Aquileja 20/3 - tradizioneattacchi.eu

15/10/2020
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Aquileja 20/3

Eventi 2020

Domenica 6: l’alba del secondo giorno preannuncia un’altra bella giornata di sole, pochi Driver si aggirano tra i box, la serata a “CA’TULLIO” è stata gravosa, come sempre non ci siamo fatti mancare niente, un delizioso risotto “Sclopit” alle erbe accompagnato da un rosso amabile Donda dell’omonima cantina, e stato il piatto più gradito da tutti i commensali. Come sempre numerosi i “Tajut” (brindisi) uno in particolare in onore della Sig.a Roberta Cumini meglio conosciuta come Sig.a Cattarin, che proprio in questo giorno festeggiava il compleanno; per riservatezza non si dice mai l’età di una Signora, anche se la vediamo sempre molto giovanile in carrozza con il marito. AUGURI.

Nell’intermezzo tra le portate il Presidente Bruno Cotic agganciava l’attrezzo del mestiere “il microfono” calandosi subito nei panni del “Mike Buongiorno della Mainizza”. La consegna delle targhe ricordo a tutti i Drivers è sempre un momento di vera commozione con un pizzico di ilarità che non manca mai in casa A.F.A.C. baci e abbracci per le signore e una stretta di mano per gli uomini, forse occorrerà eleggere un presidente donna, faremo presente! L’evolversi della serata sconfinava in un balli scatenati dove giunoniche fanciulle in un ancheggiar di fianchi coinvolgevano l’amico Ermes Dall’Olio in una dimostrazione di Boogie Woogie, una performance veramente strabiliante che ci svelava il passato di ballerino professionista oltre che di latin lover attualmente freelance.

Provati e assonnati tutti pronti per la partenza del secondo giorno sempre annunciato dallo squillo di tromba da Nigel Whiting, oggi si seguirà la segnaletica frecce gialle. Il percorso di oggi ci porterà a visitare alcuni luoghi che da queste parti sono la storia di un passato lontano; le vestigia romane passando all’interno della via Sacra del Porto Romano e successivamente entrando in un antico Monastero del XI secolo oggi Azienda Agricola Ritter de Zàhony, dove saremo ospiti a pranzo nella meravigliosa sala contornata da stupendi affreschi. Le partenze si susseguono al ritmo di tre minuti, è tempo che il nostro equipaggio si appresti alla partenza, cavallo in forma nonostante abbia sulle spalle la tornata del giorno precedente.

Da copione due brevi soste per un “Tajut” in allegria e per dare un momento di riposo ai cavalli prima di giungere all’ingresso della “Via Sacra” che inizia da dietro la Basilica, è fiancheggiata da antichi cipressi e si dilunga lungo i resti dell'antico porto di Aquileia, che sorgeva sulla sponda del Natissa: un tempo molto ricco d’acqua che, attraverso le sue 8 miglia di lunghezza, raggiungeva Gradus (Grado) e il Mar Adriatico, per terminare alle porte del borgo di Monastero. Grazie al Sindaco Dott. Emanuele Zorino, ci è stato concesso in via eccezionale di transitare all’interno di questo sito archeologico unico in Italia con cavalli e carrozze.

Oggi chi visita le rovine, ancora ben conservate, della sponda e delle banchine di carico e scarico, dei piani inclinati e delle rampe di raccordo con le vie urbane fatica a immaginare che sotto la passeggiata della cosiddetta “via Sacra” si aprisse un bacino fluviale largo quasi cinquanta metri, nel quale approdavano imbarcazioni di diversa stazza, provenienti da tutto il Mediterraneo; oppure, che alle spalle della banchina si sviluppasse un lunghissimo edificio, con tre soli accessi collegati ai piani inclinati. Il Porto fluviale è uno degli esempi meglio conservati di struttura portuale del mondo romano e sorgeva sull’antico corso del Natisone e Torre, che costeggiava a est l’antica città e che in questo punto aveva una larghezza di quasi cinquanta metri.

Le strutture, scavate negli anni Trenta del secolo scorso, si sviluppavano per più di trecento metri lungo la sponda destra del fiume, a ridosso delle mura di età repubblicana. Sovrappostosi ad un più antico impianto, il porto fluviale fu completamente ristrutturato all’inizio del I secolo d.C., con un nuovo complesso di banchine e un lungo edificio retrostante, che si apriva verso il fiume. Tre rampe, oblique rispetto al prospetto delle banchine, consentivano il collegamento con la viabilità urbana. Ulteriori trasformazioni risalgono all’età di Costantino il Grande (306- 337 d.C.) pochi anni prima che, proprio sopra le banchine, venissero erette le nuove mura di cinta, che decretarono, assieme al restringimento dell’alveo, il progressivo abbandono del porto.

Soffermiamoci a riflettere solo per un momento. Stiamo ammirando i resti di un'opera di quasi 2200 anni fa! Pensiamo alle difficoltà incontrate nella costruzione con gli scarsi mezzi dell'epoca, all'ingegno dei nostri avi che leggendo le potenzialità del territorio compresero la possibilità di costruire un porto e contemporaneamente di edificare la colonia, che in età imperiale era la quarta città per importanza, capitale di un vasto territorio che spaziava dalla Lombardia all'Istria. Non solo una fila di pietre quindi, ma importanti resti di un antico fasto di cui esserne orgogliosi successori e con il compito di preservare e far conoscere queste ricchezze. Traghettare questo luogo pieno di storia a bordo di una carrozza assume un fascino particolare, acqua e roccia, cavalli e carrozze, due epoche lontane, circondati dal silenzio nel ritmo felpato del passo dei cavalli e dal canto degli uccelli è impagabile.

Lasciamo la zona archeologica oltrepassando il grande portale in mattoni, prossima destinazione Villa Ritter de Zàhony, splendida villa che sorge nel sito dell’importante complesso monastico medievale di Santa Maria di Aquileia, del quale si hanno notizie a partire dal X secolo. Il Monastero, da cui il borgo prese il nome, aveva vasti possedimenti e assunse sempre più un posto di rilievo nella storia del territorio di Aquileia, influenzando le sorti religiose e contemporaneamente il progresso economico e sociale delle zone circostanti. Nel 1850 la tenuta venne acquisita dalla famiglia Giulio Ettore Ritter di Zàhony, che nel tempo trasformò la tenuta in azienda agricola innovativa, valori che sono arrivati inalterati attraverso i secoli a Guido Federico Rossignoli che gestisce direttamente la Tenuta di Monastero. Oggi, onorando lo spirito e le tradizioni di famiglia, si propone di valorizzare questi luoghi straordinari e ricchi di storia attraverso la cura dei vitigni e la qualità del vino.

Entriamo nel grande parco che circonda la Villa sistemando i cavalli all’ombra dei grandi alberi, anche per loro un pausa ben meritata con acqua e fieno a volontà. Per gli equipaggi una visita alle cantine con un gradito aperitivo prima del pranzo, ad accoglierci il proprietario Guido Federico Rossignoli che gestisce direttamente la Tenuta Monastero. La visita alla cantina degli assaggi è d’obbligo, Guido Federico ci informa sulle particolarità di questo territorio, i suoli argillosi di origine alluvionale ricchi di sali minerali, accarezzati d’inverno dalla bora del Carso triestino e d’estate dal vento salmastro della laguna di Grado sono un territori ideale per la coltivazione dell’uva conferendone caratteristiche inimitabili.

Il nostro modo di lavorare la vite, avendo cura dei dettagli di ogni terreno per tenere conto dei profili di suoli molto diversi, così da ottenere uve di maturità eccezionale e vini di grande eleganza dai profumi intensi. Quest'anno la vendemmia è iniziata un po' più tardi e la prima è stata la nostra Palava raccolta a mano in cassetta di legno selezionando i grappoli più belli. Hanno seguito lo Chardonnay e il Glera per finire con il Merlot a fine settembre. Particolare curioso, Guido Federico ha voluto in tempi recenti impiantare vitigni non autoctoni, tra cui Carmenere, Rebo e Palava. Quest’ultimo in ricordo delle antiche proprietà ungheresi della famiglia. E ora a tutti un buon “Tajut”.

Raggiungiamo la sala dove siamo ospiti per il pranzo, tra lo sbalordimento e lo stupore generale siamo completamente estasiati, magnific! Un grande salone interamente affrescato; sul soffitto il carro di Poseidone che sorge dal mare trainato da quattro cavalli al sorgere del sole è di una bellezza da estasi. Veramente questa volta l’organizzazione A.F.A.C. ha superato ogni aspettativa per questa prima edizione di “Aquileja in carrozza”, mettendo leggermente in ombra, senza nulla togliere, alla grandezza di Villa Manin e altri eventi similari di settore; al rinomato CIAT di Cuts si pranza sotto un tendone...

Lasciamo la parola al nostro beneamato Presidente che dopo aver omaggiato le autorità locali e regionali per la super collaborazione, con l’auspicio che sia un seguito ancora migliore, ringraziamenti per tutte le aziende e le cantine che per l’occasione ci hanno ospitato, ringraziamenti per tutti i Drivers e gli equipaggi che come sempre con grande entusiasmo hanno partecipato, ringraziando i Soci attivi che si sono gentilmente prestati nella fornitura di paglia e fieno, nel fare da curatori negli attraversamenti stradali, la nostra preziosa veterinaria per aver gestito saldamente una situazione spiacevole, e ai Soci che da ultimi seguivano i nostri percorsi per ripulire le tracce del passaggio dei nostri cavalli. A TUTTI UN SENTITO GRAZIE, IL PRESIDENTE BRUNO COTIC; con un bacio caloroso dalle Dame.

Allo squillo di tromba che richiama gli equipaggi alla ripartenza ci allineiamo sul grande cavedio per intraprendere l’ultimo tratto di percorso di questa due giorni in carrozza ricca di emozioni, due giorni trascorsi come il batter d’ali di una farfalla, intensi come i raggi del sole che ci ha omaggiato, ebbri come il dolce vino di questa terra. Nuovamente la campagna ci avvolge nel suo abbraccio silente, stormi di uccelli migratori si librano nel cielo azzurro, è autunno tempo di partenze; col pensiero rivediamo i momenti felici, gli amici vecchi e nuovi, vicini e lontani, siamo alla fine di questo anno di lockdown che ci ha privato momenti di incontro, forse questo ha reso ancor più intenso e prezioso questo evento. Raggiungiamo per l’ultima volta il prato antistante la Basilica, ordinatamente gli equipaggi si dispongono di fronte alla carrozza del Presidente, due ali di folla fanno da corolla come i petali di un fiore, con un velo commozione il Presidente dichiara ufficialmente conclusa questa 1° edizione “JULIA AUGUSTA” AQUILEIA IN CARROZZA.

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