poeta:

Sembra adunque, che di francia venisse l’uso del Cocchio; indi sempre più crescendo ogni giorno il loro maggior lusso, nel 1644 s’introdusse l’uso di adornarli di cristalli, e di belle dorature, e vie maggiormente arricchendoli, coll’andar del tempo, furono assai nobilitati. Il Calesse, è antichissimo, e fu in uso presso i Romani, sedia usata per i viaggi, e per correre le poste. Lorenzo Panciatici canonico Fiorentino fece eruditissimo Trattato de Cifio veterum, dato in luce da Antonio Bulifone; il quale raro essendo, si pensa di pubblicarlo di nuovo con alcune brevi note, e giunte, e figure tratte dai marmi antichi. Usò i calessi la Francia, e la Germania di poi, e se ne trovano memorie assai belle. Alcuni scrivono, che il primo Calesse veduto in Toscana, fu portato di Francia dal Cardinal Flavio Chigi, nipote dìAlessandro VII, quando andò legato a latere del zio a Luigi XIV in provenza; la prima mostra che egli ne fece, avvenne in Pisa.

Nel 1645 fu in uso la Portantina, ed i Genovesi furono i primi a conoscerla per se stessi molto comoda, ed a farne indi copia, seguitata dagli altri ancora. Da qualche tempo in qua si usano in Firenze più frequentemente le Seggette, o sedie portatili a due stanghe, portate da due uomini; laddove prima servivano per lo più per le persone incomodate di salute; e in oggi si usano comunemente da tutti i ranghi di persone, e si offeriscono dai Sediarj anche alle persone, che da teatro vogliono comodamente esser condotte o a casa sua o in altri luoghi.


Quanto poi alle Carrozze, bella memoria si ritrae da un MSS presso l’erudito, e dalle patrie Memorie peritissima conoscitore il Sig. Giovanni di Poggio Baldovinetti, Patrizio Fiorentino, il quale mi ha cortesemente comunicato quanto appreso si nota in un Codice, che è intitolato: Osservazioni sopra le usanze mutate nel presente secolo del 1600, cominciate a notare da me Cavaliere Tommaso Rinuccini l’anno 1665. Ecco quel che egli scrive:

Carrozze, cavalli da sella e lettighe. Nell’ultimo del secolo passato s’era cominciato a introdurre (in Firenze) l’uso delle carrozze, ma nel principio del presente non era ancora divenuto comune; e molti Nobili non la tenevano. Ma appoco appoco, coll’occasione di far parentadi, o di un altro pretesto, ognuno l’ha messa su: e molti la tengono a quattro cavalli, ed i più ricchi a sei. Da primo le carrozze erano piccole, foderate di cuoio dentro, e per di fuori; poste sulla sala delle ruote, che andavano assai scomode, poi cominciò a metterle sulle cigne ad archi di acciaio ben temprati, che cedevano all’urto, fa che vanno assai più comode. Per i più ricchi si fanno di velluto nero, ed anche di colore, con frange fuori, e di dentro, e col cielo di dentro dorato. Fino a mezzo il detto secolo usarono alcuni più ricchi per le feste solenni della città il Cocchio, che era dentro per lo più rosino, e di fuora di panno paonazzo, con otto pomi nelle testate dorati. Nel 1672 si è introdotta una foggia di carrozze, venuta di Parigi, retta da lunghi cignoni, che brandiscono assai, e si chiamano “Poltroncine”; perché vann comodissime, e si sono dismessi gli archi per il risico di romperli.

Delle carrozze colle portiere alla cortigiana, ne venne l’uso in Francia nelle nozze del Gran Principe, poi Gran Duca di Toscana Cosimo III con Margherita d’Orleans nel 1661, la qual foggia di carrozza da allora in poi sino ai tempi nostri è stata chiamata la “Francese”. In oggi poi da molti anni in qua è smoderatamente cresciuto tal lusso, ed al maggior segno si è raffinato il gusto nel mutar quasi ogni giorno nuove, superbe, e sontuose carrozze; ed oltre a quelle si vedono Stufiglie, Coppè, Manze, Svimer, Landò, ed altri ornatissimi Cocchi, che viè sempre più vanno smoderatamente crescendo, di bel taglio, di assai vaga simetria, e galante, che si adornano di nobilissimi intagli, di pitture curiose: con dorature dentro, e di fuori, con ricchi drappi, stoffe, portiere, e velluti di vari colori a opera fioriti con cortine accomodate a uso di padiglioni, con grandi e bellissimi cristalli da ogni parte, sicchè paiono Gabinetti portatili. Non si guarda nessuna spesa, anco eccessiva, coll’entrata della quale ogni buon cittadino potrebbe onestamente vivere e campare la sua famiglia.

Il fasto insano dell’umana insaziabile superbia, nel corso appena di un secolo, uscito dai limiti suoi, è sì alto montato, che è impossibile il descriverne il pernicioso eccesso. Restano dallo stupore sbalorditi tutti coloro, che osservano la magnificenza e lo sfarzo sontuosissimo delle carrozze di treno e corteggio che si vedono in varie città d’Italia, e specialmente in Roma e in Napoli. La tronfia ignorante superbia di molti, che in quei legni stupendi si fanno portare, oltrepassa il segno; sicchè non si degnano o di salutare o di guardare chi fa loro riverenza; talchè a ragione volle inveire contro tal lusso il Soldani, e molto più inveirebbe e direbbe ora, se ai tempi nostri vivesse.

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