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24/06/2018
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La sfida

Carrozzai

Il ritorno alla vita

Diventa ogni giorno sempre più difficile, anche se i moderni mezzi di comunicazione ci permettono di viaggiare in modo virtuale, di accedere a informazioni da un capo all'altro del pianeta; poi è una questione di fiuto, di fortuna o di una ricerca certosina. A volte poi è solo una questione di punti di vista, c'è chi si trova davanti ad una carrozza arrivata alla fine del suo ciclo di vita e vede solo un pezzo di legno destinato al macero. C'è invece chi sà intuire subito, anche da un'immagine scattata con un angolazione strana che ne distorce le forme, sà coglierne il valore celato sotto anni di polvere. Ne intuisce forme e geometrie, assapora l'intaglio della cassa eseguito con perizia dal cassarolo, accarezza con lo sguardo le fioriture dei cuoi invecchiati dal tempo, intuisci subito che è lei, l'occasione che aspettavi da una vita adesso è lì a portata di web!

Prospettive apparentemente lontane e inconciliabili si incontrano, nasce lo scambio, come dei binari che dopo essersi incrociati, si allontanano ognuno per la propria via. Dall'illuminazione iniziale si è passati al progetto concreto, l'inizio di una grande sfida con la filosofia di ridare la vita ad un passato rimasto dimenticato per anni. "Il progresso", in nome di questa parola si sono sacrificati secoli di fatiche manuali che colpo d'ascia dopo colpo d'ascia, hanno dato forma a carrozze multiformi, attribuendo dignità e valore al lavoro di chi le ha costruite. Artefici di un settore nato per sopperire ad esigenze di trasporto e di sviluppo, trasformandosi in un'attività legata alla creatività e all'estro di valenti artigiani, che con grande impegno, passione e professionalità hanno dato vita ad una materia prima, dandole un'anima e una storia.  

"Il baratto", perché sempre di questo si tratta, poca valuta moderna in cambio di un pezzo di storia antica, a volte insignificante per chi non ne è a conoscenza; il primo passo è compiuto, ora occorre trovare le conferme alle proprie intuizioni. Decenni d'intemperie ne hanno corroso le sedute, la mera ruggine ha avvolto le parti metalliche, muffe verdastre hanno steso la loro coltre lungo le fiancate. "Il Detective", sono momenti frenetici che precedono la conferma di alcuni punti fissi, irrinunciabili per ogni intenditore. Il piacere di scoprire il marchio di un noto costruttore, forse il migliore, il più famoso, un manager, un designer, un uomo che aveva visto lontano in un'epoca in evoluzione. La paglietta scopre le prime lettere, "Milano", seguite da un nome "Cesare Sala"; l'immaginazione inizia a volare.

Una carrozza importante sarà sicuramente appartenuta ad una casata importante, occorre iniziare a togliere la maschera di polvere, anni di intemperie hanno sovrapposto strati e strati di dimenticanza, impietosa la spugna umida li cancella. Riemergono improvvisamente i fasti del passato, sugli sportelli laterali un blasone; una corona a quattro punte e una scritta latina: Terror et Pietas. La tecnologia moderna ci permette meraviglie, si digita la scritta e si preme "invio", il risultato è immediato e non lascia dubbi di sorta, tutto combacia.  Terror et Pietas, l'epigrafe che m'orna il blasone par scritta da un angelo mutato in leone... Motto della famiglia Litta  Modignani in Milano. Quella dei Litta fu una delle famiglie illustri del patriziato milanese, le sue origini risalgono al 1258, con Ottone Visconti.

Un Legn de caccia, una Cacciadora, costruita dalla ditta Cesare Sala che ha operato dal 1847 al 1890 ci fornisce un'indicazione sul suo committente. Litta Modignani Giulio, nacque a Milano il 28 sett. 1813 dal marchese Giovan Battista e Beatrice del marchese Ferdinando Cusani. Sebbene il Giulio non avesse mai manifestato intenzione di sposarsi, i destini della sua casata infatti erano stati rinsaldati dal matrimonio del suo fratello maggiore Luigi che, nel 1843, sposò la ricchissima Elena Ferrari. Il fratello Luigi morì improvvisamente nel 1855, lasciando la giovane e ricca moglie, due figli maschi e due femmine. Nel 1857 Elena Ferrari vedova Litta Modignani inviava una supplica al papa nella quale chiedeva la dispensa per sposare il cognato Giulio. Il matrimonio ebbe luogo il 28 genn. 1858. I Litta Modignani riuscirono così a evitare che la futura eredità della vedova finisse altrove.

Ricostruito il passato, occorreva deciderne il futuro, il legno è importante e necessita di un recupero adeguato. Le luci artificiali possono diventare un sole notturno, occorre considerare la realtà dei fatti e valutarne ogni possibilità. L'algoritmo matematico della "decisione" sentenzia un nuovo baratto e il "legno" s'invola lontano dalle sue origini. Il suo destino è già stato scritto, ancor prima che tutto questo succedesse, legato da un invisibile filo di Arianna ripercorre a ritroso il suo cammino e riapproda nelle terre della sua origine. I mercanti hanno concluso i loro affari, la stretta di mano ha suggellato il patto, un nuovo proprietario ora ne determina il suo futuro, riportarlo alla vita. La decisione è importante, occorre stabilire quale filosofia di pensiero scegliere; un restauro museale o un restauro da attaccare la "muda" e via a gran carriera per i verdi campi dei Concorsi di Tradizione?

Ci piace ammirare i Legni nei poli museali ancora integri della loro storia, ma ci piace ammirarli ancor più mentre passeggiano sui viali alberati, con il loro equipaggio al gran completo e vederli rivivere cosi, come se il tempo non fosse mai trascorso. Di certo le due opzioni richiedono metodologie di restauro diverse atte a salvaguardare il risultato finale. Se la prima opzione-museale contemplerà un restauro mirato alla conservazione totale, la seconda, opzione-attiva dovrà essere condizionata dal mantenimento il più possibile dell'originale o riprodotto come se lo fosse in ogni sua parte.   

La decisione è d'obbligo, per un proprietario appassionato dei bei legni, dei bei cavalli e della guida Howelet, l'opzione attiva non si discute. Ora occorre trovare un bravo restauratore che sappia operare a 360°gradi per affidargli il lavoro nella sua totalità. Occorre arruolare un artigiano che abbia nel Dna il segreto dei "Legname de carocc", che abbia ereditato quella chiavetta biologica che conserva nel nostro profondo della memoria, fin nei più minimi dettagli, nozioni di una manualità ormai scomparsa. "In un paese della Mancha, di cui non voglio fare il nome, viveva, or non è molto, uno di quei cavalieri che tengono la lancia nella rastrelliera, un vecchio scudo, un ossuto ronzino e il levriero da caccia". Inizia così il famoso romanzo tra i più conosciuti al mondo, scritto da Miguel de Cervantes: El Ingenioso Hidalgo Don Quijote de la Mancha, meglio conosciuto come : Don Chisciotte.

In un paese della Brianza, di cui non voglio fare il nome, vive, or da sempre, uno di quegli artigiani che qui tengon bottega a riparar carrozze, con timoni e stanghe nella rastrelliera, incudine e pialla, lesina, martello e tanta passione. " Alea iacta est", il dado è tratto, così Giulio Cesare la esclamò per sottolineare che aveva preso tale decisione e che non ci sarebbe più stato modo di tornare indietro. Ha dunque prevalso l'opzione-attiva, la più difficile e più criticabile, ma di sicuro la più avvincente, una sfida nella sfida! A concilio i grandi saggi si ritrovano, a discuter di cuoi, tessuti, legni e colori, è solo sistematicamente che la mano del legnamaro svela i segreti. Si smontano ruote, assali e molle, sedute e pedane, e dalla cassa emergon segreti, e alle vane parole emergon certezze.

Di certo sappiamo, che dal passato nessuno è tornato, e non c'è dato sapere il suo lungo viaggio, dal suo travaglio al suo oblio. Quel che ci resta è la teoria dei colori, è dal profondo che emerge la certezza, la sovrapposizione dei colori non mente, l'originale è sempre il più profondo. Cambiano i tempi e cambian le mode, cambian i gusti e anche i colori, ma sulla pelle ti rimane sempre quello con cui ti an creato. Tarli e tarme vi an banchettato, incuria e degrado vi an regnato, passo dopo passo il legnamaro ti riporta alla vita, un lavoro improbo che richiede tempo e fatica, con il committente che incalza, ansioso di veder finito il suo prezioso talismano dal magico potere. Insomma un bel gioco, che ti fà alzare contento la mattina, che ti lusinga l'ego e innaffia quella piantina che è la tua autostima.  

Si son seguite le regole e i dettami, tra mille divergenze e problemi, ad ogni passo si è dato impegno, passione, professionalità e tantissima manualità. Ogni carrozza è una sorpresa, e ognuna richiede di essere capita, adattandosi alle sue curvature, agli intagli, agli incastri del legno, alla complessità della ferramenta, a volte sbagliando, ma sempre orientandosi al recupero fedele delle sue parti. Avere la possibilità di ridare nuova vita ad una carrozza destinata al rogo, e farla diventare un oggetto prezioso è semplicemente spettacolare, poter tramandare qualcosa d'importante alle prossime generazioni è il piacere più grande, quando, alla fine ne ammiri il risultato. Il restauro è terminato, il passato è tornato al suo antico splendore, così com'era stata progettata dal suo ideatore, CESARE SALA CARROZZAIO IN MILANO.   Ora dobbiam solo aspettare, di vederla tornare a volare sui verdi prati a Villa Manin in Codroipo.

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