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19/04/2018
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la Tradizione ci insegna

Stile di guida

la Tradizione ci insegna.

Tiradora……… cigna, o fune coperta di cuoio, o vero cuoio a tirante che dall’uncino del granchio (ferr de cavall) va lungo via tutto il timone d’una carrozza fino alla sua punta, fermovi con corregguole o staffe o gasse o ciappe, alla qual punta prende con sé un bilancino o la bilancia per attaccarvi uno o due cavalli.  

Milano via Manzoni, una zona che circa tre secoli fa vantava la presenza di ampi giardini, boschi, scuderie e tenute, chiamata Corsia del Giardino e in seguito dedicata ad Alessandro Manzoni. Nell’Ottocento era considerata la strada più lussuosa di Milano e d’Europa e divenne il salotto di Milano, frequentemente percorso da sontuose carrozze di gala trainate da quattro e sei cavalli dirette al Teatro alla Scala. A proposito di carrozze, a Milano nell’Ottocento fu necessaria un’apposita “grida” dell’arciduca Ferdinando d’Austria per frenarne la pericolosità pubblica dovuta non solo al numero elevato di carrozze circolanti, ma soprattutto all’indisciplina dei cocchieri che si lanciavano in folli corse negli stretti vicoli o rompevano le righe operando pericolosi sorpassi; ma per non perdere gli italici vizi, onde non turbare la categoria dei cocchieri e non danneggiare la fiorente industria delle carrozze, le regole venivano spesso trascurate; fino al punto che un reo di omicidio, Giuseppe Cannella, fu rimesso in libertà perché era uno dei migliori “legnamari di carrozze” utile a molte famiglie nobili.

Se l’indisciplina dei cocchieri era la principale causa di incidenti, ad essi si aggiungevano le rotture delle carrozze, fatte con legno a volte di qualità scadente, per risparmiare sui prezzi, incidenti che come riportavano i quotidiani di metà/fine ottocento erano all’ordine del giorno e venivano menzionati nelle pagine di cronaca.  Se dei primi si occupava la forza pubblica con un “giro di corda” per calmare le frenesie di velocità, dei guai tecnici si occupavano i carrozzieri, sempre alla ricerca di migliorie per soddisfare le esigenze degli acquirenti, sperimentando e brevettando accorgimenti per aumentare il livello di sicurezza delle carrozze.

Troviamo traccia di detti sistemi in una descrizione accurata nel Nuovo Dizionario Scientifico e Curioso, Sacro e Profano di Gianfrancesco Pivatti, 1747: Macchina per istaccare attacco all’improvviso in un sol tratto i cavalli che tirano una carrozza allora quando vanno a briglia sciolta, esibita  all’Accademia delle Scienze dal Signor De la Hire il giovane, 16 novembre 1712." Evidentemente esisteva un problema di primaria necessità al quale era legata la sicurezza di persone e animali che ha assillato costantemente nei secoli carrozzai e guidatori. Ne troviamo menzione anche nella relazione dei Giurati in occasione della Mostra Nazionale del 1881 a Milano, dove ben tre noti Carrozzieri, Mainetti, Pieresca e Bordoni, presentarono sistemi per lo sgancio rapido dei cavalli.

Congegni che in verità non incontrarono il parere benevolo dei Giudici, che li giudicarono alquanto inopportuni, una volta staccati i cavalli chi li avrebbe più fermati? Di questi congegni se ne è perso il ricordo o né è rimasto solo qualche descrizione in antichi testi o locandine pubblicitarie su giornali dell’epoca a conferma della loro esistenza. Altri sistemi invece ottennero dei risultati molto soddisfacenti, trovarono grande applicazione, e ci furono tramandati sino ai giorni nostri.  
Congegni che incontrarono utilità soprattutto sui “legni” di grandi dimensioni, grandi Break e soprattutto su Road Coach e Park Drag. Infatti è su questi rotabili che troviamo: il timone di scorta, la bequille, il doppio freno indipendente sulle ruote posteriori, la scarpa, bilancini di riserva, accessori di primaria importanza legati alla parte “rigida” della carrozza che servivano in particolare per lunghi viaggi soprattutto in zone montuose.

Altro “accessorio” di primaria importanza, evidentemente frutto di lunga esperienza di disavventure, utilizzato quale vera e propria ancora di sicurezza in caso di rotture tra la parte rigida (carrozza) e parte mobile (cavalli), il cavo reggi-bilancia o cordone di sicurezza.  Sottovalutato o deprezzato da alcuni che ne considerano il suo utilizzo fuori dai canoni della Tradizione pura, indispensabile per altri che reputano questo “accessorio” di vitale importanza e ne usufruiscono ogni qualvolta attaccano il proprio tiro a quattro. Partendo dal fatto che questo “accessorio” ci è stato tramandato e non è un’invenzione moderna, anzi potremmo dire che è un particolare in via di estinzione, molti non ne conoscono la sua esistenza o ne hanno sentito parlare ma non ne conoscono esattamente la sua funzione nei tiri multipli.    

Facciamo un pò di chiarezza.

Nei tiri multipli, tiro a quattro, a cinque, grande balestra, alla Tirolese, ecc. i cavali di volata sono collegati alla carrozza tramite la bilancia, di cui ne troviamo due tipologie, continentale e anglosassone (Inglese).

Nell’attacco continentale la bilancia composta da un solo pezzo con i quattro attacchi per le tirelle, usata abitualmente in Spagna nell’attacco a “la calesèra” e nei paesi dell’Est. La bilancia è sostenuta dal cordone non esistendo sulla testa del timone il classico attacco o tromba inglese, il cordone reggi bilancia svolge funzione di supporto, collegamento e traino tra il veicolo e i cavalli di volata, mentre il timone svolge solo una funzione di sostegno del suddetto cordone. In questo sistema il timone non svolge mai la funzione di traino ma solo di direzione. Il cordone è agganciato direttamente ad apposito gancio sulla barra trasversale dove si innesta il timone, la forza di traino (HP) dei cavalli di volata và a scaricarsi completamente sulla parte solida della carrozza.

Nel sistema anglosassone, comunemente usato anche in Italia, la punta del timone termina con la caratteristica “tromba da tiro a quattro” , ad essa viene agganciata la bilancia di tipo inglese  a tre pezzi. Per i puristi della Tradizione questo è l’unico punto di supporto ammissibile per il cosi detto “tiro a quattro all’inglese. Non vogliamo entrare in dibattiti o disquisizioni, lasciamo le valutazione sui campi in erba nei Concorsi di Eleganza, dove il termine “sicurezza” può essere sacrificato in nome della Tradizione pura. Se vogliamo aggiungere alla nostra bilancia il fattore “attaccare in sicurezza” nel rispetto della Tradizione, monteremo il cavo reggi bilancia o cordone di sicurezza.  Il cordone è una grossa fune in canapa rivestita in cuoio a protezione, con le parti terminali ad occhiello dove sono inseriti o un gancio o una correggia di collegamento.  

Un terminale viene solitamente agganciato all’apposito gancio che su molte carrozze si trova al centro della quadratura dove si infila il timone, oppure in apposito gancio su una barra di rinforzo sotto la cassa; a volte troviamo detto gancio anche sull’assale anteriore. La parte centrale è sostenuta sotto il timone tramite delle corregge di cuoio che ne limitano il penzolamento senza impedirne lo scorrimento.  L’altro terminale è agganciato alla bilancia, molto importante è la sua regolazione, esso dovrà limitare lo sforzo di tiro sulla tromba condividendone il tiro, fungere da ammortizzatore in caso di strappo dei cavalli di volata, sostenere la bilancia in casi di rottura della tromba per impedire che la bilancia stessa vada a finire negli arti posteriori dei cavalli di volata provocandone una fuga repentina e disastrosa.

Impedendo che i cavalli di timone vengano trascinati in fuga, dai cavalli di volata, trainati tramite le giungole o le “chainettes”che rimarebbero agganciati alla tromba del timone e di conseguenza alla bilancia della volata. Un collegamento che consentirebbe al Driver di mantenere un minimo di controllo per arrestare l’attacco in caso di pericolose rotture di parte del timone. Dunque una valida alternativa al sistema “Pieresca”, che optava per il distacco totale dei cavalli, abbandonato per evidenti problematiche, mentre il cordone ha continuato a svolgere la sua “nascosta funzione” arrivando sino ai giorni nostri. Una funzione ben utilizzata dai postali svizzeri  che agganciano quattro cavalli di volata per scalare i passi di montagna, collegando una barra in acciaio per sostenere la forza di traino. Rispettando il detto che: “prevenire è meglio che curare” preveniamo qualsiasi possibilità di incidente utilizzando quegli accorgimenti che la Tradizione ci fornisce che sono il frutto di secoli di esperienza.

Esperienza che i Giudici nei Concorsi di Tradizione dovrebbero sottolineare ricordando ai Guidatori che determinati accorgimenti sono indispensabili, molte volte vengono presentati attacchi singoli e in pariglia dove i cavalli non portano la braga, la braga è il freno della carrozza. Spesso e volentieri i Giudici assegnano delle penalità per il suo mal posizionamento, ma sorvolano su chi non la porta e questo è un grosso errore, si induce il concorrente a tralasciare una parte del finimento, determinante per la sicurezza. Nel giudizio si dovrebbe inserire una nota di verifica se l’attacco utilizza tutti quegli accorgimenti che la Tradizione ci fornisce, per il rispetto della sicurezza e per insegnarne le funzioni, lodare i pregi, ma evidenziare anche le mancanze che molte volte sono tralasciate.Vengono assegnati punti di penalità se i cavalli portano delle protezioni, ma non si valuta mai il fattore sicurezza.  Un buon Giudice questo dovrebbe saperlo e farlo rispettare.
Alla fine è un gioco e se vogliamo giocare facciamolo in sicurezza.

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