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15/01/2018
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Bormio

Musei

ESTATE, TEMPO DI
"SUMMER COCH"


Un tuffo nel passato per riscoprire il presente. Palazzo de Simoni, antica dimora nobiliare dell'omonima famiglia, ospita da oltre cinquant'anni il Museo Civico di Bormio. Fondato nel 1962 e divenuto civico nel 1967, il Museo di Bormio è allestito in quattordici sale, gestisce una raccolta di 3000 pezzi suddivisi in due sezioni. La sezione storico-artistica conserva importanti opere e oggetti provenienti da chiese e palazzi delle valli del Bormiese e la sezione etnografica con attrezzi e suppellettili dell'attività tessile, agricola, casearia, di falegnameria, di allevamento e di trasporto. Il Museo gestisce inoltre l'adiacente chiesa medievale del S. Spirito. Il palazzo ha il tipico aspetto delle costruzioni nobili bormiensi. Una cinta di mura merlate custodisce un giardino sul quale si affaccia l'edificio dalla struttura ben proporzionata. La torre medievale, solida e imponente, affianca il palazzo insieme alla chiesa dedicata alla Vergine del Buon Consiglio.

L'abbondanza di materia prima, la presenza di mano d'opera specializzata, la committenza colta e sensibile, sono elementi che hanno favorito un'abbondante produzione di opere lignee in tutte le valli del bormiese, opere ora parzialmente custodite al museo di Bormio. Fra altari scolpiti e dorati, statue austere che rimandano alla cultura transalpina, manufatti di uso agricolo e quotidiano che ci riconducono alla comprensione della cultura locale, la sezione dei mezzi di trasporto rende vive le immagini di un passato a misura d'uomo. Slitte e carrozze raccontano il dolce fruire del tempo, conferendo una nuova dimensione a spazi e distanze. Attività che si svolgevano all'interno di piccole botteghe con utensili che raccontano dell'ingegno che codesti artigiani adottavano per semplificarne il lavoro. Curioso il tornio, azionato a pedale utilizzato per produrre oggetti a forma cilindrica, in questo caso si vede l'inizio della lavorazione di un mozzo di ruota.

Le carrozze; gli spostamenti avvenivano un tempo con rudimentali mezzi di trasporto. Durante i mesi invernali, slitte di fogge diverse erano usate non solo per trasportare legna o fieno, ma anche persone. Le famiglie meno abbienti utilizzavano una slitta di legno, a volte dotata di una sorta di panca. Solo le famiglie agiate disponevano di eleganti slitte coperte, corredate da sedili imbottiti e confortevoli. Nei mesi estivi le strade erano percorse da carrozze e calessi; in relazione del tragitto da effettuare e al numero di persone da trasportare, le carrozze venivano trainate da uno o più cavalli, fino a sei per le diligenze. Nel museo è conservata anche il vecchio carro dei pompieri, dotato di una pompa manuale, utilizzato dal corpo volontario sino al 1943 che ha fatto la storia di Bormio in tempi, dove le case erano soprattutto di legno e i camini e le stufe funzionavano per gran parte dell'anno.

La diligenza; vero scopo del nostro viaggio era quello di poter ammirare questa particolare tipologia di diligenza da viaggio. La strada dello Stelvio, voluta all'inizio dell'Ottocento dall'imperatore Francesco I d'Austria, che volle una nuova strada che potesse collegare la val Venosta direttamente con Milano, allora territorio austriaco, attraverso la Valtellina. Inaugurata nel 1825 e caratterizzata da una lunga serie di tornanti, oltre che consentire la comunicazione con i paesi d'oltralpe, offriva ai viaggiatori panorami maestosi e mozzafiato. Nel 1831 fu istituito un servizio di trasporto da Milano al Tirolo, in 64 ore si raggiungeva Bormio e in 115 ore si giungeva a Landeck. Fino al 1915 il valico era percorso tutto l'anno da un servizio di diligenze grazie all'efficiente opera degli spalatori durante l'intero inverno. Con l'arrivo della prima guerra mondiale fu teatro di aspri scontri tra la fanteria austriaca e quella italiana, essendo il passo proprio sul confine italo-austriaco.

Una delle diligenze impiegate per compiere il tragitto è giunta, gelosamente custodita nel Museo Civico, sino ai giorni nostri. Realizzata dalla ditta viennese Jacob Lohner & Co. Wien, questo particolare modello di Landau-Drag riflettente per costruzione il Drag-Italiano per la mancanza del massiccio codone che normalmente unisce il treno anteriore a quello posteriore, con cassa elevata per aumentare il raggio di sterzata necessario per curvare sui tornanti dello Stelvio, con sospensioni anteriori e posteriori di forma ellittica per superare i limiti di sterzata dei normali Mail-Coach e Park-Drag di derivazione inglese. La cassa centrale chiaramente da "Landau" dava la possibilità nella bella stagione, con l'apertura dei due mantici che si ripiegano completamente, ai passeggeri che sedavano all'interno di poter godere dei meravigliosi panorami offerti.

Trainato da quattro a sei cavalli poteva trasportare otto viaggiatori, confermato dalla numerazione ancora presente sui sedili, più due posti per il postiglione e la guardia. Concepito per un uso di trasporto passeggeri in ambito alpino, il Landau-Drag ne riporta tutte le caratteristiche. Ad iniziare dalla mancanza della bilancia fissa, sostituita da uno speciale bilancino mobile che supporta alle estremità due bilancini per pariglia, il timone con la tromba per tiro a quattro dove si possono notare le cambre per le cinghie di sostegno della "Tiradora" (cordone di sicurezza). La mancanza della "Fleche" centrale di congiungimento tipica dei Mail coach, sostituita dal gruppo ralla e balestre tipiche del Park Drag che permette un ampio di sterzo necessario per girare sui numerosi tornanti delle strade di montagna. " Il doppio freno sulle ruote posteriori azionabile da entrambi i lati della serpa del postiglione per mezzo di due "girabacchini". I due ampi cassoni, anteriore e posteriore per riporre i bagagli e il particolare "portapacchi mobile" in ferro applicato posteriormente per aumentarne la capacità di carico. Le particolari "scarpe" con la base molto ampia per aumentare la superfice di attrito e maggiorarne l'efficienza. Gli ampi mantici per proteggere i viaggiatori alloggiati sui posti esterni dalle intemperie, la mancanza di fanali poichè si viaggiava solo di giorno a causa della pericolosità del viaggio notturno sulle strade di montagna. La mancanza della tipica "scala retrattile", assente per diminuire i pesi "morti" sostituita da ampie pedane e solidi maniglioni per aggrapparsi nella fase di ascesa ai posti esterni superiori. Tutto in funzione della praticità di viaggio, senza però rinunciare a quelle comodità date dall'alloggiamento interno con comodi sedili imbottiti, finestrini mobili in vetro molato alle portiere, scaldini per i piedi nei giorni freddi e tasche laterali per riporre oggetti da viaggio per questa particolare carrozza.

La sala delle carrozze conserva altre tre carrozze: un "Bagher" o timonella di origine sconosciuta ma di gradevole fabbricazione, un secondo "Bagher" di presunta costruzione svizzera per la tipica serpa capovolgibile tipica delle carrozze svizzere. Un grazioso "Landau" con attacco a pariglia marcato: L. Ferrario - Tonzanico, una ricerca ci porta a Mandello del Lario sul lago di Como nel ramo di Lecco. Nel 1824 il governo austriaco inizia l'apertura della statale dello Spluga-Colico-Lecco, come strada di grande interesse militare, i lavori della quale termineranno nel 1832. Qui nell'omonima frazione di Tonzanico nel 1850 circa, fioriscono varie attività e officine, la Badoni&Co. di Castello, Mandello e Bellano si pone alla testa dell'industria siderurgica italiana. Nello stesso anno, Carlo Ferrario fonda l'azienda che è sicuramente la più antica industria mandellese che si possa annoverare; qui nel febbraio 1921 nascerà la mitica Moto Guzzi.

Nel 1962 un gruppo di giovani animati da buona volontà e intraprendenza, raccolse a Palazzo de Simoni opere d'arte e oggetti dell'etnografia locale; fu il loro lavoro a dare forma al nucleo originario delle collezioni di cui oggi il Museo Civico di Bormio dispone. Grazie al loro lavoro ci sono tramandate scorci di vita di un tempo in tutte le loro vicissitudini quotidiane, quale miglior ringraziamento per il loro sforzo è una visita personale a questa raccolta che non ha grosse pretese museali di importanti città, ma indubbiamente grande nella sua semplicità con la quale si propone. Si ringrazia per la collaborazione il Comune di Bormio, la Direttrice del Museo e in particolar modo la Signora Renata, che ci ha accompagnato nel percorso illustrandoci con dovizia di particolari le varie sale.

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